Il Convegno su Carlo Buzzi (1922-2004) a dieci anni dalla morte, che ha coinvolto amici, politici, storici è stata certo l’occasione di ricordare a 360 gradi la vita di un importante protagonista della vita sociale e politica di Parma nell’ultimo secolo, ma anche quella di ampliare lo sguardo su valori, presenze, incidenza del movimento cattolico democratico sulla società italiana.

Relazioni, testimonianze e ricordi si sono susseguiti nella consapevolezza che tutti gli ambiti di intervento di Carlo Buzzi debbano essere ricondotti alla visione unitaria della sua personalità ricca di doti preziose e soprattutto di una grande fede. Così il ricordo personale di Giorgio Pagliari, che ha sottolineato tre aspetti significativi: il modo in cui si approcciava alle vicende politiche, fatto di equilibrio e di fermezza, di durezza nella mitezza, di capacità di affermare le idee senza alzare la voce, privilegiando sempre il confronto nel merito dei problemi. Ed ancora lo spessore dell’impegno politico che si basava su una forte convinzione morale ed infine l’umiltà di continuare a dare il proprio contributo, dopo la lunga esperienza parlamentare (1953-1983) ad ogni livello anche di più piccolo rilievo. Così la relazione di Guido Bodrato, già ministro della P.I e del Bilancio, che pone al primo posto dell’impegno politico di Carlo, la virtù aristotelica dell’amicizia, quindi i valori, lo stile, il servizio per il bene comune.

 

Carlo Buzzi appartiene alla seconda generazione degli esponenti della Democrazia Cristiana, dopo quella dei fondatori come De Gasperi, e dei professorini Dossetti, La Pira, Fanfani, Lazzati. Una generazione fatta di giovani che venivano dall’Azione Cattolica, che vivevano la politica come dovere morale nella fedeltà al Vangelo e alla Costituzione. Carlo aveva in più la ricchezza di rimanere anche in politica un educatore, che già da ragazzo aveva iniziato a essere come Delegato Aspiranti all’Oratorio di San Benedetto e poi maestro elementare a vent’anni. Il mondo della scuola è stato il campo privilegiato della sua azione sia associativa che politica. Aveva fondato l’Associazione dei maestri cattolici, il Sindacato insegnanti della Cisl, e come parlamentare e poi Sottosegretario, ha seguito le riforme più importanti della Pubblica Istruzione: della scuola media unica, che ha segnato un salto di qualità per la crescita dei giovani e il progresso del paese, l’istituzione del tempo pieno, la scuola materna statale, i decreti delegati con l’avvio della democrazia nella scuola. L’impegno di Carlo per la scuola si realizza con la valorizzazione degli insegnanti cattolici impegnati nella scuola pubblica come educatori e formatori di tanti giovani alla democrazia negli anni di ricostruzione dell’Italia. Nicola Antonetti, dal punto di vista dello storico, ripercorre la vita sociale e politica di Buzzi, dal primo decennio fino ai trent’anni, con un intreccio straordinario di impegni ecclesiali, politici, sindacali, mentre va consolidandosi la sua concezione politica con il primato della persona sullo stato, l’umanesimo mariteniano, la laicità come valore, con riferimento al Vademecum dei cattolici impegnati e al Codice di Camaldoli. Pur essendo mandato da Mons.Colli all’impegno politico, Carlo lo visse sempre con autonomia, libertà e indipendenza nei confronti della Chiesa e del suo Vescovo, come vero laico cristiano adulto. Le sue scelte di campo sono a sostegno del mondo popolare, dei ceti più bisognosi, che nella DC trovano rappresentanza nella componente nella sinistra sociale di Pastore e poi Donat Cattin. Così nel 1960, con gli altri amici di Parma, rifiuta l’appoggio al governo Tambroni e poi sostiene la scelta di Moro per la collaborazione con i socialisti e lo sviluppo del centrosinistra.

Con questa sensibilità di apertura ai cambiamenti ed al rinnovamento si pone nei confronti delle vicende italiane, cercando di capire la contestazione studentesca del 1968, schierandosi nel referendum per il divorzio, sostenendo Martinazzoli per la fondazione del Partito Popolare Italiano, con uno sguardo lucido per capire limiti e prospettive dei partiti. Tutti i relatori che seguono, pur indagando secondo il proprio ambito di specializzazione, Luciano Pazzaglia per la scuola, Giuseppe Desideri Presidente Aimc, Luigi Giorgi per il cattolicesimo democratico, sono concordi nel rilevare le caratteristiche essenziali di Buzzi che rispecchiano sempre grande coerenza e solidità . Così Corrado Truffelli nel presentare il tema “Buzzi e la Chiesa”, ribadisce come sia interno alla chiesa e al mondo cattolico laico più popolare, avendo acquisito dal padre la sensibilità sociale, con la formazione negli anni dell’0ratorio, con la continuità ideale dell’impegno di Delegato aspiranti e la scuola magistrale. Poi la partecipazione al Cenacolo Diocesano di apostolato che lo aiuta a progredire nella fede nella comunione fraterna e il passaggio dalla formazione all’impegno in tanti settori, che in quegli anni esprimono la capacità di autorganizzazione del mondo cattolico, e di Buzzi nell’inserirsi. La fedeltà alla chiesa di Parma si esprime poi secondo le opportunità offerte, come Responsabile della scuola diocesana di formazione sociale e con la partecipazione attiva al Sinodo promosso dal Vescovo Cocchi. Anche nei momenti in cui il mondo cattolico è diviso, nel tempo di crisi della GIAC, nei contrasti con Gedda , negli anni di avvio del centrosinistra, Buzzi si muove con ponderazione e attenzione come negli incontri che su sollecitazione di Moro fa con i Vescovi emiliani o nei rapporti costanti con i parroci di montagna e della bassa, di cui è punto di riferimento per le esigenze della popolazione, sia l’avvio di un cantiere, il contributo per un oratorio, un corso per i giovani o l’apprendimento degli artigiani.

Con tutti si rapporta con il suo stile, che faceva percepire il suo sforzo di vivere come cristiano, con il volto aperto e sorridente, con convincente ottimismo, uno stile di estrema sobrietà e riserbo nel rispetto per le persone. Così promuoveva il consenso con lo spirito di servizio nella consapevolezza di una missione da compiere per conto di altri da noi. Infine toccanti le parole lasciate nel “nunc dimittis” , un travaglio vissuto nell’incertezza nello spirito e nell’azione ma sostenuto dalla preghiera e dalla meditazione.

Il Convegno si è concluso con una tavola rotonda che ha consentito agli amici più vicini, nella esperienza parlamentare come Pierluigi Castagnetti e Giampaolo Mora, e nella scuola come Franco Ferrari e Albertina Soliani, di aggiungere testimonianze affettuose su aspetti particolari vissuti insieme, in un mosaico che ci lascia commossi e arricchiti da una lezione di vita.

Graziano Vallisneri