Il mondo riparte dal dono, dalla reciprocità, da quello sguardo capace di vedere la convenienza della redistribuzione della ricchezza, orientandola a favorire l’espressione di nuove energie giovanili.

Questo è il senso del convegno, progettato e coordinato dal “Gruppo 19 Marzo”, svoltosi sabato 21 marzo al centro S. Elisabetta del Campus dell’Università di Parma. Il titolo scelto parla chiaro: “La Buona finanza. Dare credito ai giovani in una economia in mutamento”

 

Valeva la pena esserci per apprezzare la “solennità” di un evento che per qualcuno è sembrato fondativo: può nascere un patto per i giovani, unitario, non dispersivo nei progetti e nelle risorse.

Una folta e autorevole rappresentanza della città ( Università, Unione Parmense Industriali, Camera di Commercio, Fondazione Cariparma , UCID)si è raccolta per confrontarsi e discutere . Il Rettore Borghi ha aperto i lavori ribadendo il ruolo che l’università si assume, insieme alla città , alle forze vive della buona imprenditoria, del profit e non profit: la responsabilità di formare e accompagnare i giovani investendo sul pensare ad una formazione adeguata al presente e all’imprenditorialità, da sostenere finanziariamente e valorizzare culturalmente. Il corso Starting up ne è un ottimo esempio. Nato dal percorso di riflessione quinquennale del gruppo e dall’impegno personale del prof. Cristini (docente di marketing presso il nostro ateneo), è in nuce un nuovo seme che può stimolare altre esperienze volte ad implementare la mentalità autoimprenditoriale che ogni giovane in futuro dovrà possedere per affacciarsi al mondo del lavoro. Lo ha confermato il prof. Rullani che assume la rappresentazione di “lavoro intraprendente” e “ auto organizzato” come modello nuovo verso cui orientare la formazione dei giovani, delle donne, grandi risorse da valorizzare. Solo il cambiamento intelligente dell’oggi potrà creare un futuro migliore.

L’intervento del prof. Rullani parte dall’alto, dallo sguardo nuovo col quale dobbiamo guardare la realtà delle cose per scoprire le tracce di una via nuova da seguire. Parlare quotidianamente di crisi è formalmente scorretto: dalla crisi si pensa di uscire , sperando di ritornare alla situazione precedente (comparando numeri, statistiche e dati) ma questa volta non sarà così . Solo comprendendo che quella che stiamo vivendo è una transizione verso un differente tipo di società, potremo porre la giusta attenzione e concentrazione sulle misure strutturali da mettere in atto per accompagnare il Sistema Italia verso nuovi modelli di sviluppo e di lavoro. Ormai le aziende non producono più oggetti ma “senso” e “valori” (o disvalori, aggiungiamo noi), dalla moda all’alimentazione: abbiamo bisogno di investire sullo studio, sull’innovazione e non sulla ripetitività, il fordismo è ormai un paradigma definitivamente passato.

Soltanto, dunque, educando il nostro sguardo e i nostri occhi a leggere questa transizione potremmo fare davvero un passo in avanti, uscendo così dall’immobilismo sterile per andare incontro ad un nuovo modello ‘generativo’, nel quale ciascun lavoratore, autonomo o dipendente che sia, possa condividere il rischio insieme con gli altri attori del sistema.

Co-investimento e condivisione di rischi saranno sempre più indispensabili. E qui è una rete di società civile che si deve muovere: è sulla conoscenza e innovazione che dobbiamo investire, sulla creazione di nuove reti solidali e sostenitrici di progetti e imprese. Poiché la conoscenza non è di per sé duratura, sono le persone che la portano. I valori che le aziende portano che vanno assistiti e finanziati, in modo mutualistico, rinunciando ad un vantaggio immediato per un bene comune più ampio.

E’ servita poi la voce e il cuore di Steni de Piazza (Banca Etica, Palermo) a portarci nella concretezza delle questioni legate alla difficoltà di accedere al credito e alla contraddizione di un sistema bancario non adeguato ad accompagnare il futuro. Una esperienza personale quella di Steni: una decina di anni fa rinuncia ad una carriera che lo sta arricchendo con il sistema del credito finanziario tradizionale che non crea valore aggiunto ma continua a schiacciare chi al credito non può accedere e favorisce solo la banca. Si licenzia, per seguire in coscienza la scelta di aderire al progetto di Economia di Comunione, un percorso che parte dall’anima ma che ha bisogno di scelte concrete, personali, coerenti. Si mette in banca Etica a fare microcredito e collabora ora in rete, a livello nazionale, per realizzare un nuovo sistema bancario che offra credito ai giovani e alle piccole imprese, nella logica del microcredito, che lui stesso cerca di migliorare con proposte normative molto puntuali.

Condividere, rischio, finanza buona, distribuzione delle ricchezze secondo parametri non speculativi (lo ricorda il direttore della Camera di Commercio Zanlari citando A. Smith “…nel mercato si aggira un vampiro: la finanza speculativa): anche la politica deve capire che condividere il rischio per creare lavoro nuovo è un dovere, e lavorando a livello di Regione Sicilia e nel recente laboratorio parlamentare Steni testimonia che la strada da seguire è anche questa, fare norme che cambino la cultura legata all’investimento. Per il quinto anno al Centro S. Elisabetta si alternano docenti ad esperienze concrete, che vogliono dimostrare la virtuosità delle scelte orientate alla comunione e innovazione di sistema: Alessandro Catellani presenta la bellissima esperienza di “Officine On off”, nata proprio grazie al credito datole dalla Fondazione Cariparma e capace in pochi anni di trasformare 1 euro dato in 6 guadagnati. Senza pensare alla potenzialità della cooperativa nella formazione dei giovani, lavoratori ma anche studenti in stage: creatività e co-working i loro punti di forza.

Molto importante la neo cooperativa di Modena Gres lab che ha saputo fare rinascere da un fallimento aziendale con rischio licenziamenti e perdita totale del lavoro, una attività fiorente nel settore delle ceramiche, sapendo personalizzare il prodotto e individuare i settori di bisogno. Ancora rischi condivisi e credito ben dato.

Infine i giovani: le ragazze della EdC che hanno presentato il laboratorio parlamentare e le Summer School a Loppiano, momenti vicino agli imprenditori per apprendere stili, affrontare problemi e cercare soluzioni. Vincente il modello di tutoraggio che avvicina i giovani agli imprenditori: come quello che ha cercato di sperimentare per il primo anno nel nostro ateneo il corso “Starting Up” del prof. Guido Cristini. Il Convegno è stata l’occasione per premiare tre ragazzi, che hanno anche avuto un riconoscimento economico offerto dall’UCID: Marco Garlatti, Paolo Urbano, Nicola Spalanzino. Il Cedacri invece ha premiato il progetto di Ivan Bosnijak ed ha ricevuto una menzione speciale Chiara Pernechele.

Infine, sono proprio le parole del dott. Alberto Chiesi che fanno comprendere la solennità dell’evento: la necessità di creare un modello Parma di sostegno e formazione dei giovani. Giovani che, una volta formati non vanno lasciati soli ma seguiti e sostenuti anche economicamente.

Il gruppo 19 marzo si impegna a continuare ad essere un luogo aperto a persone e idee, pronto a stimolare e a garantire che ai buoni progetti segua la concretizzazione nello spirito di servizio autentico e disinteressato , mantenendo lo stile del fare rete e condivisione anche con le istituzioni.

Daria Jacopozzi e Lamberto Prati