Gli errori della politica locale spesso sono fondati su analisi e interpretazioni demografiche sbagliate. Esempi evidenti sono lo sviluppo edilizio del comune di Parma e la crescita della grande distribuzione negli ultimi 10 anni.

Sono stati giustificati dalla previsione di una crescita da 180mila a 210mila abitanti in 10 anni, quando in realtà la popolazione con cittadinanza italiana è stabile e crescono solo gli stranieri. Aumentano i poveri: gli stranieri, gli anziani, i giovani senza lavoro. Offerta e domanda non si incontrano: i capitali pubblici e privati impegnati nelle abitazioni invendute e nei centri commerciali sono improduttivi e in perdita. Inoltre le analisi della popolazione, quando corrette, sono concentrate su dettagli annuali mentre le trasformazioni demografiche devono essere lette e interpretate su una scala generazionale (30 anni) o almeno decennale per non essere sempre impreparati alle trasformazioni prevedibili. Infine, anche quando si parla di fenomeni specifici come la famiglia e l’immigrazione, è sempre utile fornire almeno un ridotto quadro del contesto generale, per attribuire al problema illustrato la sua giusta dimensione.

 

Il caso più recente è “Il Rapporto provinciale 2013 sull’immigrazione. Gli immigrati nella provincia di Parma” pubblicato ai primi di ottobre. La stampa locale vi ha dato ampio risalto, evidenziando il calo degli stranieri come argomento fondamentale. Anche nella presentazione si afferma: “Gli stranieri residenti in provincia di Parma al 1° gennaio 2014 sono 58.472, poco più di 2.000 persone in meno rispetto al 2013, ovvero il 13,2% dell’intera popolazione parmense. E’ la prima diminuzione di popolazione straniera da quasi vent’anni.” Tra i numerosi e gravi problemi dell’immigrazione è quello meno importante; soprattutto non è vero. Si afferma che in provincia gli stranieri sono diminuiti dai 60.550 del 1° gennaio a 58.472 del 31 dicembre. Ma i dati anagrafici del 1° gennaio comprendevano italiani e stranieri che già se ne erano andati da tempo. Il 9 ottobre 2011, la popolazione registrata in anagrafe era di 444.607 persone, ma il censimento (convenzionalmente stabilito per il 10 ottobre) ne rilevò 427.434. Con le verifiche successive ne sono stati rintracciate alcune migliaia, ma altre migliaia erano effettivamente emigrate. Nell’anno 2013 è stata attuata la correzione, evidenziando un calo contabile di stranieri e di italiani. Al censimento precedente fu commesso l’errore opposto. Nel 2001 i non censiti furono cancellati subito dall’anagrafe; le persone rintracciate con le verifiche obbligatorie furono poi reinserite nel 2003. Si parlò di un forte incremento della popolazione come mai era avvenuto a Parma: la provincia era aumentata dalle 399.738 persone residenti del 1° gennaio alle 413.198 del 31 dicembre del 2003.

Parte prevalente delle differenze tra censimento e anagrafe è imputabile al comune di Parma: in città le persone sono più facilmente anonime, più frequentemente sono sole e hanno una mobilità maggiore. A causa della correzione, nel 2003 la popolazione del comune passò da 164.528 a 174.471. Molti la interpretarono come una crescita reale. Con quell’incremento demografico, Parma avrebbe superato le 220mila persone in pochi anni: quindi occorreva costruire. Con il censimento del 2011, la correzione effettuata nell’anno 2013 ha diminuito la popolazione totale da 190.522 a 188.792; ma non si è parlato di recessione, benché sia evidente che alcune migliaia di residenti hanno una presenza occasionale o sporadica, benché registrate in comune. Gli stranieri da 29.831 sono diventati 28.378; un calo di 1.500 sui 2.000 della provincia.

