Gli indici economici e sociali sono costruiti per aiutare gli amministratori a valutare il livello di benessere della loro comunità nel tempo e rispetto ad altre. Il più noto è il Pil (prodotto interno lordo): quantifica il valore del prodotto realizzato dalle imprese di un Paese, i redditi dei lavoratori, i consumi delle famiglie, le entrate e le uscite del bilancio pubblico, le relazioni economiche con il resto del mondo.

Descrive in modo adeguato le oscillazioni del ciclo economico. Ma trascura il progresso e il benessere di una società, poiché non valuta le differenze interne e il consumo di risorse. Per ovviare a questi difetti, organismi internazionali e centri studi negli ultimi decenni hanno proposto altri indicatori.

 

In Italia, il Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) e l’Istat (Istituto Nazionale di Statistica) hanno promosso una collaborazione per quantificare il progresso e il benessere della società italiana, partendo dall’assunzione che “il progresso di una società si verifica quando si consegue un aumento del benessere equo e sostenibile”. Il termine benessere implica tre dimensioni: economica, culturale e fisica (la salute). La sostenibilità è riferita ai problemi economici, sociali e ambientali; è raggiunta quando la generazione corrente crea benessere senza intaccare le risorse delle generazioni future; è misurata valutando le dotazioni di capitale naturale, sociale e umano che ogni generazione riceve e lascia in eredità. L’equità è cercata quando si riducono le disuguaglianze nei patrimoni e nei redditi tra gruppi sociali, generi e generazioni.

Enunciati i principi, il problema tecnico più complesso è la scelta degli indicatori per quantificare le condizioni di vita materiali (reddito, ricchezza, consumo), la salute, l’istruzione, le attività personali (compreso il lavoro), le relazioni sociali, l’ambiente, la sicurezza economica e fisica.

La commissione Cnel-Istat ha individuato 12 aree, chiamate domini: (1) ambiente, (2) salute, (3) benessere economico, (4) istruzione e formazione, (5) lavoro e conciliazione dei tempi di vita, (6) relazioni sociali, (7) sicurezza, (8) benessere soggettivo, (9) paesaggio e patrimonio culturale, (10) ricerca e innovazione, (11) qualità dei servizi, (12) politica e istituzioni. Di ognuno ha fornito la declaratoria. Dal 2011 pubblica un rapporto sul “Benessere equo e sostenibile, che aspira a divenire una sorta di “Costituzione statistica” perché la riflessione su quali siano i domini del benessere e su come misurarli è anche una riflessione su come la politica definisce i suoi obiettivi e valuta i risultati della sua azione.

La commissione nazionale analizza le aree metropolitane e alcune città. In regione Bologna, Reggio Emilia e Cesena; non Parma. La Struttura Operativa “Programmazione e Controllo Strategico” del Comune di Parma collaborando con l’Istat ha ora pubblicato il Rapporto UrBes 2015, chiamato Parma in evidenza: presenta i risultati della città e della provincia sulle tendenze del Benessere equo e sostenibile per oltre 60 indicatori, confrontandoli con quelli regionali e nazionali. Gli indicatori sono meno numerosi della ricerca nazionale, sono incompleti nelle serie temporali e descritti in ordine diverso. Ma per capire la nostra situazione e aiutare le amministrazioni locali a governare, è utile leggerlo e commentare i punti fondamentali.

Salute. La vita media, con un valore provinciale nel 2013 di 80,3 anni per gli uomini e 85,3 per le donne, è aumentata dal 2004 di 2,5 anni per i primi e di 1,8 per le seconde. E’ in linea con i dati della regione e migliore dei valori nazionali (79,8 e 84,6 anni). La mortalità per incidenti dei mezzi di trasporto, il rischio di morte più alto per i giovani, nel 2013 è stato 8 per 100.000 abitanti tra i 15 e i 34 anni; è inferiore a quello regionale e nazionale, entrambi pari a 10; soprattutto è diminuito rispetto ai 14 del 2006.

Istruzione. Il quadro è positivo. I dati sono superiori alla media nazionale sia per la percentuale di persone in età 25-64 anni con diploma (71%) e quella di giovani laureati (40 su 100 in età 30-34 anni), sia per i risultati degli studenti nelle prove Invalsi. Nell’anno scolastico 2013/2014, nel comune di Parma il livello delle competenze è più elevato della media nazionale; in particolare, il livello di competenza alfabetica è pari a 207,62, quello di competenza numerica a 204,65. I livelli di istruzione e di competenza sono correlati positivamente con le possibilità degli individui sul mercato del lavoro per l’accesso alle professioni e per la qualità dell’occupazione, benché in ogni area siano da considerare le difficoltà derivanti dalla crisi economica.

