È un clima caldo, di amicizia , cordialità, e infine di vera comunione quello che ha caratterizzato le tre sere di formazione per parrocchie, movimenti, laici, presbiteri, religiosi, indette dalla Diocesi in vista del convegno ecclesiale che unirà le chiese d’Italia a Firenze nel prossimo ottobre e che già questi incontri hanno anticipato nei significati per scoprire “in ogni persona il volto di Cristo”.

Ma soprattutto l’incontro con il Cardinale Montenegro, arcivescovo di Agrigento e Presidente di Caritas Italiana e della Commissione episcopale per il servizio della carità, ci ha coinvolto e toccato fin nel profondo del cuore alla scoperta del volto di Cristo nei poveri. La sua è una forte provocazione che parte dal considerare la povertà come un problema teologico perché i poveri che incontriamo , come dice il Papa, sono la carne sanguinante di Cristo, e insieme all’Eucarestia costituiscono un unico dono della stessa intensità. Lo stesso atto di fede che facciamo davanti a un pezzo di pane dobbiamo, diceva Madre Teresa, farlo davanti al volto di un uomo. Cristo ci presenta infatti ogni uomo come fratello, con un volto dall’identikit intrasferibile, perché dove c’è un uomo c’è Dio o meglio “l’uomo è il nascondiglio di Dio” e noi siamo chiamati a scoprirlo.

 

Mons. Montenegro, vescovo del Nordafrica, come ama definirsi perchè Lampedusa fa parte della sua diocesi, ci conduce in un itinerario di carità, di riflessione, di ascolto, di preghiera alla scoperta dei poveri, con immagini prese dalla sua esperienza quotidiana e con le parole del Papa.

Cosa troverebbe Gesù dopo oltre duemila anni: guerre, violenze, malattie, bambini abbandonati, tanta solitudine, poveri o anziani considerati come “vuoto a perdere” da quelli che sono i “faraoni di oggi”, le multinazionali, i capi mafia, lo stesso FMI.

Dove potremmo trovare Gesù: in un campo profughi, su un barcone, nei bambini che lavorano nelle miniere, in un ospedale del terzo mondo dove si può morire per una banale malattia infettiva.

Eppure ci parlerebbe ancora di cieli nuovi e terre nuove, ci darebbe ancora speranza, ci farebbe ancora la proposta affascinante di una avventura imprevedibile, ci inviterebbe a reagire alla stanchezza, ad aprire nuove strade anche se rischiose, a passare il Mar Rosso. Ci chiederebbe di saper seguire il vento dello Spirito, a stare nel tempo da appassionati testimoni, a proclamare con forza Gesù per farlo incontrare , ad essere chiesa di frontiera. Non ci chiede da che parte stare ma sempre dove c’è l’uomo che soffre, adottando la logica del Vangelo che è capovolta, gli ultimi diventano i primi. Così come cristiani ci dovrebbero considerare pericolosi perché mettiamo il mondo sottosopra.

Il Papa chiede alle chiese la capacità di curare le ferite e scaldare i cuori, essere ospedale da campo nella consapevolezza che è meglio una chiesa ferita o sporca perché è andata nelle strade di una chiesa bella e pulita ma chiusa. Una chiesa allora che è servizio al mondo, dell’ascolto e del dialogo, che scende con gioia verso gli ultimi, che parla con audacia, che scandalizza per le proposte di amore, che crea solidarietà verso il fratello ferito, che sa parlare di bellezza, che non vuole conquistare ma servire amando, diventando seminatrice di speranze e non di paure. Che non è preoccupata di dare risposte ad ogni costo ma sa anche tacere. Infine l’invito per ciascuno di noi a cogliere nel vangelo tutte le parole e le storie che parlano dei poveri a partire dalla parabola del Buon Samaritano che proviamo a leggere non da spettatori ma dalla stessa visuale e dai sentimenti di chi è stato ferito e abbandonato. Così cambia il nostro atteggiamento anche verso le situazioni difficili, con accoglienza e non disprezzo, animati dalla speranza che ci impegna ad operare perché il bene futuro divenga il presente convinti che il paradiso è possibile anche qua, se amiamo, se aiutiamo come ha fatto Gesù, se il nostro cuore e aperto, se la preghiera e unita alla carità, se sappiamo commuoverci e piangere. E proprio con due immagini forti Il Cardinal Montenegro conclude l’incontro: quella di Gesù che si commuove davanti alla solitudine del lebbroso e lo guarisce toccandolo e quella più vicino a noi di Papa Francesco, che a Lampedusa scende dall’auto e abbraccia il povero migrante in carrozzina.

Graziano Vallisneri