Questa del 2-3-4 Ottobre 2014 è stata la 9^ Giornata parmense per il dialogo interreligioso: è dal 2007 infatti che si svolge questa ricorrenza, che coinvolge mediamente oltre mille studenti e tante persone di ogni età, ceto e gruppo etnico e religioso.

Pertanto il carattere che il FORUM INTERRELIGIOSO ha preferito dare ha privilegiato la riflessione sul cammino svolto, più che mettere a fuoco (come nei precedenti anni un tema specifico). Pertanto – oltre alle consuete visite guidate – la giornata ha avuto un carattere seminariale: nel pomeriggio si sono tenuti alcuni laboratori (uno per adulti e l’altro per studenti, curati rispettivamente da p. Mario Menin e la Luciano Mazzoni), introdotti da una relazione base di p. Fabrizio Tosolini; e la sera, dopo il fraterno convivio, si sono illustrate le esperienze del Forum interreligioso di Milano (con la Carta 2013) e del Gruppo ‘Camminare insieme’ di Fiorano-Sassuolo (Modena).

 

Tuttavia un tema faceva sempre da sfondo ed ha connesso in realtà tutti i momenti: quello della pace. Infatti, dopo i mesi estivi contrassegnati da un crescendo di violenze anche a sfondo religioso, questa è stata avvertita da tutti indistintamente come la frontiera principale e prioritaria. Anche se non vanno sottaciute le serie e crescenti difficoltà incontrate sia nell’analisi del quadro internazionale sia nella composizione di una lettura comune: impraticabile su diversi argomenti (a cominciare da quello, innegabilmente cruciale per tanti versi, della guerra Israele-Palestina). Ancora una volta abbiamo constatato come ogni qual volta si producono situazioni di conflitto altrove (specie nel vicino Medio oriente) esse si ripercuotono in tempo reale sulle nostre relazioni locali e simultaneamente influenzano le rispettive posizioni: ma con chiavi di lettura in preoccupante divaricazione.

Ora, queste tensioni latenti, mentre affiorano in modo sempre più vistoso, fanno registrare anche atteggiamenti divergenti e volontà di differenziarsi, per riaffermare identità volutamente con marcati segni fortemente identitari. Tutto ciò non può farci interrogare: anzitutto per valutare se non si stia lentamente affermando e rafforzando a dismisura le tendenze al fondamentalismo. Il suo richiamo pare sia avvertito dentro ad ogni mondo religioso ed i più avvertiti antropologi lo considerano ormai un trend di lungo periodo destinato a vincere. Come reagire e favorire invece una contro-tendenza che riporti in primo piano l’esigenza di una empatìa profonda, come base e premessa di un vero dialogo?

Mi permetto di richiamare una citazione che mi pare pertinente: nel suo recente intervento all’ONU il presidente degli USA Obama non solo ha precisato che non si tratta di una guerra all’Islam, ma semmai ai nemici del vero Islam; ma soprattutto che “nessun bambino nasce con l’odio nel cuore”… per responsabilizzare tutti -le religioni in primis- ad un corale e massimo sforzo educativo da destinare alle nuove generazioni.

Sono dunque questioni che non si possono delegare agli “addetti ai lavori”. Mi sento di dichiararlo con convinzione e decisione, dal momento che colgo un po’ in tutti i mondi religiosi (a cominciare dalla chiesa cattolica locale) la preoccupazione anzitutto di rafforzare le proprie forze, consolidare la propria organizzazione, rilanciare i propri princìpi (senza ridiscutere le distorsioni delle rispettive tradizioni culturali e teologiche); e nel contempo di relegare questi temi alla marginalità o alla discrezionalità. Rischiando pertanto di produrre una doppia chiave di comprensione nella coscienza dei fedeli e degli operatori pastorali, della serie: “prima i nostri problemi, poi quelli degli altri”. Il mondo di oggi ha bisogno di una ben diversa predisposizione d’animo: che restituisca il primato alla famiglia umana, alla sua unità nella convivenza pacifica, prima di ogni altro fattore identitario. Pare invece guardare a questa bussola papa Francesco, promotore nel giugno scorso di una formidabile iniziativa di preghiera comune, tra figli di Abramo: che i falchi di ciascuna delle tre grandi famiglie (ebraica, cristiana, musulmana) hanno rapidamente e in tanti modi cercato di ignorare, ridimensionare od affossare.

Personalmente insisto nel ritenere che non vi sia alternativa ad una seria revisione dei programmi educativi che ponga l’educazione interreligiosa al primo posto, fin dalla famiglia e dalla scuola dell’infanzia; auspicando pertanto che a Parma ed ovunque si diffondano tanti fecondi semi di pace: i soli in grado di sconfiggere quelli della discordia e dell’odio.

 

Luciano Mazzoni – studioso di antropologia delle religioni e coordinatore del Forum Interreligioso di Parma