Quando Enzo Bianchi viene a Parma è sempre una festa fra amici, di quelli più antichi, anche se siamo rimasti in pochi, che l’hanno conosciuto a Bose agli inizi della sua comunità quando erano solo in due, e di tanti altri che negli anni hanno avuto modo di incontrarlo.

E gli amici sono cresciuti a dismisura l’altra sera nella Chiesa di S.Bernardo, al Martedì del Vescovo per i giovani conciliari che erano oltre 400; per la prima volta gli adulti, o meglio quelli che hanno superato gli anta, hanno ceduto il posto nei banchi ai ragazzini. Ed è iniziato il discorso di Enzo, sempre intenso, appassionante, in cui ogni volta trovi nuovi spunti di approfondimento e di meditazione, sull’incontro di Gesù con la samaritana secondo il Vangelo di Giovanni. Un vangelo difficile da comprendere, denso, in cui ogni parola è ricca di un messaggio e così siamo stati condotti quasi per mano a riscoprire e approfondire passaggi spesso inosservati. Come la regione della Samaria, una terra da secoli maledetta, in cui la popolazione era divenuta semipagana, sincretista, sempre ebrei i samaritani, ma divisi da una profonda inimicizia, disprezzati, giudicati impuri, dai fratelli della Giudea. Gesù rompe questa prima barriera dell’odio tra i popoli, poi rivolgendosi ad una donna samaritana supera anche la barriera che esisteva tra uomo e donna, ed ancora quella assoluta tra i rabbini e la donna che non poteva accostarsi alla Parola di Dio. L’incontro avviene al pozzo di Sicar, il pozzo di Giacobbe, che nella storia antica è sempre stato il centro degli incontri, come l’agorà per i greci, dove si preparavano i matrimoni, lì Mosè e Giacobbe incontrano la futura moglie, il pozzo che è anche fonte della vita spirituale perché rappresenta la parola di Dio. Si andava al pozzo a prendere l’acqua al mattino presto e alla sera, mentre Gesù arriva a mezzogiorno, stanco, assetato, è l’ora calda in cui anche la donna, forse per evitare gli altri con sguardi e parole indiscrete e cattive sulla sua situazione, si reca con l’anfora. L’incontro di Gesù è umanissimo, faccia a faccia, cordiale, tratta con delicatezza la samaritana che ha una vita disgraziata, non la giudica, la chiama “donna”, con onore, come chiama sua madre alle nozze di Cana e poi ai piedi della croce. Gesù dice “mi dai da bere” nel linguaggio degli ebrei, in qualche modo chiede ospitalità, e la donna che poteva aspettarsi disprezzo rimane sorpresa dalla autorità di Gesù cioè dalla sua capacità di far crescere l’altro che incontra.

E’ un discorso paradossale, novità assoluta, “ti darò acqua che dentro di te diventa fonte che zampilla”, mette nostalgia di un’acqua che nessuno può darsi da sé perché è solo un dono. A far trovare in se stessi la fonte che zampilla è lo Spirito santo, maestro interiore, la coscienza dentro di noi in cui parla la parola di Dio. Gesù gradualmente si svela e si sono scambiate le parti “Signore dammi da bere di quest’acqua” dice la donna. Poi ancora un cambio di situazione e di atmosfera, Gesù dà una svolta al dialogo “Va a chiamare tuo marito e ritorna”. Gesù conosce quello che c’è in ogni uomo, conosce la situazione della donna con una storia particolare disgraziata, che aveva avuto cinque mariti. Giovanni che ricorre alle figure simboliche ci fa ricordare che i samaritani nel loro peccato di idolatria, che veniva assimilato alla prostituzione, oltre al Dio di Israele avevano introdotto cinque idoli dalle popolazioni vicine. E la donna sorpresa chiede “Dove dobbiamo adorare Dio” ed ancora “so che deve venire il messia il grande profeta, ce lo dirà lui”. E Gesù si svela “Dio si adora nello spirito santo e nella verità, sono io il Messia , io sono che parla con te”. La donna toccata nel cuore da Gesù diventa credente. E qui, racconta Bianchi, Giovanni registra una cosa straordinaria. “Abbandonata l’anfora corse in città”

Dall’ascolto di Gesù nasce la fede, ha creduto, vuole parlare e dirlo agli altri. E’ la freschezza del Vangelo, una donna scismatica, povera, impura, ascolta Gesù ed ha subito il desiderio di dirlo agli altri, di diventare missionaria. E come negli altri racconti di vocazione nel vangelo degli apostoli che abbandonano la barca, le reti, padre e madre per seguire Gesù , qui, senza sia detto “vieni e seguimi”, senza la promessa, la donna abbandona l’anfora e corre. E’ una situazione dinamica, di movimento, la donna dice “venite a vedere” e pone una domanda “ che sia lui il messia?” e racconta che Gesù aveva saputo dirle tutto quello che lei aveva fatto, per questo molti abitanti della città della Samaria credettero. Andarono a cercarlo e lo pregarono di rimanere con loro e molti di più quando ascoltarono le sue parole credettero e dicevano alla donna “Prima ci aveva persuaso la tua storia ma ora crediamo perché abbiamo sentito con le nostre orecchie e sappiamo che egli è veramente “salvatore del mondo”. In questi momenti arrivano i discepoli, videro che parlava con una donna e si meravigliano e non capiscono. E Gesù dice loro parole straordinarie ma ancora più difficili richiamando due proverbi : ancora quattro mesi, poi è ora di tagliare il grano, uno semina e l’altro raccoglie. E’ l’ironia di Giovanni, Gesù ha evangelizzato mentre i discepoli erano a cercare da mangiare ,”voi non avevate faticato a seminare eppure io vi ho mandato a raccogliere”. E negli Atti i discepoli saranno meravigliati dal trovare in Samaria una popolazione già evangelizzata.

Bianchi conclude richiamando le parole dell’Apostolo Paolo “La fede nasce dall’ascolto”: dall’ascolto di Gesù è nata la fede della Samaritana, dall’ascolto della Samaritana è nata la fede della sua gente. E dalla fede procede la conoscenza, dalla conoscenza l’amore. Questo è l’evento cristiano mirabilmente narrato nell’incontro di due persone assetate.

Graziano Vallisneri