Lavoro. In provincia di Parma nel 2013 il 73,2% delle persone dai 20 ai 64 anni risultava occupato, circa 3 punti percentuali in meno rispetto al 2007, ma sopra la media nazionale di 13 punti. In provincia rimane elevato il divario di genere (79,4% per gli uomini e il 67% per le donne), ma è meno marcato di quello nazionale. Per la sicurezza sul lavoro, il tasso di infortuni mortali è pari a 4,1 casi ogni 100.000 occupati in provincia nel 2012; è diminuito rispetto al 4,7 del 2010, anche per il calo di occupati nel settore industriale.

Benessere economico delle famiglie. Nel 2012 il reddito disponibile pro capite delle famiglie consumatrici nella provincia di Parma è stato di 21.451 euro, leggermente maggiore dei 21.253 euro del 2009; risulta superiore sia a quello regionale (20.834), sia a quello nazionale (17.307). La percentuale di famiglie in sofferenza bancaria è 3,4% mentre era 2,3% nel 2011; è inferiore sia al dato regionale che nazionale.

Relazioni sociali. Il settore non profit è aumentato; vi assumono un ruolo rilevante il volontariato, le finalità di tipo solidaristico e il coinvolgimento di soggetti svantaggiati. Tra i censimenti 2001 e 2011, in provincia di Parma la presenza di istituzioni non profit è cresciuta da 47,1 a 69,5 per 10.000 abitanti. Nello steso decennio, i volontari delle unità locali non profit sono aumentati da 670,8 a 1.227 per 10.000 abitanti e i lavoratori retribuiti nelle cooperative sociali sono raddoppiati da 111,6 a 217,1 per 10.000 abitanti. Vi è stato un aumento in tutto il Paese, ma i dati di Parma sono superiori alla media nazionale.

Rapporto dei cittadini con la politica e le istituzioni. La partecipazione alle elezioni comunali nel 2012 è calata di 10 punti rispetto al 2007: dal 74,6% al 64,6%. Nel periodo 2004-2013, la percentuale di donne in Consiglio Comunale è rimasta bassa, benché nelle elezioni amministrative del 2013 vi sia stato un aumento dal 13% del totale degli eletti nel 2004 all’attuale 20% . La percentuale di donne nella Giunta Comunale è cresciuta dal 15,4% nel 2004 al 37,5% nel 2012; la media nazionale è 24%. L’età media degli Assessori Comunali si è abbassata dai 48,7 anni del 2008 ai 44,9 del 2013.

Sicurezza. In provincia i furti in abitazione dal 2009 al 2012 sono raddoppiati: dai 265 per 100.000 residenti del 2009, simile al dato nazionale, ai 593,6 del 2012. Sono aumentati anche i borseggi, mentre sono diminuiti gli omicidi: nel 2012 erano 5 ogni milione di abitanti, inferiori agli anni precedenti e alla media nazionale (9).

Paesaggio e patrimonio culturale. In città le aree verdi e i parchi urbani di interesse storico o artistico sono solamente il 3,9% della superficie dei centri abitati; in Italia, nell’insieme dei comuni capoluogo di provincia è il 18,2%. Nel tessuto urbano storico della città, il 71,6% degli edifici abitati costruiti prima del 1919 è in buono o ottimo stato di conservazione; è superiore di circa 6 punti al dato regionale e di quasi 10 a quello nazionale.

Ricerca e innovazione. Sono determinanti indirette del benessere, importanti per uno sviluppo sostenibile e durevole. Nel 2008 i brevetti sono stati 76,1 casi per milione di abitanti, inferiore al dato regionale di 93,8 e maggiore di quello nazionale di 44,5.

Ambiente. La qualità dell’aria è indicata dal PM10: nel 2013 il valore limite per la protezione della salute umana in città è stato superato per 80 giorni, mentre la media di tutti i capoluoghi di provincia è stato di 44 giorni. Un dato in crescita rispetto al 2010, ma più basso dei picchi precedenti, in particolare nel 2012 (115 sforamenti). Per il comune di Parma la dotazione di verde urbano a gestione pubblica è di 30,8 metri quadrati per abitante; nell’insieme dei capoluoghi di provincia italiani, Parma accusa un deficit di 1,4 mq per abitante.

