Aeroporto, Teatro Regio, Scuola per l’Europa… Sono tante, troppe le realtà cittadine importanti per la loro funzione, ma ancor più per il loro significato simbolico, che rischiano la scomparsa o il ridimensionamento.

La difficile situazione in cui versano queste ed altri assi portanti dell’economia e della cultura parmense contrasta in modo quasi beffardo con l’immagine di quella città in continua e tumultuosa espansione associata nei giorni scorsi al nome e alla memoria di Elvio Ubaldi, cioè di colui che più di ogni altro si è speso per la “grandezza” – economica, culturale, infrastrutturale – di Parma. Quante volte, negli anni a cavallo tra il 2° e il 3° millennio, il nome della nostra città è infatti stato accostato a quello di “capitale” – della musica, dell’ambiente, del buon cibo… – a volte, come appunto nel caso della gastronomia, rilanciando un’opinione già consolidata, in altri casi invece perseguendo nuovi ed inediti “primati”?

 

Oggi, a distanza di un decennio, non solo quel tentativo di ridare a Parma quel ruolo di capitale che l’Unità d’Italia le aveva tolto è definitivamente svanito, ma sono addirittura in forse le eccellenze, come quelle citate all’inizio, che garantivano comunque alla nostra città una sostanziale “diversità” rispetto agli altri capoluoghi emiliano-romagnoli. Anzi, come è stato autorevolmente ricordato a proposito dell’aeroporto, proprio la scelta fatta alcuni anni fa dalle istituzioni parmigiane di cercare accordi con i grandi scali nazionali, rinunciando ad entrare “alla pari” in un sistema aeroportuale regionale (e ai conseguenti finanziamenti pubblici), è quella che oggi rischia di portare il “Verdi” alla chiusura. E analoghe considerazioni si potrebbero fare per il Regio, che ha sempre sdegnosamente rifiutato qualunque equiparazione agli altri Teatri della Regione in nome di una superiorità di cui però oggi si fa fatica a trovare traccia.

Naturalmente è ingeneroso (e anche storicamente inesatto) attribuire la crisi di oggi alle scelte di Ubaldi, che come noto terminò il suo mandato nel 2007 e negli anni seguenti non fu certo accondiscendente rispetto a molte decisioni dell’Amministrazione Vignali. E’ invece corretto, approfittando anche delle riflessioni che hanno accompagnato la prematura scomparsa del fondatore di “Civiltà Parmigiana”, provare a disegnare il rilancio di Parma partendo da presupposti decisamente diversi, visto anche il quadro economico radicalmente mutato, e non certo in meglio.

Un buon punto di partenza può essere quello formulato alcuni giorni fa sulle pagine del quotidiano locale dall’ex-“dirimpettaio” di Ubaldi, ovvero Vincenzo Bernazzoli, che ha invitato quanti sono interessati al futuro di Parma e del suo territorio a ragionare in termini di “area vasta”, che, in parole povere, vuol dire considerare Reggio, Piacenza, Cremona, ecc., non più come città “rivali”, né tantomeno “suddite”, ma come parte integrante di un unico sistema territoriale, economico e culturale.

L’alternativa (già dietro l’angolo) è che Parma continui, malinconicamente, a ”ballare da sola” illudendosi di essere ancora capitale. Ma ormai solo di se stessa.

Riccardo Campanini