La III^ edizione dell’Expo Taro Ceno, svoltasi a Compiano il 23 e 24 agosto scorsi, aveva un titolo molto evocativo: “Cibo: per il corpo, per la mente, per il cuore”.

All’indomani dell’iniziativa, Andrea Pontremoli – Ceo della Dallara Automobili e, è proprio il caso di dirlo, motore instancabile, sin dal 2012, di questa iniziativa che dà lustro a tutto l’Appennino parmense – spiega il titolo con queste parole: “Innanzitutto, Cibo per il corpo sia perché volevamo evidenziare la qualità dei nostri prodotti, sia perché il nutrirsi è quello che permette all’uomo di lavorare”. Incontro l’ingegner Pontremoli presso il quartier generale della Dallara Automobili in Varano de’ Melegari. Egli così prosegue: “Cibo per la mente perché è essenziale richiamare l’importanza della conoscenza, che oggi più di ieri è alla base di ogni processo di innovazione”. Da qui alla scuola il passo è breve: “In Dallara” – egli prosegue – “basata com’è non in una città, né tantomeno in una metropoli ma qui sull’Appennino, crediamo fermamente nell’education e nella formazione continua; ossia, nell’importanza di formare le persone di domani e, a un tempo, permettere di cambiare lavoro a coloro che l’hanno perduto. In una parola, vogliamo contribuire a soddisfare la curiosità dell’uomo. E posso dire con soddisfazione che non siamo soli: Dallara Automobili non è sola in questa avventura ma è, più semplicemente, il punto di aggregazione di tanti altri soggetti privati come ad esempio si sta verificando col nuovo IFTS (sul quale ritornerò) dimostra”.

 

Manca ancora – osservo – la spiegazione del terzo anello della catena, ossia, il Cibo per il cuore. L’idea è quella di attribuire importanza a ciò che sta al di fuori – ma intorno – all’impresa; difatti – egli afferma – “con l’espressione cibo per il cuore abbiamo voluto sottolineare come le nostre imprese, grandi e piccole, abbiano trovato qui ‘il cuore’ per i loro prodotti, nel senso che il nostro territorio ha finito col rappresentare per loro il vero valore aggiunto”. Non vivremo – qui sull’Appennino parmense così come in tante altre zone della nostra Emilia-Romagna – in grandi città dove, all’apparenza, pensi di aver di tutto: ma sappiamo che cos’è il valore della Comunità (o, meglio, delle Comunità). Osserva, al riguardo, Pontremoli: “La Comunità è quel ‘luogo’ dove le persone condividono un obiettivo più alto di loro, che travalica il loro proprio interesse; un ‘luogo’ ove si coltivano passioni, l’amicizia in primo luogo, senza cadere sempre in un egoistico do ut des. Dalle nostre parti, si possono fare le cose per il piacere di farle. Dirò di più: qualunque cosa ti accada hai la certezza che qualcuno ti aiuterà”.

Molti sono gli esempi che si potrebbero citare a dimostrazione di queste idee, che hanno come denominatore comune lo sforzo di creare (o ricreare) – per dirla con le parole di Pontremoli – “uno sviluppo sostenibile in zone come queste, considerate depresse”. Si badi bene: si tratta – e la cosa merita una forte sottolineatura – di uno sforzo corale, come l’organizzazione dell’Expo Taro Ceno di per sé dimostra. Sono tanti, infatti, gli Enti pubblici e privati (fra questi ulitmi, spicca la Fondazione Andrea Borri) che hanno concorso all’organizzazione dell’evento, potendo contare su decine e decine di volontari.

Andando più a ritroso, Andrea Pontremoli si sofferma – come esempio cruciale per meglio comprendere le (nuove) relazioni fra un’impresa di eccellenza e il suo territorio di tradizionale insediamento – su ciò che dall’inizio degli anni Duemila è stato costruito nel campo della formazione tecnica. Torniamo, così, all’anello centrale della catena, il “cibo per la mente”. Spiega il Ceo della Dallara: “Ci sta molto a cuore, come prima accennavo, la formazione per i giovanissimi (almeno diplomati), che sono disoccupati; la facciamo appoggiandoci agli Enti di formazione”.

