Molti e ben più autorevoli commentatori hanno evidenziato il brusco cambiamento di immagine di cui la Germania, e la sua Cancelliera, hanno beneficiato nelle ultime settimane: paragonata addirittura ad Hitler (!) nei momenti più drammatici della trattativa sul debito greco, oggi la Merkel viene applaudita come paladina dei profughi – Angela di nome e di fatto – e alfiere dei “veri” valori europei: solidarietà, apertura, fraternità.

Un destino analogo, ma con andamento opposto, è stato vissuto in questi stessi mesi dal primo ministro greco: osannato, al momento della sua vittoria elettorale e dopo il successo del “no” nel referendum greco, quale simbolo della rivolta dei popoli oppressi dalla dittatura finanziaria della “Troika” – dietro la quale faceva capolino, guarda un po’, proprio l’ immagine inflessibile della Merkel – Tsipras è stato poi rapidamente precipitato nel girone dei traditori e dei voltagabbana quando ha varato le misure di austerità chieste proprio dalle istituzioni finanziarie internazionali…

 

Insomma, al netto dei ricorrenti ( e non sempre chiari ) cambi di strategia di questo o quel leader politico, c’è qualcosa che non funziona nel modo in cui il mondo dell’informazione e della politica “racconta” le vicende che accadono nel confuso e contraddittorio mondo di oggi: le semplificazioni, gli stereotipi, le immagini forti funzionano (forse) per far vendere un giornale o per comparire nei titoli del TG, ma certo non aiutano a capire quello che sta succedendo e che – come si vede bene in queste settimane – cambia giorno dopo giorno in modo spesso imprevedibile.

Nel suo piccolo (e non è in questo caso una definizione di circostanza), questa newsletter, e soprattutto il Circolo di cui è espressione, hanno sempre cercato –a volte riuscendovi, altre meno – di percorrere una strada diversa dalla comunicazione “a tinte forti” sopra descritta: la via dell’approfondimento, del dialogo pacato, della messa in evidenza della complessità dei problemi, naturalmente senza rinunciare, ogni volta che si è reso necessario, ad evidenziare quello che non va, a proporre percorsi e soluzioni, a “stimolare” i responsabili delle istituzioni. Metodo, questo che ha consentito a “Il Borgo” di ritagliarsi uno spazio importante nel panorama culturale della città e di crescere in autorevolezza e prestigio.

Con questa consapevolezza, che è motivo di orgoglio ma anche di responsabilità, comincia un nuovo anno di attività de “Il Borgo” al servizio di una città che, come dimostrano le polemiche sul delicato tema dell’accoglienza , fa fatica a ragionare con lucidità e a non lasciarsi travolgere da quella emotività, figlia della paura e del sospetto, che in tante parti d’Europa sta risuscitando i peggiori fantasmi della storia recente, dai fili spinati alle marchiature sulla pelle. Non è e non sarà questa l’Europa a cui Parma – con la sua storia, la sua arte, le sue istituzioni– è fiera di appartenere.

Riccardo Campanini