“La Bibbia ha un potenziale enorme, ma non va solo capita razionalmente; soprattutto va compresa, cioè presa-con-sé”. È una dichiarazione di Angelo Scita, un socio de Il Borgo che ha recentemente pubblicato e presentato alla Libreria Fiaccadori “Il Manualetto – esegesi biblica moderna ed ermeneutica”.

Ha sorpreso il pubblico che un laico, non un cattedratico ma un imprenditore in pensione, abbia isolato e sviluppato alcuni argomenti di fondo, con lo scopo di evidenziare la differenza tra esegesi moderna ed ermeneutica applicate alla Bibbia, mostrando le ripercussioni che le due materie ebbero in passato e che ancora oggi producono all’interno delle chiese, specie in occidente, ed invitando il lettore ad affrontare criticamente i libri biblici, comportandosi come i precursori di tale singolare disciplina, cioè abituando l’occhio e la mente a individuare le contraddizioni testuali presenti, seppure nella diversità della forma, in tutte le versioni delle scritture considerate sacre da quasi un quarto della popolazione mondiale.

 

L’autore stimola il lettore biblico, con esempi di critica esegetica rivolta al Pentateuco e ai due periodi della storia biblica d’Israele maggiormente oscurati dal testo sacro: la fase prestatale e il prolungato rientro da Babilonia raccontato nei libri di Esdra e Neemia. Gli esempi sono preceduti dalla spiegazione del mito e del ruolo questo singolare linguaggio ebbe dall’antichità, ai tempi moderni.

Affronta anche il tema della profezia e dei profeti, argomento essenziale alla ricerca dell’origine della fede religiosa, in particolare della fede monoteista, servendosene poi per entrare nei meandri dell’ermeneutica ed evitando così di lasciare il lettore de Il Manualetto prigioniero delle osservazioni logiche proprie dell’esegesi critica.

Nell’ultimo capitolo si nota molto bene la differenza tra l’esegesi, che tenta di spiegare il testo, e l’ermeneutica che invece cerca d’interpretarlo, rivelando la visuale laica dell’autore. Egli mostra come l’ermeneutica biblica sia condizionata dalla storia globalmente intesa, attraverso l’esistenza esperita dalla persona e dalla collettività, in determinati momenti sommati dal tempo, originando un processo denominato dall’autore stratificazione o pre-giudizio oggettivo. Le conquiste della scienza, della tecnica, degli spazi siderali, dei diritti individuali e collettivi hanno, infatti, arricchito il processo di stratificazione che condiziona pesantemente l’ermeneutica del lettore moderno.

Il Manualetto di Angelo Scita mette in risalto che accostarsi alla Bibbia è una ricerca interiore e culturale, storica e religiosa; è un percorso stimolante sempre di attualità, una miniera di misteri che vogliono essere letti ed interpretati con conoscenza ed intelligenza, confermando l’indirizzo espresso dal Concilio Vaticano II nel rivalutare i rapporti tra Chiesa e mondo.

Eugenio Caggiati