La positiva conclusione (almeno così pare) della vicenda relativa alla minacciata soppressione del TAR di Parma si presta ad alcune riflessioni che vanno al di là di questa pur importante questione.

La prima, e più lampante, è che quando la città riesce davvero a “fare squadra” i risultati arrivano – se non sempre, spesso. Era stato così, ad esempio, quando Parma si era candidata a sede dell’EFSA; ma la conferma arriva, indirettamente, anche da quei casi in cui invece le istituzioni cittadine si sono mosse in ordine sparso, e puntualmente si sono ritrovate con un pugno di mosche in mano: l’esempio più noto, e che ancora brucia, è quello della Stazione Mediopadana. Ma ci sono, e ci saranno, tante altre situazioni in cui a fare la differenza è appunto la capacità della città nel suo insieme di lottare in modo compatto per raggiungere il risultato auspicato. Da questo punto di vista il prossimo importantissimo banco di prova per Parma si chiama aeroporto: da come le istituzioni cittadine si muoveranno per salvarlo si capirà se la “battaglia” per il TAR è stata condivisa semplicemente perché era “a costo zero” , come qualcuno potrebbe malignamente supporre, o se invece ha davvero segnato l’inizio di una nuova era di relazioni positive e costruttive tra i vari “poteri” cittadini.

La seconda riflessione, che coinvolge anche il governo nazionale, è che “tagliare” i servizi locali è facile, a parole, ma nei fatti è assai più complicato perché, al di là delle apparenze e degli slogan, le situazioni non sono tutte uguali. Il problema è ovviamente complicato dal fatto che nessuno è disposto ad ammettere l’opportunità di tagliare “in casa propria” e quindi, per chi ha la responsabilità di decidere quali strutture eliminare e quali invece mantenere, diventa molto difficile distinguere le realtà virtuose da quelle “viziose”, col risultato che la scelta più comoda e facile, ma anche profondamente ingiusta. è quella dei tagli lineari e indiscriminati. La soluzione, anche se può apparire utopistica, può venire solo da una maggiore responsabilizzazione dei vari livelli decisionali – locali, regionali e nazionali – che individuino di comune accordo, con obiettività e senza campanilismi, quali servizi meritino di essere mantenuti e quali invece vanno eliminati in quanto improduttivi o inutili.

Infine, la vicenda del TAR si presta anche per ribadire un concetto più volte evidenziato anche su queste colonne: che cioè Parma è forte quando riesca ad essere portatrice (nei fatti e non solo a parole) degli interessi anche dei territori vicini, i cui abitanti, nel caso in questione, sono naturalmente avvantaggiati dalla possibilità di rivolgersi alla sede di Parma, più vicina e comoda rispetto a Bologna. Di conseguenza – e anche questa non è certo un discorso nuovo – il ruolo di “capitale” non è dato alla nostra città per diritto divino o per precedenti storici, ma va conquistato di volta in volta con l’autorevolezza e la capacità di contribuire realmente al benessere dei cittadini delle province limitrofe. Parma “vince”, insomma, se “vincono” anche Piacenza e Reggio: può sembrare strano, specie per chi ragiona con una logica “da stadio”, ma ora dovrebbe essere chiaro a tutti. Appunto, meglio TAR(di) che mai

Riccardo Campanini