“Quale immagine si conserverà di me? Non pretendo che si conservi un ricordo particolare. Mi basta essere stato uno dei tanti che hanno servito il Signore, la Chiesa e l’umanità”. Così rispondeva Carlo Maria Martini, sollecitato dalla domanda di un giornalista.

E nel terzo anniversario dalla morte esce questo volume “Martini e noi” che testimonia quanto la lezione del cardinale sia ancora viva e capace di scaldare i cuori. Cuori pensanti.  All’appello a scrivere sul cardinale Carlo Maria Martini hanno risposto in centoundici. Centoundici fra cardinali, vescovi, intellettuali, teologi, giornalisti e soprattutto uomini e donne che sono stati segnati dal rapporto con le sue parole, con i suoi scritti, con la sua persona. Alcuni hanno scoperto o impresso una nuova direzione alla propria vita proprio nell’incontro con lui, nell’ascolto del suo magistero episcopale a Milano durato 22 anni, continuato dalle cattedre di Gerusalemme e Gallarate. La lettura dell’opera può variare a seconda dei gusti, della curiosità, della sensibilità di ciascun lettore, che è sollecitato a prendere partito. È un testo di forte impronta soggettiva, di marcata interiorità, di respiro spirituale. Soprattutto un testo avvincente che si legge come un romanzo. In queste pagine si rafforza l’idea di un legame duraturo, di una sintonia del cuore di valori condivisi che trovano le radici in un rapporto di amicizia che resiste alla morte. A proposito dell’amicizia, così scriveva il Cardinale nella intervista rilasciata a Gerusalemme, che tutti riconoscono essere il suo testamento spirituale. “Per me l’amicizia è qualcosa di raro e prezioso, ci viene data da Dio. E distinguo amicizia da amichevole. Dovremmo essere amichevoli con tutti, ma non possiamo essere amici di chiunque. Un segno di amicizia è rivedere qualcuno dopo un anno e riuscire a parlare con lui o con lei come se l’avessi visto ieri”. E ciascuno di questi 111 amici o amiche ha scritto il suo contributo di ricordi, pensieri,idee partendo da un brano, una frase, una icona, tratte dalla prolifica opera del Cardinale, libri, pastorali, corsi di esercizi, Cattedra dei non credenti, fino all’ultima pagina della rubrica che teneva sul “Corriere della sera “ il 24 giugno 2012, in cui si accomiatava dai lettori, perché “viene il tempo in cui l’età e la malattia mi danno un chiaro segnale che è il momento di ritirarsi maggiormente dalle cose della terra per prepararsi al prossimo avvento del Regno”. E questo caleidoscopio di ritratti inediti è stato ordinato da Marco Vergottini, curatore dell’opera, in sei stanze.La prima che riguarda “l’intellettuale e la polis” raccoglie i contributi sulla giustizia sociale, sulla economia, sull’Europa, sull’elogio dell’ascolto, sulla Cattedra dei non credenti, di tanti fra cui Zagrebelsky, Colombo, Cacciari, Prodi, Maria Cristina Bartolomei, Giorello. La seconda stanza è riservata a “il credente e la vita spirituale” con intensi interventi di Bruno Forte, Armido Rizzi, Bartolomeo Sorge Vito Mancuso, il cardinale Loris Capovilla e tanti altri. La terza stanza su “il biblista a Gerusalemme” si apre con la testimonianza della lunga amicizia con Enzo Bianchi, entrambi appassionati alla Parola, che così conclude il suo testo” “Per me aver conosciuto e amato il card. Martini, aver avuto il grande dono della sua amicizia è stata occasione di questa letizia e gioia profonda, ha significato comprendere perché i padri della chiesa erano soliti dire che i discepoli autentici del Signore sono sequentiae sancti Evangelii, brani del Vangelo, narrazioni dell’amore di Dio per l’umanità tutta.”Al suo seguono i contributi di teologi, presbiteri, docenti, come Ravasi, Nicolini, Maggioni,Alici. Quindi la quarta stanza, la più ricca, su “il Vescovo e la sua Chiesa” con Tettamanzi, Kasper, Dianich e di tanti presbiteri della sua diocesi, con ricordi di vita in cui si staglia con dolcezza ma grande forza spirituale il sostegno formativo del Cardinale, fino al bel contributo di Virginio Colmegna su come “imparare a guardare con lo sguardo del povero.”Poi la stanza de “l’uomo del dialogo ecumenico e religioso” arricchita dagli interventi di Bartolomeo I, patriarca emerito di Costantinopoli, Paolo Ricca, Paolo De Benedetti, giudaista, Giuseppe Laras, rabbino, Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo. Infine l’ultima stanza su “il pastore e le forme della comunicazione”aperta dalla testimonianza di Ferruccio De Bortoli che l’ha seguito dal suo ingresso nel 1980 a Milano e lui era giovane cronista fino all’ultima rubrica dedicata alla fede sul Corriere della sera. Poi tanti giornalisti che hanno scritto di lui come Marco Garzonio, Aldo Maria Valli, Annachiara Valle,Gian Guido Vecchi, per concludersi con il contributo di Gad Lerner che lo riconosce come “profeta nel conflitto delle interpretazioni” giudaico cristiane”.

 

Graziano Vallisneri