A Parma c’è una parola molto controversa. C’è chi la nega e chi la sostiene con forza. È “decadenza” la parola incriminata. Anche solo facendo un’istantanea, non è difficile trovarne le ragioni, ultima il Parma, la nostra squadra di calcio, che sappiamo come sta andando. Ma purtroppo, da un po’, non parliamo più solo di sport, ma di altre cose… non belle.

Non so quali possano essere i criteri per definire in modo oggettivo il declino, vero o presunto, di una città e di un territorio. Mi fermo su alcuni caratteri che fanno la città: l’accoglimento e la crescita di ogni persona, specialmente se debole o in difficoltà; un lavoro dignitoso per tutti, auspicando che realizzi un percorso formativo liberamente scelto; il conseguimento di un progetto di vita al quale ci si sente chiamati. Il tutto nell’intreccio naturale tra la persona e la società, in una precisa gerarchia che vede la prima come valore di per se stesso che, proprio per la sua intrinseca dimensione sociale, vive e tesse relazioni. Avvertiamo – al primo punto – segni controversi che debordano in forme di chiusura e di rifiuto, limitate e circoscritte,  ma preoccupanti. Inoltre, è sotto gli occhi di tutti, vedere come persone e famiglie stiano ancora cercando di recuperare un lavoro che è stato negato dalla crisi che non demorde.
 La parola, questa volta da tutti auspicata, sembra essere “ripresa”, per ora ancora parola “evanescente”. Forse sono ancora le fasce deboli che l’avvertono, proprio quelle che, in molti luoghi, reggono il nostro tessuto sociale. Sono deboli le famiglie numerose, chi ha in casa un disabile con l’ansia per il domani, così come chi è giovane e cerca di fare famiglia o chi, arrivato al mezzo secolo, si ritrova senza occupazione e senza prospettive.
 Se questi sono i capi fondamentali per costituire una “treccia”, un canapo che regge, avvertiamo difficilmente ci affideremmo per farne un appiglio sicuro e rassicurante. Sembra di parlare di temi ricorrenti e lontani dalla Pasqua, quasi fossero ritornelli obbligati, mentre qualcuno cerca di cambiare lo scenario di una medesima opera.
 Ma proprio la Pasqua, per tutti, può fornire idee e luce. La Pasqua è Gesù di Nazareth morto e Risorto. È un uomo che si è sempre esposto per il bene, anzi il Bene, di tutti. Forse Parma ha bisogno di questo.
 Ha bisogno non più di attendere, ma di qualcuno – persona o gruppo – che rischi, suscitando un moto collettivo di impegno, per il quale lasciare qualcosa di sé per realizzare insieme un percorso di sostegno e di sviluppo che abbia come prima preoccupazione chi è in difficoltà e le famiglie.

 

Non abbiamo bisogno dei corvi che attendono di nutrirsi di chi è a terra, ma del pellicano che si squarcia il petto per saziare di se stesso i suoi piccoli.

Pasqua è il Risorto. Il Male e la morte non hanno vinto! Questa è la grande Speranza che aggancia tutte le speranze e, lungi dall’alienare dall’impegno di tutti i giorni, lo feconda di un forza che vince la possibile illusione, la probabile delusione ed anche l’apparente fallimento.
Pasqua è annuncio di Speranza per tutti, di una luce che salta fuori dal buio e che felicemente spiazza e rasserena. Tutti ne abbiamo bisogno.

Buona Pasqua!

+ Enrico

(Editoriale pubblicato su “Vita Nuova” del 3 aprile 2015)