Mi inserisco nel dibattito culturale attorno ai tragici fatti di Parigi ad opera del fondamentalismo islamico. Lo faccio molto sommessamente per il rischio di essere travisato.

Per questo premetto senza riserve la mia condanna piena della violenza predicata e praticata dagli islamisti fanatici, che non può avere giustificazione alcuna. Dal 1789 in poi laicità e libertà sono patrimonio imprescindibile della cultura occidentale. Ma nel “trittico” del 1789 c’erano anche uguaglianza e fraternità e noi siamo figli di quei valori. Ma quale fraternità c’è in una vignetta che irride in maniera volgare i simboli religiosi cari a una persona o addirittura a un intero popolo?  E’ vero che il senso del sacro si è molto affievolito da noi, ma esiste ancora. Ognuno di noi ha delle “cose” che sente sacre; può essere la propria madre, ma anche il proprio Dio. Il dissacrare offende queste persone e le fa soffrire. Non dovremmo mai provocare scientemente sofferenze al prossimo. Si può fare satira senza arrivare alla dissacrazione. Gli autori satirici italiani sono maestri in questo: satira intelligente, pungente, mai blasfemica.

 

Io non propongo certo sanzioni o censure, ma vorrei solo ricordare che la libertà di ognuno, che è sacra nelle nostre istituzioni, non può mai essere assoluta, ma deve darsi dei limiti, quali il rispetto per gli altri, come del resto ognuno di noi cerca di fare nelle proprie attività di ogni giorno. Un appello allora all’autodisciplina anche per l’autore satirico, tanto più necessaria in una società multiculturale qual è la nostra, per non lasciarsi andare a una sorta di orgasmo della matita, che può essere anche occasione di morte. Poi, certo, mi si  dirà “questo non ferma l’estremismo”. Ma almeno si offrirà un’occasione in meno e ne guadagnerà la civiltà del convivere.

Albino Ivardi Ganapini