In queste settimane sono state organizzate numerose occasioni di dibattito e di confronto sullo “stato di salute” di Parma: la serata su “Parma…chi?”, la presentazione del libro “La città del Sindaco”, la stessa ricerca dell’ISTAT che mette a confronto Parma con altre città italiane (vedi articolo di L.Soliani).

Tutte queste iniziative possono essere lette come un segnale di risposta e di risveglio di fronte ai tanti elementi di crisi e di difficoltà? E, se c’è, che immagine complessiva della città emerge da tutti questi contributi?

 

Mi piacerebbe pensare che qualcosa si stia effettivamente muovendo e che si stia avviando una nuova fase di rilancio per Parma, ma mi pare che fino a questo momento sia ancora prematuro parlarne. Credo vi sia una consapevolezza più diffusa delle criticità del nostro sistema cittadino e delle potenzialità che la città potrebbe esprimere, ma non si intravede ancora una sintesi politica e culturale in cui la città possa riconoscersi e grazie alla quale riesca a rimettere in movimento le proprie energie. Pur non mancando figure autorevoli e credibili, a oggi almeno, non si riesce a individuare chi possa riuscire a coagulare quell’ampio consenso necessario per guidare la fase del rilancio. Viviamo un momento di sfiducia generalizzata nelle forme tradizionali di rappresentanza e, in particolare, nei confronti della politica, di esasperazione del particolarismo delle posizioni e di parcellizzazione degli interessi, su cui pesa molto, a livello locale, anche il recente passato, con cui la città non è riuscita ancora a “fare pace”. Un passato che per, gravi errori di alcuni interpreti, è stato rigettato in toto, senza valutare gli aspetti positivi da salvaguardare e senza avere un nuovo modello da sostituire al precedente. Un passato che condiziona pesantemente le scelte, come hanno dimostrato anche le elezioni amministrative del 2012, che sono state più una “scelta contro” che una “scelta per”.

2) È di questi giorni anche la presentazione e la firma della dichiarazione di intenti su “Per un modello Parma fondato sulla coesione sociale”, sottoscritta anche da te e da altri consiglieri comunali. Da cosa nasce questa iniziativa? E, al di là della sua ovvia valenza “politica” legata alle polemiche sui servizi per l’infanzia, può essere letta come una proposta di più ampio respiro proprio nell’ottica di una “rinascita” della città?

La dichiarazione di intenti “Per un modello Parma fondato sulla coesione sociale” nasce sicuramente sulla scia di quanto recentemente accaduto in materia di servizi educativi e di integrazione scolastica ai disabili e, al di là degli aspetti contingenti che l’hanno originata, ha un significato importante per la città. Da un lato, vi è stata la volontà di fare sintesi tra soggetti diversi, attorno ad alcuni valori di fondo in cui riconoscersi; dall’altro, la volontà di affermare che cambiare si può e, in alcuni casi, si deve, ma cambiare non significa annullare la propria storia e le proprie tradizioni, men che meno un sistema di welfare costruito nel corso di più generazioni. Cambiare non significa venir meno al patto sociale secondo il quale la città e in particolare l’istituzione che più la rappresenta, il Comune, non dimentica i più deboli e si adopera per garantire coesione e solidarietà .

Venendo alla tua attività di consigliere comunale, come valuti questi primi tre anni di Amministrazione a 5 stelle? Quale è stata la delusione più grande e quale invece,  se c’è stata, la maggiore sorpresa in positivo?

Il mio giudizio complessivo sull’attività dei primi tre anni di Amministrazione 5 Stelle è negativo. La delusione più grande non è tanto legata a uno specifico episodio, ma al modo di operare dell’Amministrazione e di intendere il proprio ruolo e il proprio rapporto con la città. Già la mancanza di esperienza e la non conoscenza dell’agire amministrativo costituiscono un grosso limite, ma non è il principale, per quanto mi riguarda. Mi sconforta soprattutto l’incapacità della maggior parte degli attuali amministratori di fare evolvere il proprio approccio ai problemi sulla base dell’esperienza via via acquisita e del confronto con i cittadini e con i rappresentanti istituzionali. La refrattarietà a cambiare sé stessi e a fare evolvere i propri convincimenti sulla base delle situazioni che vengono sperimentate e delle criticità evidenziate e l’arroganza che spesso accompagna le scelte, sono per me il principale limite di questa Amministrazione, unitamente all’assenza di una visione prospettica.

In questo quadro valuto positivamente il fatto che all’interno della maggioranza stiano maturando alcune diverse sensibilità e si siano già levate alcune voci critiche rispetto ad alcuni provvedimenti adottati, espressione della rivendicazione di una legittima autonomia di pensiero e della necessità di un maggiore ascolto dei cittadini.

4) La riflessione (cui ha contribuito anche “Il Borgo”) che ha fatto seguito alla scomparsa di Ubaldi ha inevitabilmente portato a discutere anche sull’attualità del “civismo”. A tuo parere, esistono ancora degli spazi per esperienze politiche locali non legate direttamente a partiti o movimenti di dimensione nazionale?

È indubbio che oggi siamo in un contesto politico molto diverso rispetto alla fase storica in cui si è affermato il civismo ubaldiano, così come è indubbio che nel corso degli anni vi è stata una proliferazione di movimenti civici che spesso sono stati solo specchietti per allodole o espressioni camuffate di partiti nazionali, finalizzate solo a cercare di raccogliere quella parte di consenso elettorale che, magari i partiti con i loro simboli tradizionali, non avrebbero raggiunto. Appartengo a coloro che hanno sempre pensato che il civismo rappresentasse solo una fase della storia politica cittadina e che hanno sempre riconosciuto l’importanza del ruolo dei partiti. Credo che il civismo potrebbe ancora avere un significato politico a livello locale se trovasse un’espressione unitaria, che a oggi manca, ma sono convinta che ora la vera sfida politica riparta dai partiti, soprattutto per il ruolo che questi sono chiamati a giocare sulle scelte politiche di tipo generale.

Infine, a due anni dalle prossime elezioni comunali come giudichi la situazione a livello locale? E’ già prefigurabile una sfida “a tre” (5 Stelle, centro-sinistra, centro-destra) o a tuo parere sono possibili degli scenari alternativi?

È davvero difficile in questo momento prefigurare degli scenari elettorali per il 2017, dal momento che la situazione politica evolve con una rapidità straordinaria. Credo che a Parma paradossalmente il movimento 5 Stelle potrebbe trovare un ostacolo nella presenza dell’attuale Sindaco, dal momento che la sua Amministrazione ha segnato una profonda frattura, oltre che con i vertici del movimento, anche con la base elettorale, una frattura, a mio avviso, non facilmente sanabile. Rispetto al centro destra credo che le recenti elezioni regionali abbiano costituito un banco di prova che si proverà ad applicare anche in città e, per quanto riguarda il centro sinistra, ho il grande timore che prevalgano logiche personalistiche che potrebbero indebolirne la proposta politica.