Il 4 giugno scorso, l’ufficio stampa del Comune ha emesso un comunicato in risposta alle contestazioni sulla riduzione dei posti dei nidi e delle materne.

L’Amministrazione rivendica un’azione positiva: “ un calo considerevole delle liste d’attesa riferito ai bambini residenti in età di nido o materna: per gli asili nido la lista d’attesa è di 371 bambini, ma con 35 posti disponibili rispetto ai 468 dell’anno 2014, … una riduzione di 132 unità; per la scuola dell’infanzia la lista dei temporanei non inclusi residenti è in totale 434, cha cala però a 391 tenendo conto che restano 43 posti da assegnare, mentre nell’anno passato a maggio la lista era di 538 bambini,… una riduzione di 147 bambini in attesa di un posto alla materna. In conclusione, fra nidi e materne, le liste d’attesa a maggio calano di 279 unità rispetto alla primavera 2014.”

 

Nelle righe successive, il merito è attribuito al calo della domanda, per riduzione delle nascite e per la crisi economica che ha colpito molte famiglie. Lo scopo dichiarato dall’Amministrazione è diminuire i posti per razionalizzare e ridurre i costi dei servizi. Ma non segnala gli effetti a breve e medio termine delle sue scelte sulla popolazione; presenta un bilancio amministrativo positivo, ma elude le conseguenze della sua azione sul benessere della collettività.

Non sono forniti i dati fondamentali per capire la scelta: il numero di posti e il numero di bambini. Al bando 2014/2015 risultano 830 posti ai nidi d’infanzia e 114 negli spazi bambini; per le materne 1.260 posti. Ma al 1° gennaio 2015 i bambini di 0-3 anni residenti nel comune di Parma sono 5.029: per essi i posti disponibili sono 18,8 ogni 100 bambini. I residenti di 3-5 anni sono 5.316: alle materne, i posti sono 23,7 ogni 100 bambini. Sono valori bassi, indici di una gestione amministrativa scadente e di poca attenzione ai giovani. E vengono diminuiti.

Anno di nascita Età Totale Stranieri Italiani

2014 0 1.642 461 1.181

2013 1 1.676 463 1.213

2012 2 1.711 484 1.227

2011 3 1.718 411 1.307

2010 4 1.789 463 1.326

2009 5 1.809 399 1.410

2008 6 1.697 387 1.310

La domanda è ovviamente minore del numero di bambini: il costo delle rette, gli effetti della crisi, gli stipendi bassi dei genitori giovani, spesso precari e assunti a tempo determinato, in molti casi obbligano le famiglie a soluzioni diverse, che non sono quella ottimali per i bambini.

Durante il 2014, secondo i dati comunali la popolazione è aumentata di 1.200 residenti, mentre le statistiche dell’occupazione provinciale affermano che sono stati persi 2.000 posti di lavoro. Sono quindi aumentate le famiglie senza redditi, in particolare quelle giovani, le meno protette in questo periodo storico. Una riduzione del sostegno pubblico ad esse non è solo un problema etico. Il calo dei posti alle materne è una spinta ulteriore per le coppie con redditi medi a trasferirsi nei comuni limitrofi che offrono servizi migliori a costi inferiori. E’ una politica che, riducendo i giovani, accresce l’invecchiamento demografico: aumenta la quota di povertà, abbassa le prospettive di benessere per la comunità.

In un periodo di difficoltà economica occorre fare scelte; ma la stessa riduzione dei costi per i servizi dall’infanzia alla vecchiaia non ha i medesimi effetti sulla collettività. Le prospettive di benessere e di ripresa economica richiedono sia la formazione culturale e morale dei giovani, sia la loro integrazione sociale. Quando si governa una comunità, è necessario comprendere che i giovani non sono una spesa, ma un investimento fondamentale, irrinunciabile. Una popolazione non è un’azienda: finalità e priorità sono diverse, anche se le tecniche di bilancio sono uguali. Il declino di Parma ha molte cause politiche; tra le principali, la preparazione culturale degli amministratori.

I bambini non possono vantare diritti acquisiti, non pagano le tasse, non votano e non hanno rappresentanti politici; ma sono il futuro di tutti. La loro preparazione culturale e la loro formazione civile sono la prossima “qualità” di Parma. Di alto livello nel passato recente.

Ma “per fare un bambino, ci vuole un asilo”.

Lamberto Soliani
lamberto.soliani@unipr.it