Sarebbe consolante ridurre la vicenda che ha portato alle dimissioni del ministro Lupi ad un caso, l’ennesimo, di comportamento scorretto e riprovevole da parte di un esponente politico. Sarebbe, ma non è così.

Perché in realtà, ferma restando l’opportunità del passo indietro da parte del Ministro, su questa vicenda si è scatenato un teatrino dell’ipocrisia che non si sa bene se definire comico o tragico: quanti di coloro che, a tutti i livelli, si sono stracciati le vesti di fronte alle intercettazioni riguardanti le pressioni di Lupi a favore del figlio non hanno mai cercato di “raccomandare” l’erede o qualche altro parente – o, se non l’hanno fatto, sarebbero pronti a farlo appena se ne presentasse l’occasione? Del resto è sufficiente controllare gli elenchi di determinate professioni (che qui non si citano per carità di patria) per scoprire che, a trenta o anche sessant’anni di distanza, i cognomi che ricorrono sono più o meno sempre quelli…

 

Il rischio, ma sarebbe meglio dire la certezza, è quindi che la vicende in cui è rimasto coinvolto Lupi, anziché spingere tutti ad un serio esame di coscienza, favorito magari dal periodo quaresimale, si concluda invece nel modo più classico e deludente: ovvero che l’ex-Ministro, a dispetto del cognome, diventi il “capro espiatorio” di un costume, quello delle raccomandazioni, che, una volta passata la (finta) indignazione per il comportamento di Lupi, proseguirà tranquillamente come se niente fosse successo.

Qualcosa del genere, cambiando completamente argomento, si può dire anche per la catastrofe finanziaria che ha investito il Parma Calcio. Anche in questo caso, il coro di indignazione verso i vari Ghirardi, Leonardi, Manenti è unanime e compatto, ma ben pochi si sono posti una domanda semplice ma inquietante: come mai tutti questi personaggi “forestieri”, come si dice dalle nostre parti, (cui andrebbero aggiunti i vari faccendieri albanesi, ciprioti e russi) hanno pensato proprio al Parma –e a Parma – come al contesto ideale per i loro loschi traffici? Ed è possibile che solo nel 2015 venga alla luce una situazione finanziaria insostenibile, fatta di debiti sempre più elevati e ormai impossibili da estinguere, che andava avanti da anni?

A Parma , insomma, più che i lupi, che prediligono i territori collinari della nostra Provincia, vanno di moda – e non da oggi – gli struzzi, che, di fronte ai tanti scandali “annunciati” susseguitisi negli ultimi anni (prima la Parmalat, poi l’Amministrazione Vignali, oggi il Parma Calcio) hanno preferito mettere la testa sotto la sabbia, per non vedere, non sentire e fare finta che tutto andasse bene. Ma così facendo lasciano il campo libero ad avvoltoi e sciacalli, che, qui come altrove, sono tutt’altro che in via di estinzione.

Riccardo Campanini