Per prima cosa cosa L’ha spinta a “buttarsi nella mischia” nuovamente?

In realtà nella mischia ci sono ormai da molto tempo, sebbene impegnata fuori dalle istituzioni.

Mi sono battuta contro la giunta Vignali, partecipando alla stagione di lotte sotto i Portici del grano, denunciando la violazione del patto di rappresentanza coi cittadini e chiedendo le dimissioni della giunta, colpevole di aver generato attraverso l’uso privatistico dell’istituzione pubblica un debito intollerabile,  all’insaputa dei cittadini, eludendo il patto di stabilità e fuori da ogni controllo pubblico,  salvo poi riversarlo sui cittadini inconsapevoli e non responsabili per il suo ripianamento. Mi sono battuta perchè la nuova Amministrazione comunale pentastellata istruisse un’indagine sul debito pubblico, la sua composizione, al fine di individuare la parte di esso illegittima (in quanto estranea all’interesse pubblico ed alle procedure di decisione collettive), per aprire una grande vertenza sul debito con le istituzioni bancarie ed i grandi creditori, allo scopo di ristrutturarlo, ricontrattandone tassi di interesse, tempi di restituzione, importo da restituire. Nonostante gli impegni assunti in campagna elettorale dal M5S, tutte le promesse sono state disattese ed è stato avviato un governo della cosa pubblica opaco, ragionieristico, privo di identità e progettualità politica, fondato sulla logica dell’inasprimento del prelievo fiscale e della riduzione della spesa pubblica. Mi sono battuta contro le politiche di austerità, che in questo momento storico stanno mietendo precarietà, disoccupazione, povertà proprio nel cuore della civilissima Europa, dove i poveri sono 120 milioni su una popolazione di 509 milioni e i disoccupati hanno raggiunto la cifra di 27 milioni. La povertà oggi non è un fenomeno marginale, ma strutturale, legato a processi di concentrazione della ricchezza nelle mani di oligopoli, peraltro in forte competizione tra loro, che innescano processi di delocalizzazione, distruzione di competenze e risorse, deindustrializzazione, privatizzazione di beni comuni. Abbiamo recentemente predisposto ( e presentato alla stampa) con le organizzazioni sindacali e altre associazioni del territorio una piattaforma relativa proprio alla crisi economica e all’individuazione di nuove politiche attive relative al welfare, capaci di dare risposta al bisogno di vita dignitosa e autonoma delle persone nella nostra città. Al centro abbiamo posto proprio il problema delle tariffe dei servizi pubblici e l’esigenza di andare a forme di ripublicizzazione della gestione dei servizi pubblici. Insomma, sono stata fuori dalle istituzioni, senza cariche pubbliche, senza occupare poltrone, ma dentro la vita della gente, dalla parte delle persone, degli ultimi.

Quali sono i principali punti programmatici della Sua lista? E in cosa si differenzia dalla altre forze di sinistra?

Disarmare la grande finanza, ed i suoi piani di assalto, di privatizzazione, di mercificazione, attraverso:

– introduzione di forme di controllo relative al movimento dei grandi capitali

– tassazione delle transazioni finanziarie

– messa fuorilegge delle forme di speculazione finanziaria, come i derivati e simili, responsabili di bolle speculative rovinose

– divieto alle società quotate in borsa di appropriarsi o gestire i beni comuni

– contrastare  la pressione dei portatori di interesse presso le istituzioni europee, che cercano di influenzarne scelte e politiche economiche

– togliere l’indipendenza politica alla BCE

– contrastare la riduzione dell’Unione europea a sola unione monetaria, fondata sul controllo di vincoli quali debito, deficit, tassi di interesse, per avviare comuni politiche fiscali, sui flussi commerciali ecc, allo scopo di impedire da parte delle economie più forti di colonizzare lo sviluppo economico dei paesi più poveri

– revocare il Fiscal compact, che impone la riduzione del debito attraverso tagli quantificabili attorno ai 50 miliardi ogni anno per venti anni, che spazzerebbero via ogni diritto acquisito finora e ogni prospettiva di ripresa.