Ci può fare – domandiamo – alcuni esempi? “Sì. Dallara è il partner principale per l’organizzazione, presso il plesso scolastico di Fornovo di Taro, sia del corso di ‘Tecnologo di Prodotto/Processo nella meccanica’, che del corso di ‘Disegnatore meccanico’. Abbiamo poi costituito in partnership con Acmi, A-Due, Barilla, Cedacri e Turbocoating il ‘Comitato tecnico scientifico presso l’I.I.S.S. Carlo Emilio Gadda’ volto, per l’appunto, a individuare un efficace raccordo tra gli obiettivi didattici e formativi dell’Istituto e le esigenze delle imprese del territorio. Da ultimo, nel quadro delle misure nazionali di promozione dell’istruzione tecnico-professionale, è nato – con delibera regionale – il ‘Polo per la Meccanica di Fornovo’ di cui fanno parte il già menzionato I.I.S.S. Gadda e l’I.T.I.S. Berenini di Fidenza, nonché tre Enti di formazione (Forma Futuro, Centro Servizi PMI e Cisita) e, insieme a noi, altre imprese private come Bercella e Carbon Fiber”.

Ma la storia, per quanto assai positiva, non finisce qui, stando almeno a una recente (era il 23 luglio scorso) delibera della Giunta regionale dell’Emilia-Romagna. Chiediamo dunque all’Ing. Pontremoli: è così? “Sì, è proprio così, perché in quella data la Regione ha approvato i ‘Percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore a valere sul piano triennale della Rete Politecnica regionale’. Ebbene, il nostro progetto – Dallara ne è il partner principale – di ‘I.F.T.S. Tecnico di produzione dei materiali compositi per manufacturing avanzato – Fornovo di Taro’ si è classificato al primo posto. Ecco, in conclusione, un altro segno delle potenzialità del nostro territorio, che si sta riprendendo il valore che merita perché quassù guardiamo all’uomo nella sua interezza. La nostra più grande e profonda soddisfazione risiede nelle percentuali di assunzione dei giovani – diplomati e laureati – che escono dai vari percorsi tecnico-professionali. Sono percentuali strabilianti nell’Italia dei senza lavoro, che vanno dall’80% in su’; anche del 100% in alcuni casi. Le dirò di più: in un caso, è stato necessario organizzare un’asta fra le aziende per assumere tutti i giovani usciti dal corso. La lezione che, con umiltà, ci sentiamo di diffondere è questa: oggi è il ‘non saper fare’ il vero precariato. La domanda vera che sollecitiamo i nostri giovani a rivolgere a loro stessi, è questa: Che cosa sai fare?”.

La conversazione sta volgendo al termine quando, per un caffè, si unisce a noi l’Ing. Gian Paolo Dallara, fondatore e presidente di questa ‘media impresa industriale’ di successo, una delle quasi 4.000 ‘multinazionali tascabili’ italiane censite da Mediobanca e Unioncamere. Parliamo dell’export di questo (Dallara vende all’estero oltre il 90% dei suoi prodotti) come di altri ‘Campioni’ della manifattura italiana di qualità: quell’export che, col suo positivo contributo alla domanda aggregata anche negli anni bui del post-crisi 2008 (anni che stiamo ancora vivendo), ha salvato il Paese dal tracollo. E parliamo delle crescenti diseguaglianze che attraversano la società italiana, e del grido d’allarme lanciato in piena estate dalla Caritas sugli oltre 5 milioni di persone che in Italia vivono sotto la soglia della povertà. Un grido, duole dirlo, caduto nel silenzio e senza un’adeguata reazione da parte delle classe politica e delle élite del Paese. Parliamo di tutto questo e di altro ancora. La ricetta magica su come salvare l’Italia dal suo lento declino non ce l’ha nessuno. Vi è però qui, forse più che altrove, la consapevolezza che il Paese è forse all’ultimo momento utile per provare a ripartire dalle sue tante comunità e dalla sua manifattura di qualità. Persone e imprese coi piedi ben piantati sul territorio ma lo sguardo rivolto al mondo: lo stabilimento gemello di quello che ora sto visitando si trova a Indianapolis, stato dell’Indiana, Stati Uniti d’America. E non è che uno degli esempi.

Franco Mosconi