Per il benessere equo e sostenibile di una comunità, l’ambiente è importante benché l’economia e il sociale siano sempre stati i temi prevalenti per le amministrazioni. Ma l’attuale amministrazione del comune di Parma ne ha fatto l’argomento fondamentale del suo governo e la parte prevalente del dibattito politico sulla città. E’ quindi utile approfondire alcuni temi.

Nelle declaratorie del loro rapporto, Cnel e Istat scrivono che acqua pulita, aria pura e cibo non contaminato sono possibili solo in un contesto ambientale “sano”, in cui la naturalità è integrata con le attività produttive. Le nostre società devono essere capaci di vivere entro i limiti di un solo Pianeta. La disponibilità e l’utilizzo da parte dell’uomo di beni e servizi naturali richiedono l’attribuzione di una dimensione centrale al patrimonio naturale nei nostri sistemi economici, in quanto esso costituisce la base fondamentale della fornitura di beni e servizi essenziali al benessere umano. Indicano le dimensioni adatte a descrivere in modo efficace come l’ambiente contribuisce al benessere collettivo: qualità e consumo delle acque, dell’aria e del suolo; biodiversità; valutazione soggettiva della qualità dell’ambiente naturale; bilancio della materia e dell’energia, cambiamenti climatici.

A Parma, la discussione è limitata quasi esclusivamente all’inquinamento da PM10. E’ misurato con il numero di sforamenti giornalieri del limite di 50 microgrammi per metro cubo d’aria. Da alcuni anni, Parma è additata come la città più inquinata della regione. Ma non è mai evidenziato che in realtà i valori riportati sono quelli di via Montebello; in Cittadella sono minori e ancora inferiori quelli rilevati nell’area dell’inceneritore. Non sono pubblicati altri indici importanti, discussi con l’entrata in funzione del forno inceneritore, come la quantità di diossina. In altre realtà nazionali (ARPA del Veneto), sono pubblicati studi dettagliati, anche se la situazione appare nella norma.

Sui tassi di mortalità, la diffusione dei tumori e gli anni trascorsi in malattia, i fattori sociali ed economici attualmente hanno un peso maggiore dei livelli d’inquinamento. Con un sondaggio condotto presso i medici di famiglia, l’ARPA della Toscana mostra che l’attuale crisi economica ha costretto anziani e famiglie povere a ridurre gli esami clinici e il consumo di farmaci, benché prescritti e necessari.
È un’emergenza totalmente trascurata a Parma, insieme con molti altri problemi sociali.

Il rapporto nazionale analizza il benessere individuale; ma trascura il benessere collettivo, non meno importante. Non riporta indici demografici importanti, come la fecondità, che ha determinato l’attuale carenza di giovani in Italia e a Parma. E’ ignorato il rapporto anziani/giovani, quando le statistiche evidenziano che la quota del Pil spesa per gli anziani è quattro volte quella per la formazione: è una grave ingiustizia generazionale e soprattutto una scelta miope per il futuro di tutta la comunità, non solo per le prospettive di vita dei giovani. Non si parla della disaggregazione delle famiglie, né della riduzione della sua dimensione, mentre sono fattori che aumentano la fragilità sociale e richiedono maggiori interventi pubblici.

Con alcune fortunate eccezioni come il bilancio del lavoro e dell’occupazione, a Parma le amministrazioni spesso effettuano scelte politiche senza il supporto di analisi corrette e rigorose. Ne sono derivati errori difficilmente sanabili. Tre esempi evidenti, tra i tanti: l’offerta e la domanda di abitazioni che non si incontrano; l’apertura di nuovi ipermercati e grandi centri commerciali, che entrano rapidamente in sofferenza e quelli precedenti sono in crisi; infrastrutture costose e inutili mentre mancano le risorse per molti servizi sociali e assistenziali.

Eppure abbiamo vissuto un periodo d’oro in cui le scelte amministrative erano preparate con esperti negli obiettivi e nei metodi, il dialogo degli amministratori con la società era consuetudine amichevole, le politiche erano condivise. In Italia e all’estero, Parma era considerata una zona privilegiata.

Lamberto Soliani
lamberto.soliani@unipr.it