È un momento oggettivamente molto difficile per il nostro paese: è persino troppo ovvio sottolinearlo. Difficile per le persone, per le famiglie, per i giovani, per un mondo che vive una conflittualità crescente, con un crescente disagio dei popoli.

Questa difficoltà è accentuata da troppi segnali negativi, in Italia soprattutto.

 

Credo abbia colpito tutti, profondamente, quello che è si è scoperto nel Comune di Roma, un sistema di corruzione, che non è poi molto dissimile da quello che emerse, e solo in parte, a Parma pochi anni fa. Salvo che a Roma si profilerebbe addirittura l’esistenza di un metodo mafioso che avrebbe guidato le scelte dell’amministrazione comunale della capitale d’Italia.

Ancora più odiosa nei fatti di Roma è la speculazione compiuta sull’assistenza agli immigrati, così come la degenerazione di una parte del terzo settore, che umilia gli stessi valori fondativi della cooperazione sociale, e offende chi onestamente vi opera, inducendo a una riflessione sulla confusione di valori e sull’ipocrisia che ha permesso che nessuno o quasi nessuno, prima dell’intervento della magistratura, osasse denunciare quello che avveniva.

Stupisce soprattutto lo stupore: quello della politica in particolare, che fa finta di non vedere e poi, dopo un qualche arresto eccellente, fa altrettanto finta di stupirsi e indignarsi.

Esattamente come avvenne a Parma dopo gli arresti e le indagini sulla corruzione locale. Una corruzione che alcuni avevano denunciato da tempo e con coraggio, trovandosi però isolati, mentre altri, che allora preferivano non vedere o semplicemente non si curavano di informarsi, oggi si arrogano il diritto di pontificare. Ma va così: è la politica degli annunci, della memoria cortissima, dell’immagine che sovrasta la sostanza, dell’ignoranza che finisce per dettare le linee.

Di fronte al degrado, nascerebbe istintiva la tentazione di astenersi da tutto e non solo dal voto. Ma per contrastare il pericolo di una deriva morale, che renderebbe forse irreversibile la crisi, il paese ha bisogno ancora di più, oggi, di impegno gratuito, di un senso collettivo di responsabilità, che si traduca anche in gesti concreti, a cui tutti noi siamo chiamati.

Ciascuno deve portare il suo granello, per credere nel domani e non farsi vincere dalla rassegnazione. Il Borgo ci sta provando, in particolare con il progetto del Laboratorio di cittadinanza attiva, la nostra scuola di formazione civile, rivolta ai giovani. Un progetto che parla di futuro, di fiducia nella democrazia, della necessità di estendere più possibile la consapevolezza dei diritti, in primis quello di partecipare, di essere protagonisti della politica, per poterla cambiare, un contrasto efficace alla deriva del presente.

Paolo Scarpa