Rileggere insieme il Messaggio del Vescovo alla città, rileggerlo con gli occhi e le sensibilità diverse di laici credenti immersi nel mondo del lavoro, come Federico Ghillani, della scuola e dei giovani come Danilo Amadei e delle nuove e vecchie povertà come Cecilia Scaffardi, che è anche moderatrice dell’incontro, è stata la preziosa opportunità offerta dalla Tavola rotonda al Seminario minore lunedì 26 gennaio.

Il messaggio del Vescovo è un atto di amore alla città, fatto di parole chiare nella analisi della situazione, coraggiose e dure nelle denunce, ma anche ricche di speranza e di profezia. Un discorso che, come un filo rosso, riprende temi già trattati fin dal 2009, all’affacciarsi della crisi di una città che è fatta di volti e di persone che dobbiamo sapere incontrare e conoscere per poter fare insieme scelte che possano dare speranza al futuro nostro e dei giovani. E il Vescovo sceglie come icona, come immagine da cui partire nella riflessione la Deposizione dell’Antelami, che è la cosa più preziosa della nostra Cattedrale, in cui nei tempi antichi era collocata al centro davanti all’altare con la croce del Risorto come luce e punto di riferimento. E nella Deposizione ci riconosciamo nei volti delle persone che soffrono, in coloro che si impegnano nell’aiuto, in chi invece è indifferente e si limita a guardare. La scelta della icona, concordano i due relatori, commuove e illumina, una scelta moderna che pone l’arte come strumento per capire il mistero della fede e del dolore, che invita tutti gli uomini di buona volontà a riflettere sui nostri limiti, sulle sofferenze e le fragilità delle persone per poterle comprendere e condividere in comunità fraterna.

 

Riprendendo lo sguardo sulla città e su quanto possa essere sostenuta la persona nella sua dignità, Danilo Amadei individua fra i più pesanti ostacoli la disuguaglianza tra le persone e le famiglie, in una forbice che si allarga sempre più: in sette anni sono raddoppiate le persone che si rivolgono ai servizi sociali per l’acuirsi della povertà che è vista come scelta, come colpa, come malattia sociale. D’altro lato Parma primeggia per la ricchezza nei depositi bancari e nelle proprietà immobiliari. La crisi fa soffrire sempre più per la povertà di abitazioni, sono oltre 2000 le richieste di case popolari mentre esistono tanti appartamenti vuoti di alto costo, una grave anomalia determinata da scelte urbanistiche sbagliate sullo sviluppo della città ma che impegnano nell’immediato sia i privati proprietari ma anche le istituzioni pubbliche a mettere a disposizione e a recuperare con le ristrutturazioni alloggi adeguati. Fra le altre gravi piaghe sociali sta l’emergenza educativa: sono 300 i ragazzi in età adolescenziale che abbandonano la scuola, un numero decuplicato in sette anni, è stato ridotto il sostegno ai ragazzi disabili, distruggendo la cultura della integrazione che è una ricchezza sociale; sono quasi 4000 i minori in carico ai servizi sociali mentre è pesante la riduzione delle opportunità per i minori, dalla tutela della salute alla crescita con lo sport, alla musica, all’arte e alla cultura cui si accede ormai solo a pagamento. A queste si aggiunge il tema della solitudine e della delega alle famiglie e al “fai da te” con le badanti per la cura delle persone anziane. Un malessere sociale, che rileva il Vescovo, ha un indicatore nascosto nei suicidi, 45 a Parma nel 2013. Federico Ghillani completa il quadro delle emergenze con la situazione del lavoro che presenta aspetti di estrema gravità anche a Parma, come ogni giorno tocca con mano negli incontri e negli ascolti delle tante persone in cerca di lavoro o che il lavoro l’hanno perso, con la disoccupazione giovanile al 23,7%. Emergono poi le situazioni di lavori che producono distorsioni ai diritti e alla stessa dignità del lavoratore. Come nelle categorie del commercio e dei servizi, ove i rapporti interinali, gli orari parcellizzati , gli stipendi al di sotto del limite di sostenibilità contribuiscono alla distruzione della normale convivenza familiare. Come nell’area grigia dell’assistenza alle persone anziane con orari ininterrotti di 20-22 ore, ma anche nelle aziende in fase di riorganizzazione o nelle stesse strutture pubbliche come la Provincia con i dipendenti pubblici che hanno stipendi fermi da sette anni.

