“Una chiesa in uscita”. L’espressione di papa Francesco interroga la Chiesa in modo sferzante. Siamo forse una comunità ripiegata su se stessa? Troppo preoccupata delle proprie strutture e delle proprie certezze? Qualche volta sulla difensiva rispetto alle sfide lanciate dalle donne e dagli uomini di oggi? Che cosa significa in concreto essere una Chiesa “in uscita”?

Matteo Truffelli, presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, invitato dall’AC della parrocchia dello Spirito Santo, ha cercato di rispondere all’interrogativo insieme al folto pubblico convenuto ad ascoltarlo.

 

Truffelli ha affermato che la Chiesa oggi è certamente disorientata perché la spinta innovativa di papa Francesco è molto forte e c’è il rischio di lacerazioni. Uno dei compiti dell’AC è proprio evitare queste lacerazioni e fare in modo che l’intera comunità cammini nella stessa direzione. La Chiesa è un po’ come una portaerei: per girarsi ha bisogno di molto spazio e molto tempo.

Francesco però incalza, chiedendo alla Chiesa di mettersi in discussione e di staccarsi dal comodo porto della dottrina per inoltrarsi nel mare aperto dell’ascolto e della misericordia. Questo papa dice ai credenti che la fede non è fonte di certezze ma di inquietudine, valorizza la dimensione popolare dell’essere Chiesa, la invita a mostrare il suo volto pienamente umano perché questo la rende significativa e attrattiva. E’ tempo di ripensare obiettivi, stile, metodi e strutture. Ma Francesco non sta recitando un ruolo: è proprio come sembra! A questo proposito Truffelli racconta: “Sono stato ricevuto dal papa e l’ho visto veramente curioso di ascoltare ciò che io avevo da dire piuttosto che preoccupato di dirmi qualcosa”: un papa davvero “in uscita”…

Truffelli ha insistito molto sul fatto che si può essere “Chiesa in uscita” solo se si vive profondamente la comunione con il Signore: l’impegno nel mondo richiede di essere alimentato da una intensa spiritualità. Qui si colloca il carisma dell’Azione Cattolica. A partire dalle parrocchie “vissute ed amate così come sono” ha detto Silvia Donati, presidente AC Spirito Santo, il servizio dell’associazione si apre a dimensioni più vaste nutrendo di formazione e amicizia l’impegno laicale nei vari ambiti della vita ecclesiale e sociale. L’Italia è in affanno, ha concluso Truffelli, ma è caratterizzata da un tessuto sociale, civile, umano e relazionale con grandi risorse. E la Chiesa, anche attraverso l’AC è pienamente inserita in questo tessuto.

Don Giuseppe Mattioli, parroco dello Spirito Santo ha rivolto il saluto finale ai partecipanti indicando nel neo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – testimone limpido di fede e di servizio al bene comune – un grande segno di speranza.

Carla Mantelli