In tanti abbiamo avuto la fortuna di conoscere Gabriele Palamidesi, agli incontri del Borgo, di cui era socio da tanti anni oppure incrociandolo per le strade e i borghi di Parma, città che amava molto e di cui interpretava l’anima popolare e solidale.

Arrivava sulla sua antica bicicletta da donna , con i sacchetti appesi al manubrio, il solito basco blu, sostituito durante l’inverno, perché la carità non si ferma mai, da un berretto con due lunghe paraorecchie. Si fermava a salutarci, regalandoci un momento di allegria con le sue battute e le sue avventure straordinarie, che potevano capitare solo a lui. Come quando era scivolato sul ghiaccio e la grossa pentola di minestrone caldo che portava ad una anziana, si era rovesciata sulla strada o come quando era stato incornato e fatto cadere da un capriolo che, venuto chissà da dove, correva spaurito intorno al Petitot. Poi lui riprendeva il suo pellegrinaggio giornaliero verso l’ospedale, le case di riposo, gli uffici a portare aiuti e parole buone a persone sole, anziani, ammalati, e anche a sbrigare le pratiche per chi non poteva farlo. Gabriele aveva un dono grande, che derivava dalla sua fede, di saper leggere nel cuore delle persone che incontrava le sofferenze nascoste e i bisogni impellenti che richiedevano risposte che lui sapeva anticipare. Così lo trovavo al “Mercatino della carità” a scegliere il giaccone per il povero che sarebbe venuto il giorno dopo a ritirarlo, o una stufetta per la signora che aveva freddo all’ultimo piano, un libro come dono a un ex collega. Giovanni il fisarmonicista moldavo, che lo ha accompagnato con la sua musica nell’ultimo viaggio, mi ricorda le tante volte in cui è stato da lui aiutato con la preziosa rete di amici anche per inserirsi a Parma e mi mostra sul cellulare il suo numero telefonico dopo il nome “Sangabriele”. E bene ha scritto nel suo ricordo sulla Gazzetta Lorenzo Sartorio : Gabriele era una persona che faceva del bene in modo silente, discreto. Non amava certamente stare sotto i riflettori, come pure non amava che i suoi beneficiati pronunciassero la parola «grazie». Tutto quello che faceva era dettato dal grande cuore e dalla grande semplicità francescana. Del resto aveva cominciato presto a interessarsi degli altri e a farsi carico dei loro problemi, da quando assunto a 15 anni alla Timo era divenuto punto di riferimento per tanti amici e colleghi e aveva costituito il sindacato della CISL telefonici. Così come anni dopo, al tempo dei decreti delegati nella scuola, con l’amico Prof.Viggiano aveva fondato la sezione dell’Age, associazione dei genitori, che poi ha sostenuto per 20 anni prodigandosi nell’azione di diffusione e di presenza in tutte le scuole della provincia. Gli dicevo che era l’uomo più buono di Parma e lui si schermiva e rimase sconcertato quando gli dissi che l’avevo segnalato per il premio S.Ilario, che poi non arrivò ma lui certo non sarebbe andato alla cerimonia. Quando penso a Gabriele vedo l’immagine di chi vive serenamente le beatitudini evangeliche, ricevendo senz’altro il premio di vera felicità in questa vita come è promesso “ai miti che possederanno la terra”, ma soprattutto in cielo dove “i puri di cuore”, come era lui, vedranno il volto di Dio.


Graziano Vallisneri


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Ai suoi funerali, svoltisi giovedì nella chiesa di San Giovanni Battista, in via 7 Fratelli Cervi, tanta gente, tanti amici, mentre un amico speciale, il fisarmonicista moldavo Giovanni, che fa compagnia ai parmigiani con le note della sua fisarmonica in strada Farini, gli ha voluto dare l’ultimo saluto in musica alla Villetta. 
Gabriele Palamidesi è morto nei giorni scorsi a 88 anni, ne avrebbe compiuto 89 sabato prossimo. Parmigiano del sasso, residente in gioventù nella «Parma antica», figlio di un muratore e di una «rezdora», giovanissimo iniziò a lavorare come garzone. Fu assunto all’allora «Timo» come fattorino nella sede di via Cavestro dove rimase ininterrottamente 40 anni. Fu tra i fondatori, nella nostra città, della Cisl e fu per anni punto di riferimento della «Cisl telefonici». 
Persona di grande fede, una fede che lo ha accompagnato sino all’ultimo, Gabriele era una persona che faceva del bene in modo silente, discreto. Non amava certamente stare sotto i riflettori, come pure non amava che i suoi beneficiati pronunciassero la parola «grazie». Tutto quello che faceva era dettato da un grande cuore e da una straordinaria semplicità francescana. 
Il suo mondo erano gli anziani, gli ammalati, le persone povere e in difficoltà. Giornalmente lo si incrociava nei borghi e nelle strade cittadine in sella alla sua scassatissima bici da donna con appeso, al manubrio, un grappolo di sacchetti di plastica colmi di roba. Lì dentro c’erano gli aiuti per la sua gente. E lui, omino piccolo, smilzo, con quegli occhialini che circondavano due occhi vispi che parevano «dò sméli» (due scintille), estate ed inverno, con il suo inseparabile basco blu incollato in testa, portava alla Parma meno fortunata la sua bontà. 
Sposato da circa sessant’anni, padre di cinque figli e nonno di due nipoti, amava tantissimo la lettura, infatti possedeva tantissimi libri. 
Come pure era un appassionato di arte, di musica, di storia patria e delle tradizioni parmigiane. Infatti le sue battute ed il suo eloquio molte volte erano in «djalètt pramzan». 
Un piccolo ma significativo particolare per inquadrare meglio la figura di Palamidesi. Nel 2012 la «Casa della Giovane», presieduta da Anna Maria Baiocchi, lo insignì, unitamente ad atri generosi parmigiani, del tradizionale premio «San Martino». Quando giunse il fotografo della Gazzetta di Parma per scattare la foto, Gabriele con una scusa si eclissò perchè non voleva apparire. Proprio per mantenere

fede a quello stile di volontariato silente e molte volte sconosciuto. Tanti gesti di carità di Palamidesi, erano ignoti alla maggior parte di gente che li aveva ricevuti. Gabriele era proprio così: un volontario molto discreto, una persona umile e mite che seppe fare tanto bene in punta di piedi sempre con il sorriso e quell’ottimismo tipico delle persone che hanno l’animo sereno.

Graziano Vallisneri