Il 7 ottobre 1999 il cardinale Carlo Maria Martini, in occasione del sinodo per l’Europa, parlava nel suo intervento del “sogno” di un nuovo Concilio che ripetesse l’esperienza di incontro universale tra i vescovi per sciogliere alcuni nodi disciplinari e dottrinali.

E fra questi temi aveva posto la carenza di vocazioni, il ruolo delle donne e dei laici nella Chiesa, la famiglia e la morale sessuale.

 

Il suo sogno sembra realizzarsi in questi giorni con il Sinodo straordinario dei Vescovi in un confronto che assomiglia molto ad un concilio ristretto. A partire dal clima conciliare che riflette i tre doni richiesti allo Spirito Santo da Papa Francesco per i padri sinodali nell’omelia del 4 ottobre alla Veglia di preghiera : il dono dell’ascolto di Dio, fino a sentire con Lui il grido del popolo, poi la disponibilità a un confronto sincero, aperto e fraterno, che ci porti a farci carico con responsabilità degli interrogativi che questo cambiamento d’epoca porta con sé. Il terzo dono sta in uno sguardo, lo sguardo su Gesù Cristo per assumere il suo modo di pensare, di vivere e di relazionarsi. Con la gioia del Vangelo ritroveremo il passo di una chiesa riconciliata e misericordiosa, povera e amica dei poveri; una Chiesa in grado di “vincere con pazienza e amore le afflizioni e le difficoltà che le vengono sia da dentro che da fuori” (Lumen gentium,8).

“Per ricercare ciò che oggi il Signore chiede alla sua Chiesa, aggiungeva ancora Papa Francesco, dobbiamo prestare orecchio ai battiti di questo tempo e percepire l’”odore” degli uomini d’oggi, fino a restare impregnati delle loro gioie e speranze, delle loro tristezze ed angoscie. A quel punto sapremo proporre con credibilità la buona notizia sulla famiglia”. La Chiesa, nel segno del realismo chiesto e praticato da Francesco, guarda in faccia la situazione attuale e per prima cosa non fa calare dall’alto i suoi giudizi e le sue censure ma valorizza gli elementi positivi. Come chiedeva il Cardinal Martini, di non cadere nell’atteggiamento farisaico ma di rintracciare il bene e il buono che ci sono dovunque, per partire di lì in vista di un percorso di purificazione utile per tutti.

E le indicazioni di Francesco, come viene riportato dall’”Indice del Sinodo” della rivista Il Regno, quasi una rubrica di cronaca quotidiana sui lavori assembleari, sono seguite dai padri sinodali, che parlano con sincerità ed ascoltano con umiltà e fratellanza, lavorando con spirito di comunione senza temere le differenze e i disaccordi, confortati dalla presenza costante del papa che segue con attenzione ogni intervento, intrattenendosi poi all’ora della pausa con numerosi padri sinodali per fare domande, approfondire argomenti, proporre suggerimenti come un “qualsiasi” padre sinodale. Così gli interventi, che riportano non tanto relazioni o allocuzioni ma riflessioni personali per discernere insieme a tutti, rispettano il tema centrale del Sinodo – sfide pastorali sulla famiglia nel contesto della evangelizzazione- secondo l’Instrumentum Laboris, che ha analizzato e sintetizzato le molteplici indicazioni raccolte nei questionari pervenuti da tutte le diocesi del mondo. I padri sinodali sono del resto consapevoli che questo è un sinodo pastorale, che avvia un percorso lungo almeno un anno, che coinvolgerà ancora tutto il popolo di Dio, fino alla fine della XIX assemblea ordinaria dedicata alla famiglia nell’ottobre del 2015. E giova senz’altro al Sinodo la presenza fisica dei laici, fra cui 13 coppie di sposi, che testimoniano in prima persona le esperienze di vita e le difficoltà concrete della famiglia, evitando che il dibattito possa ridursi ad una disputa dottrinale tra cardinali e teologi. Con questo Sinodo, suggerisce puntualmente Vito Mancuso, avviene il compimento del Vaticano II che non era riuscito ad estendere il rinnovamento ecclesiale iniziato da Papa Giovanni XXII anche all’ambito della morale individuale e familiare, perché Paolo VI sottrasse all’assise conciliare la possibilità di dibattere sulle questioni sessuali avocando a sé l’intera materia e pubblicando poi l’enciclica Humanae vitae. Con essa, sia nel contenuto che nel metodo, la Chiesa ritornò al preconcilio ed ora i padri sinodali sono chiamati a prendere atto della estraneità al mondo ed alla pratica di tanti cattolici praticanti di quelle norme morali.

Ma certo il confronto voluto da Papa Francesco va molto al di là del tema della famiglia , dei cambiamenti in atto, della disputa sulla estensione della comunione ai cattolici divorziati e risposati. Perché è in gioco la concezione di una nuova chiesa e, come ci ricorda Enzo Bianchi “ è in gioco il volto del Dio invisibile, un volto che noi cristiani conosciamo solo nel volto di Gesù Cristo, colui che ci ha narrato, spiegato, fatto conoscere Dio. E’ in gioco il volto del Dio misericordioso e compassionevole, come sta scritto nel suo Nome santo dato a Mosè e come è stato raccontato da Gesù, suo figlio nel mondo, il quale non ha mai castigato i peccatori, mai li ha puniti ma li ha perdonati ogni volta che li ha incontrati, spingendoli così al pentimento e alla conversione”.

Così la barca di Pietro ha preso il largo per affrontare il mare aperto e lo fa con coraggio come sta dimostrando questo Sinodo.

Graziano Vallisneri