Ogni persona, ogni comunità prima o poi è chiamata a misurarsi con la verità. Questo per Parma è il tempo della verità. È così evidente, quello che vediamo ogni giorno è più che sufficiente.

La città è implosa, cadono i pezzi più importanti, non sta più in piedi niente. Si perde anche la faccia di fronte al mondo. E davanti a noi non c’è un orizzonte.

 

Da tempo si avvertiva il declino. Era già presente al tempo della città del successo e dell’abbondanza, quando il disegno era smisurato. Fuori misura sul piano etico, innanzitutto, quando contava solo il successo. Non le regole, non il confronto critico.

Prendere coscienza di ciò che è avvenuto è il primo passo dello sguardo di verità. Ciò che siamo stati, collettivamente, alla fine ha perduto l’anima e la forza della città: l’autoreferenzialità, l’esercizio disinvolto del potere fin dentro l’illegalità e la corruzione, il culto dell’immagine, la debolezza della politica, la permanenza troppo prolungata della stessa classe dirigente nei luoghi decisionali, le convenienze reciproche nella struttura di potere. Il sistema Parma aveva piedi di argilla. La città ha dato il suo consenso a chi l’ha guidata, almeno in maggioranza. Questa è la democrazia.

E ora? Il momento della verità è sempre il momento della responsabilità. La storia di Parma, già scritta, e il suo futuro non ancora scritto attendono il risveglio e la comparsa sulla scena dell’impegno civile e politico, cioè per la polis, la città, delle sue energie migliori. Del lavoro, delle professioni, della cultura, delle imprese, della comunicazione, delle associazioni, del volontariato. Delle forze spirituali.

Parma ha bisogno di risorgere, e perciò ha bisogno di un disegno, di una visione, di un programma per la vita dei prossimi anni, di fiducia e di slancio. Ha bisogno di una parola nuova, solida, non velleitaria.

Così come siamo, la città non è attrezzata per stare nel mondo nuovo. Credo che vi siano molte buone energie, ma non si vede ancora un’idea che ispiri la polis, una leva per dire “Parma” di fronte al mondo.

Il problema è questo. Non è la somma di problemi, è trovare l’idea che unisce una comunità. Ogni crisi è il tempo favorevole per una nuova possibilità, a patto che siano coinvolte responsabilità collettive. Non se ne esce da soli, è il tempo del “noi”.

E’ il tempo in cui le cose vanno prese in mano tutte insieme, l’economia e la solidarietà, l’etica e la cultura, l’educazione e l’informazione, le virtù civili e la politica. La città non si risolleva un pezzo alla volta, ma tutta intera. Anche se ogni pezzo farà la sua parte, verso la stessa direzione.

Nessun lamento, nessun risentimento. Solo l’amore per la città può guidare una fase nuova. L’amore per le persone che vi vivono, l’amore per la sua storia, per la sua bellezza, per la sua umanità, per il volto inconfondibile che il mondo apprezza. Io non sono nata in questa città, come è noto, ma questa è la città nella quale ho scelto di studiare, di lavorare, di vivere. Questa è la mia città, così come lo è di tanti venuti da altrove.

Servono discontinuità e continuità insieme, coraggio della verità e coraggio di pensare il futuro.

Da dove cominciare? Chi comincia? Con semplicità e senza calcolo si accendano fuochi. Di riflessione, di discussione, di analisi, di progettualità. Non ciascuno nella sua casa, ma aprendo il confronto con altri. Insieme, senza corse solitarie. Comincino alcuni a porre il tema, un solo tema: Parma. Ci vorrà tempo, lo so, per questo si deve cominciare ora. Si deve investire sui giovani, sulla formazione degli studenti pensando che tra cinque, dieci anni essi dovranno assumere responsabilità nella vita della città. Un compito enorme, quello educativo, anche di fronte al quale la nostra società non è stata all’altezza in questi anni.

“Il senso del mondo è sempre al di fuori di esso”, dice Wittgenstein.

Penso allo sguardo su Parma che in questi ultimi tempi abbiamo ricevuto da Aung San Suu Kyi, cittadina onoraria e amica della nostra città. Penso alle sue parole rivolte agli studenti all’Auditorium Paganini il 31 ottobre 2013, spronandoli alla fiducia e alla responsabilità:

“La speranza deve essere sostenuta dallo sforzo; lo dico molto spesso. La speranza non basta. Devi cercare di realizzare la tua speranza. La speranza deve essere sostenuta dall’azione, dallo sforzo, dalla determinazione. E mentre camminiamo sulla via della democrazia nel mio paese – perché devo ricordarvi che non siamo ancora ben saldi sulla strada di una società che garantisca i diritti umani basilari per tutti – siamo rafforzati dal fatto che sappiamo che voi, i nostri amici, siete con noi, e che ci aiuterete a continuare sul cammino, che è senza fine. Anche nel vostro paese il vostro cammino è senza fine: le nuove generazioni ci scavalcheranno e prenderanno il nostro posto, e ogni generazione dovrà imparare ancora da sé che cosa è necessario per fare sì che il nostro mondo non sia basato solo su analisi economiche, ma su riflessioni spirituali, che faranno di noi, in ogni generazione, una umanità migliore”.

Ogni generazione dovrà imparare a fare della propria città, Parma, una città migliore.

Sabato 28 marzo Aung San Suu Kyi interverrà in video collegamento a Firenze all’incontro che l’Italia ha organizzato verso l’Expo 2015.

Sono certa che per comprendere che cosa dobbiamo fare oggi a Parma dobbiamo ascoltare altre voci, le parole di persone come lei che parlano di libertà dalla paura, di verità e integrità, di fiducia, di democrazia.

Nulla sarà a poco prezzo, per Parma, d’ora in avanti. Soprattutto la dignità.

Albertina Soliani