Fece scandalo la notizia di quell’imprenditore che, al telefono, rideva di gusto con l’amico quando ci fu il terremoto dell’Aquila….perché era arrivata una opportunità per fare affari.

Ma al di là di queste bieche persone spesso avvertiamo nella società che ci circonda che il binomio sviluppo e denaro è vincente nella cultura odierna, anzi è ritenuto un abbinamento logico e normale nei processi produttivi. E’ una cultura che sta portando al macero le relazioni, i progetti, le speranze, il lavoro, lo sviluppo, la storia.

Per guardare positivamente al futuro è stata giusta ed opportuna, quindi, anche la riscoperta di Adriano Olivetti promossa dall’associazione a Lui intitolata e dalla Chiesi Foundation in un progetto ed in un convegno che ha coinvolto anche tante classi di varie scuole superiori di Parma.

La società occidentale sta vivendo un grande travaglio. La brama di conquistare il mondo, il cinismo di rubare anche il pane ai poveri del terzo mondo, la stupidità di pensare che il bianco sia il colore più bello, la convinzione diffusa che impresa sia solo fare soldi e che i soldi possono tutto, che il consumismo non abbia limiti…… si sta rivoltando contro l’Europa, contro i Cristiani, in particolare, che vengono letti come espressione e rappresentanti dell’Occidente, contro chi produce e chi vende…perché sono sempre meno quelli che comperano.

Olivetti afferma e testimonia con la sua impresa che nel processo di sviluppo ci deve essere una gerarchia di valori che veda alla sommità i valori spirituali e morali, la cultura della bellezza, il rispetto della natura, il concetto di comunità, le relazioni con il prossimo. Solo l’etica della bellezza salverà il mondo diffondendo una nuova capacità produttiva. Ognuno è chiamato al coraggio della responsabilità.

La cultura è vitale in un processo interattivo con il lavoro; l’etica è vissuta in costante dialogo con lo sviluppo; un territorio può avere uno sviluppo reale se coinvolge i giovani, la scuola, le istituzioni, l’associazionismo, le imprese e le categorie economiche e sa rispettarne le tradizioni e gli usi.

“Il mondo moderno, diceva Olivetti, deve accettare il primato dei valori spirituali se vuole che le gigantesche forze materiali alle quali esso sta rapidamente dando vita, non solo non lo travolgano, ma siano rese al servizio dell’uomo, del suo progresso e del suo operoso benessere.”

L’ambizione del convegno “A partire da Adriano Olivetti” sta nel voler essere un segno visibile di un nuovo progetto di “polis” che metta al centro la dignità della persona, il suo aprirsi al bene comune, ad un rispetto del territorio, ad una fiducia nella produttività sociale ed economica della cultura.

Perché non partire mettendo in rete i progetti e le relazioni positive già in atto nel tessuto di Parma? Perché non sperimentare, con un percorso intelligente, la crescita di una cultura comunitaria nei quartieri della città e nei paesi? Perché non riscoprire il valore del bello che sta in noi e nell’ambiente? Perché non coniugare con una nuova collaborazione sociale il valore del lavoro e dell’impresa?

Eugenio Caggiati