Investimenti e produttività è il binomio che deve essere fortemente rilanciato, sia a livello culturale che programmatico, se si vuole salvare l’Italia dal disastro economico e sociale.

L’Italia è stata, ed è ancora, la seconda potenza manifatturiera in Europa, dopo la Germania: questa scelta ci ha dato il boom ed il vero sviluppo economico. Ora ci vuole una strategia del Paese per progettare e programmare un piano per la manifattura avanzata. In Italia ed in Emilia, in particolare il Pil derivante dalla manifattura, dall’economia del “fare” è ancora preminente nel processo economico. Bisogna spostare l’attenzione dal dibattito sul 3% del debito al 3% da investire in innovazione.

 

Sono queste alcune linee con forza ed intelligenza espresse dal prof. Franco Mosconi, docente di economia industriale della Università di Parma, nel convegno promosso da Il Borgo a Palazzo Soragna, a conclusione della Festa della Storia, sul tema “Parma e l’Europa oggi”.

La Germania ha promosso un piano organico per investire nella manifattura, in linea con le linee guida dell’Europa: clima ed energia, salute e nutrizione, mobilità, sicurezza, comunicazione. Anche l’Italia per uscire dalla crisi e guardare al futuro deve darsi una strategia comune e fare le scelte conseguenti; deve rafforzare la rete politecnica, deve incentivare la formazione del settore, deve investire di più nel rapporto ricerca e sviluppo, deve mettere in sinergia le voci crescita, competitività ed occupazione. In questi ultimi anni due tragedie hanno colpito il Paese: la crescente disuguaglianza ed il crollo degli investimenti; sono segni che fanno paura, perché ci dicono che siamo un Paese che non crede nel futuro.

Per ripartire bisogna rileggere i progetti formulati da Delors, da Prodi, dall’Agenda di Lisbona, le speranze di Europa 2020, ma tenere anche presente che oggi si è ribassato tutto il mercato internazionale.

Il nostro territorio emiliano riesce a soffrire meno la crisi perché ha avviato la strutturazione dei Distretti, un’organizzazione di impresa che permette anche alle medie e piccole imprese di essere presenti positivamente nel mercato mondiale facendo rete e sinergia. Bisogna però migliorare il sistema Italia, oggi al 18° posto in Europa per la competitività .

La crisi sta stringendo i tempi obbligandoci tutti ad un salto culturale ed organizzativo indispensabile per sopravvivere e rilanciare le grandi potenzialità che il nostro Paese (ancora fra le prime 10 potenze manifatturiere del mondo) continua ad avere.

Eugenio Caggiati