E’ ancora materia di conflitti l’analisi del periodo che va dalla metà degli anni novanta ad oggi a Parma, attraversati dal fenomeno Ubaldi e che ha visto l’ultimo capitolo nella vittoria di Federico Pizzarotti alle elezioni comunali del 21 maggio 2012.

Il dibattito al Borgo del 29 ottobre su “quanto resta del sogno ubaldiano” lo ha confermato.

La chiave di lettura che noi abbiamo proposto vuole mostrare l’esistenza di un processo storico ben preciso, che ha avuto una genesi (la nascita di Civiltà parmigiana da una costola del centrosinistra e la vittoria elettorale del 1998), una fase iniziale più vitale (il primo mandato di Ubaldi), una fase di riflusso e di progressiva implosione culturale (il secondo mandato), la successiva deriva etica e la presa di potere da parte di un comitato di affari, terminata con gli arresti.

In questo processo, il centrosinistra di Parma appare come il vero Convitato di pietra, protagonista occulto che si cela dietro la catena delle proprie sconfitte elettorali, dal 1998 al 2012, queste le più clamorose, perché maturate in una condizione di teorica assenza di avversari, salvo forse l’unico vero avversario, che, paradossalmente, sembra essere proprio il centrosinistra stesso, nelle sue ambiguità, nella sua difficoltà strutturale a leggere la città, a comprenderne le dinamiche culturali.

Perché questa soprattutto è l’anomalia politica di Parma: una città che vota stabilmente a sinistra, ma che ne boccia altrettanto sistematicamente la classe dirigente locale, quando si tratta di scegliere il proprio sindaco.

E’ emerso anche al dibattito del Borgo, moderato da Riccardo Campanini, in cui ci siamo confrontati con Sergio Manghi, Maria Teresa Guarnieri, Giuseppe Bizzi e un pubblico qualificato, in cui erano presenti alcuni dei protagonisti di battaglie recenti, da Roberto Lisi a Carla Mantelli, oltre a intellettuali, come Marco Adorni.

Lo ha messo in evidenza con lucidità e pacatezza Sergio Manghi e lo ha ribadito Giuseppe Bizzi, sottolineando entrambi, come nel 1998 si sia manifestata una discontinuità culturale netta rispetto al passato, e come, a fronte di questo fenomeno, il centrosinistra si sia smarrito, sperperando energie nelle proprie dinamiche interne. La spaccatura di Mario Tommasini fu emblematica di una sinistra che perdeva un rapporto forte, storico con la sua base sociale.

Maria Teresa Guarnieri durante il dibattito ha rivendicato la qualità del lavoro della Giunta Ubaldi e ha anche ricordato il disagio che ha avvertito nel difficile rapporto che, da alleato elettorale nel 2012, ha intessuto con il Pd. Roberto Lisi ha evocato l’originaria collocazione nel centrosinistra del suo movimento, ma come fu il Partito Popolare nel 1998 a volere rompere l’alleanza con Civiltà Parmigiana attorno alla candidatura condivisa di Stefano Lavagetto, che portò quindi alla candidatura di Ubaldi e alla sconfitta del sindaco uscente.

Dall’altra parte, Carla Mantelli ha sottolineato come si siano rivelate sacrosante molte delle battaglie di opposizione condotte allora da parte dei gruppi consiliari Ds e Margherita, come per esempio su Piazza Ghiaia, sul Ponte Nord o sulle politiche urbanistiche.

Le ferite sembrano quindi rimanere ancora tutte aperte e questo testimonia ancora di più la necessità che si intensifichino analisi e confronto per comprendere quanto è avvenuto e ancora sta influenzando pesantemente la città.

Eppure ancora oggi il centrosinistra fatica ad affrontare compiutamente un esame critico di questa fase storica, caratterizzata dalle sue quattro sconfitte consecutive, che per il Pd risultano forse ancora materia inesplorata.

Il cilicio autopunitivo che la città oggi indossa, che si concretizza nell’attuale amministrazione Cinquestelle, è frutto in buona parte di errori proprio del centrosinistra.

E finché il Pd in particolare non avrà la forza intellettuale di affrontare con fiducia il confronto con la città, così come con sé stesso e le proprie contraddizioni, é difficile pensare a quel cambio di passo, di cui invece Parma avrebbe necessità.

Paolo Scarpa