La giornata a Betania , domenica 15 giugno, si apre nello sfondo della icona di Pietro, alla “porta bella”, quando dice allo zoppo che chiede l’elemosina “Non ho oro, né argento, ma quello che ho te lo dono”.

Pietro non aveva né argento né oro, e con Pietro anche Giovanni  e tutti gli apostoli. Povera era la chiesa primitiva, poveri erano i primi cristiani, poveri di beni materiali ma ricchi delle ricchezze dello spirito. Possiamo dire altrettanto oggi della nostra Chiesa di Parma? Ci conduce nella riflessione Don Luigi Valentini, Vicario generale della Diocesi, che parte dall’intervento di Papa Francesco prima del conclave, quando commentando le parole dell’Apocalisse “Io sto alla porta e busso”, richiama Gesù che non è fuori dalla porta per entrare ma chiede alla chiesa di uscire. Una chiesa fatta di uomini peccatori, sempre in cammino, in cui i poveri sono l’elemento essenziale. Una chiesa che si riconverte continuamente, liberandosi delle sovrastrutture e manifestando la sua grandezza nella debolezza della croce. In questo percorso verso la povertà, la cui esigenza era stata già affermata da Giovanni XXIII nel messaggio preconciliare, poi dai cardinali che avevano sottoscritto il “patto delle catacombe”, poi nei vari momenti assembleari del postconcilio fino alla catechesi in San Giovanni Laterano nell’anno del giubileo, Papa Francesco  riprende in modo forte l’ispirazione giovannea con la scelta del nome, con i suoi gesti, con le sue omelie, con la sua prima affermazione “Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri”. Soprattutto la trasfonde  in modo organico nella esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”, che don Luigi ripercorre nei suoi passi più importanti: della trasformazione missionaria della chiesa, della crisi dell’impegno comunitario, dell’annuncio del Vangelo, soffermandosi sulla dimensione sociale della evangelizzazionee e sull ‘inclusione sociale dei poveri. Ogni cristiano ed ogni comunità  sono infatti chiamati ad essere strumenti di Dio per la liberazione e la promozione dei poveri, in modo che essi possano integrarsi pienamente nella società, per questo tutti dobbiamo ascoltare il grido del povero e soccorrerlo.  Un grido per la giustizia  che la Chiesa, guidata dal Vangelo della Misericordia e dall’amore all’essere umano, vuole ascoltare e rispondervi con tutte le sue forze. In questo quadro si comprende  la richiesta di Gesù ai suoi apostoli “Voi stessi date loro da mangiare”(Ma 6.37) e ciò implica sia la collaborazione per risolvere le cause strutturali della povertà e per promuovere lo sviluppo integrale dei poveri sia i gesti più semplici e quotidiani di fronte alle miserie molto concrete che incontriamo.  Parole forti e precise della Esortazione, soggiunge don Valentini, che dovrebbero avere una incidenza pratica nella vita dei credenti e delle comunità di Parma a fronte dei tanti bisogni degli immigrati, che hanno diritto anche ad una assistenza spirituale, ad avere momenti aggregativi, alla capacità della nostra chiesa di favorire l’integrazione.

Il discorso di don Valentini costituisce la premessa pastorale e teologica alla relazione preparata dal gruppo del “Concilio Vaticano II davanti a noi” sul “Servizio ai poveri della Chiesa di Parma: i bilanci della carità”.  Una riflessione che affronta in modo particolare come la povertà interpelli i laici cattolici, sia nella nostra vita personale , per una riconversione ad uno stile di vita sostenibile e rispettoso della sobrietà e della solidarietà. Sia  per la vita della comunità ecclesiale affinchè possa farso carico  dei poveri e degli ultimi che sono con noi. Un impegno che ci chiede di diventare corresponsabili  della vita delle nostre parrocchie, inserendoci con novità di intenti e cuore aperto e generoso nel programma delineato dal nuovo assetto diocesano (NAD). E a questo riguardo viene sottolineata l’importanza della collaborazione delle nuove parrocchie anche sul piano degli aspetti economici e della esigenza di un maggiore coinvolgimento nella raccolta delle risorse e della formazione e gestione dei bilanci  parrocchiali, spesso incompleti e di difficile lettura. Da qui l’auspicio di trasformarli in bilancio sociali, con l’indicazione anche delle iniziative e dei risultati raggiunti rendendoli quindi trasparenti e disponibili alle comunità. Esigenza questa della cultura della trasparenza e della pubblicità che dovrebbero essere rispettate anche per i bilanci diocesani, per rendere chiare la situazione economica e le finalità delle scelte al fine di eliminare sospetti e presentare una immagine della chiesa povera e a servizio dei poveri. Il dibattito arricchisce le relazioni di punti qualificanti e di suggerimenti, giungendo anche a formulare la proposta di una seria e severa riflessione corale per riscoprire la povertà, come invita a fare Papa Francesco, nella chiesa di Parma  che coinvolga in assemblea tutte le varie espressioni del popolo di Dio, che è in Diocesi: presbiteri ,diaconi, religiosi,laici, operatori ecclesiali, associazioni e movimenti.  Don Valentini in modo molto franco  richiama la grande ristrutturazione che sta vivendo la nostra Diocesi con il passaggio da 305 parrocchie alle 68 Nuove parrocchie, in cui sono previsti nuovi organismi (Moderatore, economo, consiglio pastorale, CAEC, servizio ministeriale) ed anche i passaggi e le modalità di formazione e pubblicazione dei bilanci. Alla stessa stregua si opera per i bilanci della diocesi e delle opere diocesane, con la definizione delle responsabilità e dei momenti di pubblicità, come del resto avviene per il rendiconto sull’otto per mille. Dà conto poi anche se sinteticamente delle difficoltà economiche che incontra complessivamente la Diocesi anche in ordine alle più importanti opere da completare. Guarda però con ottimismo e fiducia al  cammino del Nuovo assetto diocesano che  potrà realizzarsi con la gradualità connessa alla necessità  di abituarsi a crescere e a lavorare insieme : un auspicio questo pienamente condiviso dai presenti all’assemblea di oggi, che attraverso le loro proposte intendono dare un contributo al raggiungimento degli obiettivi posti dal Vescovo nel suo piano pastorale.

 Graziano Vallisneri