Emergenza smog. Giovedì 29 gennaio, gli sforamenti del PM10 (maggiori di 50 microgrammi per metro cubo d’aria) risultavano 22 dall’inizio dell’anno. Troppi per fare finta di niente; una vera e propria emergenza secondo l’assessore Gabriele Folli.

Parma è la città più inquinata della regione. Con lo scopo di sensibilizzare la città e ridurre il grado d’inquinamento, ha convocato in Municipio rappresentanti di ARPA, Prefettura, AUS, ordine dei medici, componenti commissioni consiliari, associazioni di categoria dei commercianti, società autostrade e associazioni ambientaliste. Si sono prospettati provvedimenti più severi per il traffico e limitazioni del riscaldamento.

 

In rete è semplice leggere i bollettini giornalieri dell’inquinamento atmosferico dell’ARPA provinciale e i dati riepilogativi dell’ARPA regionale, che partono dal 2006. Dall’inizio del 2015 emerge che quanto affermato è vero; ma che questa è solo una parte dei dati; soprattutto che la realtà è più complessa e contradditoria. La politica ambientale del comune di Parma è diversa da quelle delle altre città, con i risultati descritti dall’assessore.

Per un confronto omogeneo, in ogni provincia sono rilevate almeno 4 zone: due urbane (una con traffico e una senza traffico per la misura di fondo. A Parma sono: Colorno via Saragat, per la misura suburbana fondo con 9 sforamenti al 29 gennaio; Langhirano Badia, rurale fondo, con un solo sforamento; Parma Cittadella, urbana fondo, con 11 sforamenti; Parma via Montebello, urbana traffico, con 22 sforamenti. Per controllare l’inceneritore, sono stati finanziati altri 4 punti di rilevazione collocati sottovento: laboratorio mobile PAIP (9 sforamenti); Mezzani Malcantone (9 sforamenti); Parma Paradigna (9 sforamenti); Sorbolo Bogolese (10 sforamenti). Con questi dati, la zona meno inquinata della città è l’area del forno inceneritore. Qualsiasi commento è superfluo.

Nella altre città dell’Emilia Romagna, gli sforamenti nella zona con traffico e in quella senza traffico, anche se il numero di rilevazioni non è uguale, sono state: Bologna 11 e 7, Ferrara 14 e 14, Forlì-Cesena 10 e 6-7 (due zone senza traffico), Modena 10 e 7, Piacenza 13 e 8, Ravenna 13 e 7-12 (due zone), Reggio Emilia 15 e 7, Rimini 10 e 10. Per la zona con traffico, sono tutte nettamente inferiori al 22 di Parma; per la zona senza traffico o di fondo urbano, sono vicini o superiori agli 11 della Cittadella. Nelle altre città, la differenza tra zona urbana con traffico e senza traffico è nettamente minore di quella di Parma. L’unica spiegazione è che le altre amministrazioni sono intervenute da tempo per ridurre le fonti di PM10 nella zona di rilevazione urbana con traffico, che per convenzione rappresenta l’indicatore di tutta la città.

Non è una soluzione bloccare ripetutamente il traffico in centro e poi valutarne gli effetti in via Montebello, lanciare allarmi costanti di alto inquinamento della città e reclamizzare Parma come la città più inquinata della regione, tra le prime cinque dell’Italia come dimostrano i dati dell’anno scorso, quando in realtà sono i valori di via Montebello. E’ una politica che da solo l’impressione di un attivismo fondato sull’etica della salute della comunità; l’impegno sarebbe meno evidente, se si fosse intervenuti nella zona scelta come indicatore con risultati simili a quelli delle altre amministrazioni.

L’informazione parziale del PM10 diventa silenzio assordante per altri inquinanti, in particolare sulla diossina. E’ stata il tema delle ultime elezioni amministrative, dell’invettiva di Grillo sulla Food Valley alla diossina. Ma la promessa di Pizzarotti sul forno inceneritore più controllato al mondo e sulla pubblicazione dei valori dell’inquinamento cittadino è rimasta tale.

Per giustificare provvedimenti che hanno un forte impatto economico e sociale come quelle prospettate, è eticamente necessario pubblicare dati più rappresentativi della realtà, estendo la rilevazione in altre aree. Per monitorare il forno inceneritore, sono state costruite altre quattro centraline; quindi è possibile. Sono raccolti altri dati, anche sulla diossina, e sono possibili confronti con gli anni precedenti. Perché non dare ad essi la stessa visibilità e pubblicità?

Lamberto Soliani
lamberto.soliani@unipr.it