In questo conteggio degli stranieri, occorre considerare che nel 2013 in provincia 657 hanno acquisito la cittadinanza italiana. Negli anni prossimi, con il raggiungimento del 18° anno, i nati in Italia potranno diventare cittadini italiani su semplice domanda; nelle età più giovani sono il 25% della loro generazione. Ma questa acquisizione della cittadinanza difficilmente aiuterà l’integrazione: diventeranno cittadini italiani mentre in famiglia i genitori e i fratelli maggiori resteranno stranieri. Il sentimento di cittadinanza e di appartenenza alla comunità difficilmente riuscirà a superare l’affetto, l’appartenenza alla famiglia e alla sua cultura.

Correttamente il rapporto evidenzia che la crisi economica incide fortemente sui percorsi di inserimento dei cittadini stranieri. Il numero totale delle persone (italiani più stranieri) in cerca di occupazione in provincia di Parma è passato da 14mila nel 2012 a 16mila nel 2013. Il tasso di disoccupazione è aumentato dal 6,3% del 2012 al 7,5% nel 2013. Benché inferiore a quello nazionale, quello giovanile ha raggiunto i massimi storici: 19,2% nel 2012 e 22,8% nel 2013. Sui 16mila disoccupati, gli stranieri sono quasi 8mila; il loro tasso di disoccupazione (20,7%) è quattro volte quello degli italiani (4,9%); è maggiore di quello nazionale (17,3%). Per tutti, i rapporti di lavoro dipendente a tempo indeterminato e a tempo pieno sono sostituiti da lavori temporanei, con aumento della precarietà e peggioramento qualitativo delle condizioni di lavoro. La regressione economica delle famiglie e degli anziani è evidenziata pure dalla forte diminuzione nelle assunzioni di badanti durante il primo trimestre 2014 (-19,4%).

La mancanza di lavoro e i redditi bassi aggravano l’emergenza abitativa, in particolare per i cittadini stranieri che vivono prevalentemente in affitto. In provincia, i provvedimenti di sfratto emessi nel 2013 riguardano 877 famiglie, un aumento del 10,31%, rispetto al 2012. Le richieste di esecuzione sono state 826 (-27,73% rispetto al 2012) e le esecuzioni 420 (+3,45% rispetto al 2012). Gli alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP) in gestione all’Azienda Casa Emilia-Romagna di Parma (Acer-Parma) sono 6.048, di cui 5.638 occupati. Per l’85,2% da famiglie italiane (4.807) e per il 14,8% da famiglie originarie da altri paesi (831). Gli stranieri rappresentano una minoranza nell’ERP (14,8%) come confermano le nuove assegnazioni del 2013 per il 70% sono consegnate a famiglie di italiani.

Per l’accesso ai servizi sanitari, il Rapporto della Provincia evidenzia un calo dell’utenza allo Spazio Salute Immigrati dell’Ausl di Parma nel 2013, in particolare per le donne (1259 soggetti contro i 1464 del 2012). Nel 2013 i consultori hanno prestato assistenza in gravidanza a 2026 donne, delle quali 1242 (61,3%) straniere. Le donne seguite dopo il parto sono state 2248; tra esse 688 (30,6%) immigrate.

E’ scopo dichiarato del Rapporto “fornire informazioni e indicatori sui diversi settori, monitorarli nel corso del tempo quale strumento utile per esprimere valutazioni, approfondire la lettura della presenza di cittadini stranieri nel territorio provinciale, sfatare alcuni “luoghi comuni” – ad esempio la presenza di cittadini stranieri in alloggi pubblici, tutt’altro che maggioritaria, così come la percentuale di bambini stranieri nelle scuole, indubbiamente significativa in un contesto di fatto interculturale, ma certamente non tale da poterla definire invasione – e soprattutto programmare interventi adeguati nelle diverse fasi di accoglienza, al fine di migliorare il livello di integrazione e prevenire battute di arresto nel percorso di coesione sociale”.

