Domenica 19 ottobre 2014 il contatore web del sito «Viva il Concilio» ha superato la ragguardevole e simbolica cifra di 1.000.000 (un milione) di pagine visitate, proprio nel giorno della beatificazione di Paolo VI, l’altro papa del Concilio Vaticano II.

Ora però è giunto il momento, annunciano i coordinatori, di ripiegare lo stendardo di «Viva il Concilio». Lo avevamo creato, srotolato e sventolato in una stagione ecclesiale in cui si avvertivano dure reazioni e turbolenti correnti anti-conciliari. Con giovanile audacia e sapiente risolutezza due vegliardi quali il card. Carlo M. Martini e mons. Luigi Bettazzi si unirono a un drappello di teologi per difendere, vigilare e presidiare la frontiera dell’eredità conciliare.
Mille e trecento giorni sono trascorsi da allora e il panorama ecclesiale è andato radicalmente trasformandosi: da un lato, sono venuti alla ribalta drammatici scandali e disdicevoli giochi di Palazzo, che hanno infamato e sfigurato l’immagine pubblica della Chiesa cattolica; dall’altro, l’annuncio inatteso delle dimissioni di Benedetto XVI e l’elezione di Francesco, il primo pontefice a non aver preso parte all’assise conciliare, hanno restituito smalto e trasparenza al volto della comunità cristiana.
Oggi non serve più invocare a voce alta “Viva il Concilio”, per la semplice ragione che il Concilio, lo spirito del Concilio, vive e gode di ottima salute. E una riprova è stata la vivacità e l’esuberanza espresse nel recente Sinodo straordinario dei Vescovi sulla famiglia. Una vivacità e un’esuberanza che avrebbe/avrà rallegrato il nostro amato Cardinal Martini. Tutta la pastorale di Papa Francesco, nella testimonianza quotidiana, nei gesti, nelle parole delle omelie a Santa Marta come nella Evangelii gaudium, trasuda lo spirito e la lettera dei testi conciliari. Così l’incipit della Gaudium et spes, “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo” diviene concreta vita nella vicinanza del Papa al dramma dei migranti a Lampedusa, nell’incontro con i “cartoneros” in Vaticano, nel messaggio per la giornata della pace 2015 dedicata alla lotta contro la schiavitù moderna. Che oggi si presenta, denuncia il Papa, con le persone costrette a prostituirsi, con le schiave e gli schiavi sessuali; con le donne forzate a sposarsi, dopo essere vendute in vista del matrimonio o trasmesse in successione ad un familiare alla morte del marito senza che abbiano il diritto di dare o non dare il proprio consenso. Ed ancora con quanti, minori e adulti, sono fatti oggetto di traffico e di mercimonio per l’espianto di organi, per essere arruolati come soldati, per l’accattonaggio, per attività illegali come la produzione o vendita di stupefacenti, o per forme mascherate di adozione internazionale. A tutte queste “periferie” la Chiesa di Papa Francesco si fa prossima come un’”ospedale da campo”, per lenire dolori e angosce. E’ una Chiesa che non cessa di ricercare l’unità voluta dal Signore con i fratelli separati, come l’abbraccio di Francesco con il patriarca Bartolomeo, rinnovando quello di Pietro e Andrea, sta a significare, e come pure l’anelito e l’impegno costante di tutti i leaders religiosi per la pace. Una chiesa rinnovata che fa pulizia al proprio interno, con passaggi certo difficili ma decisi con coerenza e determinazione da Papa Francesco, con la riforma della Curia, la ristrutturazione dei settori economici, la repressione della pedofilia. Ma soprattutto la celebrazione del Sinodo straordinario per la famiglia ha realizzato con lo stile voluto da Papa Francesco fatto di trasparenza, franchezza, parresia nella libertà, la massima sinodalità e convivialità richieste dal Concilio. Ed i vescovi hanno visto arricchite le proprie visioni dalla esperienza delle coppie di sposi presenti alle assemblee, come pure dalle segnalazioni e proposte di tanti laici di tutte le diocesi del mondo nella fase preparatoria, che hanno così reso il dibattito più aderente alle urgenze ed alle problematiche concrete delle famiglie. Ed anche il nostro Vescovo Enrico , nel raccontare la propria esperienza di padre sinodale, ha confessato di essere tornato profondamente segnato dal clima creato nelle assemblee, dalle testimonianze e dallo stile dei confratelli e degli invitati.

 

Per cui ora ci invita a continuare con lo stesso stile sinodale il percorso che continua anche nella nostra Diocesi in vista del prossimo Sinodo ordinario dell’ottobre 2015: uno stile fatto di ascolto, collaborazione, impegno di approfondimento e verifica cercando di realizzare quello che è stato anche il sogno del Concilio, di vedere una Chiesa che è espressione di tutto il popolo di Dio, più familiare e meno clericale.

Graziano Vallisneri