La Relazione finale del Sinodo straordinario sulla famiglia votata dai Vescovi  diventa ora il documento preparatorio – Lineamenta – per il prossimo sinodo ordinario, sempre dedicato alla vocazione e missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo, che avrà luogo a Roma il prossimo ottobre.

La relazione viene ora  consegnata  alle Chiese locali perché  riflettano  sulle proposte e prospettive  “coinvolgendo l’intero popolo di Dio sotto l’azione dello Spirito Santo per trovare vie di  verità e di misericordia per tutti”. E’ questo l’auspicio che Papa Francesco ha rivolto ai vescovi invitandoli “al coraggio della fede e all’accoglienza umile e onesta della verità nella carità.”

E il primo approccio della Chiesa di Parma al documento è avvenuto lunedì 10 novembre al teatro dell’Oratorio di San Benedetto dove Lucia e Carlo Rossi e don Demetrio dell’Ufficio famiglia della Diocesi, lo hanno presentato al Consiglio Pastorale zonale ed  ai Consigli pastorali delle tre nuove parrocchie di Parma Centro, ai gruppi sposi e alle famiglie. Un  discorso a tre voci, a volte segnato dalla  emozione di Lucia nello scoprire l’universalità delle domande sulla famiglia nel mondo, o dall’entusiasmo di Carlo nell’ indicare le tante prospettive di lavoro dopo il Sinodo, che impegneranno quest’anno la comunità diocesana alla luce di una affermazione  che è una certezza di fede : Dio vuole bene alla famiglia, una istituzione che è nel cuore della esperienza umana.

Dopo aver ricordato i passi importanti del cammino preparatorio, dal questionario inviato a tutte le diocesi del mondo, e anche da Parma sono giunte al Vescovo le risposte  e i contributi di esperti e  gruppi, il Concistoro di febbraio con la relazione del Cardinale Kasper, che ha suscitato reazioni e consensi , i relatori hanno raccontato il Sinodo. Con un giudizio unanime sulla straordinarietà di questo evento che ha suscitato la grande attenzione dell’opinione pubblica, che ha visto un dibattito acceso e vivace dentro e fuori dell’aula sinodale, che si è svolto all’insegna di  grande trasparenza, libertà e parrèsia realizzando la collegialità e la sinodalità voluta da Papa Francesco,  che nell’omelia conclusiva aveva messo in guardia i vescovi dai rischi dell’irrigidimento ostile, del buonismo distruttivo,  e ancora da quello di trascurare il deposito di fede nella tradizione come pure la realtà. E invece la relazione, a differenza dei documenti magisteriali precedenti  ricchi di parole belle  su come dovrebbe essere la famiglia, parla il linguaggio di chi vive dall’interno, di famiglia come grembo di gioie e di prove, di affetti profondi e di relazioni a volte ferite, comunque di famiglia come scuola di umanità che assume per la  Chiesa un ‘importanza del tutto particolare come soggetto imprescindibile per l’evangelizzazione. Così la realtà della famiglia di oggi viene descritta in tutta la sua complessità, nelle sue luci e nelle sue ombre, mettendo in evidenza sfide particolari  che variano a seconda delle latitudini,   separazioni e divorzi in occidente, la  poligamia e i matrimoni combinati in Africa , il ruolo più gravoso per la donna, che molto spesso sostiene i figli cercando lavoro in altri paesi, in Asia.

Ma in ogni caso la sfida per la chiesa è quella di accogliere le persone con la loro esistenza concreta, saperne sostenere la ricerca, incoraggiare il desiderio di Dio e la volontà di sentirsi parte pienamente  della Chiesa anche in chi ha sperimentato  il fallimento. Sfide contemporanee che hanno come condizione decisiva quella di mantenere fisso lo sguardo su Gesù Cristo, contemplare il suo volto perché , come suggerisce Papa Francesco, ogni volta che torniamo alla fonte della esperienza cristiana si aprono strade nuove e possibilità impensate..

Dai vangeli emerge l’esempio di Gesù , che ha assunto una famiglia, ha dato inizio ai segni nella festa nuziale a Cana, ha annunciato il messaggio concernente il significato del matrimonio come pienezza della rivelazione che recupera il progetto originario di Dio, ma nello stesso tempo ha messo in pratica la dottrina manifestando il vero significato della misericordia, con la samaritana e l’adultera.

La centralità del Vangelo della famiglia è ripresa nella terza parte della relazione, sulle prospettive pastorali,  in cui viene affermato che l’evangelizzazione è responsabilità di tutto il popolo di Dio, ognuno secondo il proprio ministero e carisma a partire dalla testimonianza  gioiosa dei coniugi e delle famiglie, per cui è richiesta una conversione missionaria a tutta la chiesa. Così l’importanza della preparazione al matrimonio, dell’accompagnamento degli sposi nei primi anni di matrimonio, ma anche una cura pastorale con sensibilità nuova per cogliere gli elementi positivi presenti nei matrimoni civili e nelle convivenze. Situazioni che vanno affrontate in maniera costruttiva cercando di trasformarle in opportunità  di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del Vangelo. Infine il capitolo dedicato alle famiglie ferite, ai separati, divorziati risposati e al loro rapporto con la comunione sacramentale. Un tema che ha avuto grande rilievo sulla stampa e su cui le relazioni del Card.Kasper e del Card. Ergo avevano indicato strade di possibili aperture  che invece non trovano risposte definite nei punti della relazione (punto 53) ma solo la sollecitazione di un approfondimento della tematica. Alla stessa stregua l’attenzione pastorale verso le persone con orientamento omosessuale (punto 55) rimane un problema aperto, limitandosi alla riaffermazione della loro accoglienza con rispetto e delicatezza, evitando ogni marchio di discriminazione, ribadendo comunque l’assoluta mancanza di analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia.

In conclusione il documento finale ci dà una pista di ricerca e di lavoro, non mette la parola fine alla discussione ma indica per essa uno stile nuovo , segnato da rispetto, ascolto e umiltà.

Discussione che inizia subito col dibattito, con riflessioni e domande aperte sui percorsi da seguire, sulla crisi di umanità della famiglia, sul ruolo dei laici, poco rappresentati al Sinodo, sulla mancanza della teologia e della  tradizione del primo millennio  che potrebbe offrire utili indicazioni.  E’ iniziato un cammino che coinvolgerà tutti durante quest’anno riempiendo il vuoto tra i due Sinodi.

 

Graziano Vallisneri