L’informazione sugli stranieri è precisa e dettagliata. E’ carente la capacità di analisi e previsione per indicare soluzioni.

Nell’età 0-2 anni, in provincia gli stranieri nati in Italia sono il 25%; in città il 28%. Durante l’età scolastica aumenteranno, per l’arrivo di nuove famiglie con bambini nati all’estero. Soprattutto sono diversamente distribuiti sul territorio, con netta prevalenza in alcuni quartieri cittadini. In queste scuole saranno maggioranza, anche per effetto delle iscrizioni alle scuole private di chi desidera evitare le difficoltà delle classi con bambini che non parlano correttamente l’italiano e la condivisione dei problemi di formazione con le loro famiglie. Anche il rapporto conferma che il percorso scolastico dei ragazzi stranieri continua ad essere caratterizzato da una maggiore difficoltà rispetto a quello dei compagni italiani, in tutti i gradi d’istruzione. Nella scuola primaria undici bambini stranieri su cento risultano in ritardo rispetto alla classe frequentata. Nella riuscita scolastica (percentuale di promozioni), si conferma una differenza fra studenti italiani e stranieri a vantaggio dei primi, sia nella scuola secondaria di primo che secondo grado. Denunciare i problemi è necessario; ma non sufficiente. Quali proposte?

E’ assente la percezione di un problema che si aggraverà per tutti i lavoratori cinquantenni nei prossimi anni: troppo vecchi per lavorare, troppo giovani per la pensione. Avviene per i lavoratori italiani a causa delle nuove leggi sulla pensione e sul lavoro; sarà più forte per gli stranieri, che in prevalenza svolgono lavori pesanti e hanno contribuiti scarsi o nulli. Attualmente le generazioni più numerose sono i 45enni tra gli italiani e i 35enni tra gli stranieri: ma verso il 2030 molti di questi supereranno i 50-55 anni. L’immigrazione sostituisce le mancate nascite (3.800-4.000 bambini all’anno, mentre le generazioni dei loro genitori di 35-45 anni sono oltre 7.000) a breve termine; non a medio termine, perché anche gli stranieri invecchiamo, aggravando i problemi che per alcuni anni hanno contribuito a risolvere.

Come dichiarato nel titolo, il rapporto parla solo degli stranieri. Ma questo non aiuta a far comprendere il problema demografico nazionale e locale, non meno grave del debito pubblico e del calo del Pil, e favorire l’integrazione degli stranieri per l’interesse collettivo. E’ necessario evidenziare il contesto, che a molti sfugge. E’ sufficiente leggere nella Gazzetta di Parma in rete i commenti agli articoli che presentano il problema della scuola e delle abitazioni, quando riguardano anche gli stranieri. Non è percepito che Parma è cambiata perché ha pochi figli da circa 40 anni: i nipoti sono la metà dei nonni. Pochi comprendono che senza i meridionali e gli stranieri anche la città sarebbe come molti paesi di montagna con molte case vuote e l’abbandono. La presenza degli stranieri, la sua incidenza positiva nella produzione di ricchezza e i vantaggi dell’integrazione, i problemi che essi vivono e quelli che parte di essi determina devono essere visti nella situazione storica che viviamo, almeno brevemente: la diminuzione delle nascite, i mutamenti delle strutture familiari, l’invecchiamento della popolazione e degli occupati, il ritardo nel passaggio all’età adulta, la disoccupazione giovanile, le difficoltà delle giovani famiglie e di quelle numerose, la fatica delle donne nel conciliare cura dei figli e lavoro, l’assistenza agli anziani con e senza famigliari, i lavori utili alla collettività ma non qualificati e trascurati dai locali.

Senza il contesto economico e sociale, senza una valutazione degli effetti a medio termine le scelte delle amministrazioni difficilmente sono comprese e spesso sbagliano gli obiettivi. In politica, le buone intenzioni non sono sufficienti.

Lamberto Soliani
lamberto.soliani@unipr.it