E’ comunque necessario a suo avviso assumere consapevolezza delle cause profonde della crisi economica, collegate anche agli effetti della globalizzazione che ha determinato equilibri nuovi nell’utilizzo di risorse in intere zone del mondo, prima deprivate di diritti elementari, per renderci conto che la crisi comporta per noi un cambiamento di vita e di benessere. E’ necessario, come ci invitava Giuseppe Dossetti, dire che la notte è notte per potere poi vedere l’aurora. Da qui l’esigenza di valorizzare e utilizzare le ricchezze e le risorse che già noi abbiamo, mettendo insieme le forze di tutti coloro che operano per il bene comune, acquisendo la concezione dialogica, che negli ultimi tempi si è persa, che la città è un prodotto collettivo di tante persone che agiscono insieme, avendo come esempio l’impegno disinteressato e l’energia dei giovani del fango che, come dice il Vescovo, ”hanno messo le ali, dimostrando che le tante facce della crisi non appesantiscono al punto da tenerci schiacciati a terra”. E in tema di lavoro l’invito ai giovani a non sedersi, a sfruttare al massimo la formazione a reinventarsi il loro lavoro.

L’ultimo spazio dell’incontro è dedicato alle fonti che generano fiducia e che il Vescovo individua nelle famiglie, che devono essere messe in grado di svolgere la loro missione di donare fiducia, nelle forme di aiuto reciproco e di volontariato e nelle realtà associate desiderose di partecipare alla costruzione del bene comune, fra le quali ricorda i 40 anni della Caritas. Infine, come la scena dell’Antelami ci mostra, chi vede la vicinanza delle persone buone al condannato e cambia la propria prospettiva e cambia sè stesso donando a sua volta fiducia.

Come la comunità di Parma può essere generatrice di fiducia e di speranza?

Secondo Amadei una difficoltà importante è la visione interpretata dalle istituzioni che solo il nuovo garantisce correttezza e cambiamento nella gestione della polis, per cui vengono ignorate le esperienze positive che già esistono creando quindi conflitti e perdite di opportunità. Così, ad esempio, nell’utilizzo dei giovani volontari, che il Comune ha limitato ad 8 rispetto ai 50 degli anni precedenti o alla cessazione della convenzione con l’Auser che è stata una ricchezza nell’affiancare i servizi sociali e culturali. Parma invece avrebbe bisogno di una guida, un punto di riferimento per la comunità, che mettesse insieme tutte le esperienze, le associazioni, le persone di buona volontà per operare il bene comune, con lo stile del dialogo, degli incontri, del metodo della non violenza. Una esigenza, che ha particolare valore specie nel campo della politica con la ricerca dell’unità e della collaborazione, e che sarebbe importante iniziare dalla emergenza educativa.

La riflessione di Ghillani è rivolta in particolare alla comunità cristiana ed al suo impegno per vincere l’indifferenza e animare la passione per la polis. Molto spesso si è evitato di parlare dei problemi concreti per paura di dividersi, senza considerare che la comunità è costituita dalle diversità. Il suo sogno, confessa, è quello di una città dove l’incontro con l’altro sia una opportunità, dove prima viene la considerazione della appartenenza all’umanità come figli di Dio, poi vengono le differenze che devono essere armonizzate con un lavoro di dialogo, incontro, conoscenza, stile ecclesiale, stando vicino alle persone, cominciando dalle più deboli.

Il dibattito arricchisce le indicazioni dei relatori con altre proposte: di proseguire la riflessione con incontri su temi specifici del messaggio, di coinvolgere le Nuove parrocchie, di costituire il Consiglio pastorale diocesano come un luogo riconosciuto del contributo dei laici, di attivare una scuola di formazione politica, di promuovere un osservatorio permanente, di valorizzare il settimanale diocesano.

La conclusione a tre voci è l’affermazione che il Vescovo richiede una risposta nel tempo, che ci invita a cambiare la nostra visuale, concentrandosi sulle priorità e a camminare non da soli ma insieme facendo rete, nella certezza come conclude il Messaggio “che la croce gemmata del Risorto è segno che dare fiducia, offrire una proposta buona, genera futuro e innesta uno sviluppo buono”

Graziano Vallisneri