L’incontro “Parma… chi?” dell’11.5 scorso che ho contribuito ad organizzare con gli amici del gruppo “Up – Lacrescitafelice” voleva rappresentare, almeno nelle intenzioni dei “promotori”, un’occasione di riflessione sulla città, al di là di ogni polemica o banalizzazione, ma in una prospettiva, per quanto possibile profonda, oggettiva, ampia e di lungo respiro, attraverso l’analisi di alcuni osservatori qualificati e diversi per posizione, competenze ed angolo di visuale.

L’intento era quello, da un lato di capire se, al di là delle crisi contingenti di vari settori della città, ancora sussistesse quell’invidiabile humus che, in anni passati, ha consentito alla città di posizionarsi ai vertici di ogni classifica sulla qualità della vita e di conseguire risultati di indubbia rilevanza come, uno per tutti, la sede dell’Efsa; dall’altro, era contribuire alla generalizzazione del dibattito sul presente e sul futuro del nostro territorio, dibattito già esistente grazie all’azione di persone ed enti, primo fra tutti “Il Borgo” che da sempre dà continuità alla discussione, ma spesso limitato ad una cerchia, più o meno ristretta di volonterosi, quanto competenti, “addetti ai lavori”.

 

Ex post, quantomeno in relazione al secondo obiettivo, la strada imboccata sembra almeno apparentemente confortante – anche se c’è ancora tanto da fare –, vista l’ampia ed attenta partecipazione di pubblico (tentando di risolvere i problemi di Parma ne abbiamo creato uno: ingorgo in via Benedetta per una parte della serata… ) ed i riscontri che abbiamo avuto successivamente sulla serata, che ha avuto una qualche eco anche al di fuori dei “soliti” ambienti. Ciò, per certi versi, ci ha colto di sorpresa, ma a torto: infatti, come già avevo imparato dalla meravigliosa esperienza dell’iniziativa del Borgo Lab, i cittadini, di tutte le età, quando se ne dà loro la possibilità, anche in una fase difficile come quella in essere, sono pronti a partecipare e dare il proprio contributo e la propria visione delle problematiche della comunità. Il disinteresse spesso consegue alla mancanza di opportunità o alla proposta di format forse troppo “per iniziati”. La sfida, senz’altro ambiziosa, mi sembra, è quella di saper raccogliere tale disponibilità e tali contributi ed incanalare le energie diffuse in uno sforzo comune nell’interesse della città.

Il dibattito, pur “variopinto”, mi è sembrato interessante e per certi versi perfino proficuo. Oltre i relatori “di cartello” – il prof. Marco Magnani, lecturer ad Harvard University, oltre che editorialista del Sole24ore e della Gazzetta di Parma, il senatore Giorgio Pagliari, il direttore di Repubblica Parma Antonio Mascolo ed il consigliere comunale Roberto Ghiretti-, sono intervenute diverse altre autorevoli voci – tra cui il presidente del Borgo Paolo Scarpa ed il socio Gianpaolo Dallara – che hanno evidenziato il quadro di una crisi che, ad alcune condizioni, può ricomporsi e riportare la città agli antichi fasti valorizzando attraverso nuovi strumenti le risorse tradizionali.

Parma chi, dunque? Confesso che, nonostante gli sforzi profusi intorno alla domanda, appare ancora difficile fornire una risposta univoca, se non in prima approssimazione: mi sembra, infatti, che almeno un elemento sia emerso in modo chiaro – ed, almeno in teoria, non ci voleva certo cotanto panel di relatori per rilevarlo -, ovvero che a Parma gli asset per il successo della nostra comunità ci sono ancora tutti. Dobbiamo solo saperli utilizzare, come fanno meglio altri territori potenzialmente meno dotati. E la premessa fondamentale per tale obiettivo è la conquista di un maggior livello di coesione territoriale, di comunanza di obiettivi e di collaborazione tra le forze ed i cittadini della città, perché il perseguimento del particolarismo e dell’” interesse di bottega” rappresenta l’inequivocabile strada per la sconfitta di tutti. E solo da tale coesione può sorgere una leadership credibile ed efficace.

E ora? Ora non possiamo fermarci qui. Nonostante abbiamo sperimentato quanto è dispendioso di tempo ed energie occuparci di “questioni della comunità”, intendiamo investire, nei limiti delle nostre limitate possibilità ma cooperando con altre realtà, la nostra crescente passione e quella dimostrata dai numerosi cittadini interessatisi proseguendo la nostra “istruttoria” per vedere se, in nome dello sviluppo della città, il “muro” dei particolarismi sopra ricordati è in qualche modo effettivamente superabile e se tutti insieme possiamo competere con gli altri territori per ottenere le funzioni e le risorse che, per la nostra storia culturale ed economica, devono trovare a Parma la loro sede naturale.

Andrea Bertora