“Ricomincia dalla panchina”:  si  usa questa espressione per quei giocatori (di calcio ma non solo) che, dopo un lungo infortunio, non sono ancora pronti per scendere in campo ma possono almeno sedersi tra le riserve, riassaporare il clima della partita e  magari provare a giocare almeno qualche minuto.

Ebbene,  riprendendo alla lettera questa espressione, con la sola variante del plurale, si potrebbe dire che anche il Centro storico di Parma  “ricomincia dalle panchine”: sì,  proprio da quelle strutture, in legno o in alluminio riciclato, che alcuni giorni fa sono stati sistemate in Piazza Garibaldi e Piazzale C. Battisti.

Ma cosa c’entrano le panchine della Piazza con quelle dei campi di calcio?  Bè, il fatto è che il nostro Centro storico, come i giocatori infortunati,  è da tempo malato, colpito negli ultimi tempi da diverse patologie che ne hanno seriamente compromesso la vivibilità e la fruizione:  la crisi del commercio al minuto, il degrado dei luoghi – legato anche alle difficoltà di attuare correttamente la raccolta dei rifiuti – ,  la presenza sempre più invadente di persone dedite ad attività illecite. In generale, la sensazione avvertita da molti è che il Centro, mutuando il termini da contesti  ben più importanti, sia orami diventato solo “un’espressione geografica”, cioè che non sia più riconosciuto come il luogo privilegiato (e a ciò deputato da centinaia di anni)  per  incontrarsi, passare il tempo libero, partecipare alla vita della città.

La scelta dell’Amministrazione di ricollocare alcune panchine nell’area più centrale di Parma è quindi il segno della volontà di invertire questa tendenza, offrendo agli abitanti – ma anche ai turisti – la possibilità di riappropriarsi delle piazze storiche  della città e di  viverle in modo slow, come si dice oggi (e pazienza se, data la stagione, ben pochi hanno finora usufruito di questa opportunità).

Naturalmente – e qui il paragone sportivo torna pertinente – la, o meglio le panchine sono solo il punto di partenza per tornare a svolgere in un prossimo futuro un ruolo da protagonista; e da questo punto di vista la novità, pur apprezzabile e importante anche come segnale di un’inversione di tendenza, non è però sufficiente se non è accompagnata da altri interventi di rilancio del Centro.  Le ricette, su questo punto, divergono decisamente: c’è chi propone di facilitare l’ accesso dei veicoli e chi, al contrario, propone di  rafforzare la pedonalizzazione.

Se quest’ultima proposta sembra più coerente con la scelta di collocare le panchine (che risulterebbero superflue se la fruizione del Centro avvenisse prevalentemente con l’auto), quello però che è necessario e cruciale, prima di qualunque decisione, è formulare un’”idea”, un progetto su come far (ri)vivere la città storica e su come debellare quei mali cui si accennava sopra.

In caso contrario, c’è il rischio concreto che le panchine,  anziché il primo passo verso l’auspicata rinascita del Centro storico, diventino invece l’emblema di una città ormai irrimediabilmente “seduta”.

 

Riccardo Campanini