Mi spiace di non trovarmi d’accordo con alcune valutazioni di Albertina Soliani riportate sulla scorsa newsletter.

Dice Albertina”…il popolo col voto ha detto che non gli va questa politica, questa regione, questo PD”. Io dico che non era in gioco la politica nazionale, tantomeno il governo nazionale, ma la politica e il governo di una regione, che ha visto dimettersi per una condanna in secondo grado il Presidente della regione e ha visto inquisiti per i rimborsi giudicati indebiti ben 41 consiglieri su 50.

Questo scandalo delle “spese pazze” ha riguardato consiglieri di tutti i partiti. E infatti l’astensione ha toccato tutto l’elettorato. Il PD stesso ha perso tanti elettori, mantenendo tuttavia la stessa percentuale di prima tra gli elettori votanti e portando a casa ben 30 consiglieri contro i 24 precedenti. E’ stata una lezione di profonda moralità culturale e politica, come dice Albertina. Sono d’accordo se riferita a questa politica. Diversi miei amici e familiari non sono andati a votare non per protesta contro Renzi, ma contro i consiglieri inquisiti nei quali hanno perso la fiducia. Una grande delusione! E questo naturalmente a prescindere dall’entità in gioco dei rimborsi e del merito relativo. Personalmente sono convinto che la gran parte degli inquisiti saranno prosciolti, a cominciare dai nostri del PD di Parma, ma intanto l’effetto è stato questo. E il PD ha pagato come tutti, perché non è emersa una differenza rispetto agli altri in termini di inquisiti. Riporto alcune testimonianze. Da La Repubblica del 28 novembre: Gianni Morandi per la prima volta non è andato a votare e dice “anche da noi ci sono gli scandali; sembrava che certe cose non succedessero, invece li hanno presi con le mani nella marmellata”. Ancora la Repubblica del 30 novembre, nel commentare la voglia di partecipare registrata al festival delle idee di Reggio Emilia, si chiede: “dov’era tutta questa gente domenica scorsa quando si votava?…Questa gente è ancora tutta qui con la passione di sempre…” e rivela quanto emerso da uno studio riservato commissionato dal PD: la grande maggioranza degli elettori ha confessato di essere rimasta a casa perché delusa dallo spettacolo dei consiglieri regionali sorpresi con le mani nel sacco…Insomma non è che l’Emilia si è disaffezionata alla politica, ma a quella politica”.

Ultima citazione, quella autorevole di Ilvo Diamanti, che su Repubblica del 1 dicembre scrive” …e  se molti, troppi in Emilia-Romagna non hanno votato, è, anzitutto e soprattutto, per sfiducia, disincanto verso la classe politica e dirigente non nazionale, ma regionale”

“La seconda lezione, dice sempre A.Soliani, è una forte scossa all’assetto politico odierno…l’ambizione del nuovo PD di tenere i voti della sinistra e di acquisire quelli della destra si rivela perdente”. Non capisco da dove si veda. I voti in più alla Lega sono frutto di un rimescolamento interno alla destra (tracollo di Forza Italia). E poi un pò di prudenza a classificare chi è destra e chi è sinistra: la novità di Renzi è di non essere prigioniero di queste usurate categorie, ma di puntare a programmi che combattano le disuguaglianze e facciano ripartire un Paese fermo nella palude da anni, chiedendo il voto a chi ci sta senza fargli “l’analisi del sangue”. ” Il patto con Berlusconi non convince, penso che sia antistorico”, dice Albertina. Penso sia chiaro a tutti che il patto riguarda solo le riforme, così come tutti riconoscono che su quelle istituzionali è opportuno cercare il consenso di tutti. Ma non riguarda il programma di governo, su cui Berlusconi è all’opposizione (vedi voto sul Jobs Act). C’è poi da considerare che le riforme istituzionali richiedono in Parlamento maggioranze tali, per cui non bastano i voti dei soli partiti di governo, e che una buona fetta di parlamentari, quelli di Grillo, sono indisponibili. Qui sta l’abilità di Renzi, di aver saputo “usare” Berlusconi, senza essere a sua volta usato. Realista, altro che antistorico. Questa è una fase di transizione : rilancio dell’economia e riforme, poi si tornerà a dividersi in maniera più chiara.

Albino Ivardi Ganapini