Si sta comprendendo solo oggi quanto sia stato profondamente negativo per Parma avere perso l’opportunità di essere sede della Stazione Mediopadana della Tav, sull’asse Milano-Roma-Napoli.

La scelta di Reggio appare ancora oggi, dopo vent’anni, poco sensata.

La logica di individuare a Parma la nuova Stazione Mediopadana era infatti lapalissiana: Parma ha un aeroporto, Parma ha il Cepim, il centro della logistica,naturale retroporto per La Spezia, Parma ha un’Università prestigiosa, Parma è attraversata dall’asse ferroviario Spezia- Pontremoli-NordEuropa.

Sulle responsabilità della scelta di allora, Parma ha coltivato diverse leggende metropolitane, attribuendo addirittura a Romano Prodi la paternità dello sgarbo a Parma. Un’analisi più attenta dei fatti sembra invece porre sul banco degli imputati Parma stessa, la sua cronica incapacità di fare sistema, perché la città si presentò divisa al tavolo con Governo e Ferrovie dello Stato, addirittura lacerandosi tra due diverse opzioni, e questo fu facile viatico per la scelta di Reggio che invece aveva progetti localizzativi ben definiti.

A margine c’è poi l’assurda (per ora) vicenda delle interconnessioni ferroviarie (una a ovest, verso Fidenza e una a est verso Sorbolo), che collegano la linea Tav con la nuova/vecchia Stazione di Parma (costata anch’essa un’esagerazione, circa ottanta milioni di Euro). Le interconnessioni sono strutture che permettono a qualsiasi treno Tav di entrare a Parma, nella nostra Stazione, intercettando per pochi chilometri la vecchia linea Milano Bologna.

Eppure, nonostante i costi sostenuti e le ferite inferte al territorio (ancora oggi alcune strade sono interrotte), le interconnessioni non sono mai state usate, salvo una sola volta (!) a servizio esclusivo della squadra di calcio della Roma, che ha quindi potuto godere di questo raro privilegio.

Su tali questioni pesa l’enorme debolezza di Parma, la sua scarsa autorevolezza a tutti i tavoli istituzionali.

Le conseguenze riguardano tutto il sistema città e, per quanto concerne le infrastrutture e i servizi, in primis l’aeroporto e le Fiere, ma anche l’Università e l’offerta turistico-culturale di Parma.

Ora sarebbe puerile, oltre che anacronistico, innescare una guerra di campanili tra Parma e Reggio Emilia, città vicine, sorelle, complementari tra loro. Eppure è nei fatti che oggi Reggio, essendo sede della Stazione mediopadana, tenti (giustamente) di capitalizzare al massimo la sua infrastruttura, candidandosi a diventare polo di un’area vasta nell’Emilia occidentale.

In questo quadro, si evidenziano tuttavia ragioni pratiche e ideali, che inducono all’opportunità di esplorare ipotesi alternative per alleanze territoriali, che possano uscire anche dai confini amministrativi della Regione Emilia Romagna. Le lamentazioni periodiche di Parma su presunti sfavori subiti da parte del governo regionale di Bologna appaiono oggi patetiche. E’ Parma che deve darsi una mossa, guardarsi dentro, ripartire da se stessa, anche per intraprendere rapporti fertili con territori vicini.

Questo è il significato dell’incontro che abbiamo promosso al Borgo con sindaci di tre regioni diverse, uno stimolo a esplorare nuove strade, soprattutto culturali, per incrementare conoscenza, relazioni, sinergie, in una prospettiva di area vasta che non sia chiusa in se stessa, e neppure ancorata a preconcetti politico-amministrativi, ma aperta a una prospettiva fortemente europea.

Paolo Scarpa