Creare una forte sinistra europea, in grado di impedire la grande e mortale coalizione tra popolari e socialisti, che è responsabile di tutte le scelte che hanno portato l’Europa vicino al crack economico, come dichiara allertata la Commissione europea stessa in Strategia Europa 2020, dove non nasconde le carenze strutturali dell’Europa e delinea i possibili scenari del futuro, che potrebbero essere: “perdita permanente di ricchezza”, “ripresa fiacca”, “un decennio andato in fumo”. La Lista Un’altra Europa con Tsipras, presente in cinque paesi europei, potrebbe essere la terza forza politica presente nel Parlamento europeo. Solo noi potremmo invertire la fallimentare visione neoliberista, che pensa di poter favorire ripresa e competitività, togliendo norme, vincoli, tutele, lasciando mano libera al mercato ed ai suoi attori finanziari. La rete globale del controllo finanziario è affidata a 43000 attori della finanza, delle banche, delle multinazionali che sovrastano tutto, al punto da distruggere, nella morsa di una competitività insostenibile, i piccoli e medi produttori , capacità produttive di eccellenza e con esse competenze e professionalità preziose acquisite.  Mi permetto di sottolineare che La lista L’Altra Europa con Tsipras è sostenuta dall’appelloCristiani d’Europa votate Tsipras” dove si dice “Crediamo di dover lavorare ad un nostro manifesto che sancisca ufficialmente un diverso modo di intendere la politica da parte dei cristiani: un documento che dica, partendo dal Vangelo e dalla dottrina sociale della Chiesa, che il liberismo è la causa dell’attuale disordine. […] Ci sembra che la figura di Alexis Tsipras, candidato alla carica di presidente della Commissione Europea alle prossime elezioni europee di maggio, sostenuto da una lista civica nazionale – “L’Altra Europa” –  incarni le aspirazioni più profonde dei cristiani. Tuttavia crediamo che una politica fatta da cristiani non possa esaurirsi nell’individuazione di una candidatura: abbiamo imparato dall’impegno con i movimenti sociali per l’acqua bene comune e per una nuova finanza pubblica e sociale che, come scriveva Giovanni XXIII, «quando sei per strada e incontri qualcuno, non gli chiedere da dove viene, ma chiedigli dove va, e se va nella stessa direzione, cammina insieme a lui».”

Se dovesse essere eletta, quali sono gli impegni sui quali si concentrerà maggiormente?

Invertire le priorità: al primato del mercato, dell’economia di mercato deregolata, a cui affidare i nostri destini, nell’ attesa illusoria che la cosiddetta “mano invisibile” faccia cadere dal tavolo dei ricchi epuloni briciole per i poveri, contrapporre il primato dei diritti, propri di ogni essere umano, che soli possono garantire un’esistenza dignitosa e autonoma: al lavoro, all’alimentazione, all’istruzione, alla casa, ad un ambiente sano e sicuro. Al di sotto di questi diritti non c’è possibilità di vita, al di sotto di essi non si può andare. Occorre allora iniziare a  invertire il paradigma: assolutamente prima i diritti, prima il diritto all’esistenza, e non subordinarli alle compatibilità e alle regole del mercato. E dunque mi batterò per la riappropriazione della proprietà e della gestione dei beni comuni, che devono essere sottratti al profitto, perchè è attraverso di essi che possono essere garantiti i diritti delle persone. Mi batterò per mettere fuorilegge la povertà, che è uno scandalo che ci interpella, che interpella il nostro folle, iniquo, escludente modello di sviluppo. Mi batterò per il lavoro, a tempo indeterminato, contro la strategia europea denominata “flessicurezza”, volta ad innescare processi di flessibilità, lavoro precario, adattabilità alle esigenze della produzione e della divisione internazionale del lavoro. Queste istanze sono state recepite vergognosamente dal Job act di Renzi e in particolare dal decreto Poletti, che oltre che precarizzare per sempre la vita delle persone, soprattutto più giovani, delegittima il lavoro come diritto esigibile e lo confina al solo rapporto privato, tra lavoratore e datore di lavoro. Questa è d’altra parte la svolta che si sta profilando all’orizzonte: sottrarre il lavoro ad ogni forma di contrattazione collettiva, sbriciolare la forza contrattuale dei lavoratori, per renderli più disuniti, più deboli, più ricattabili. Questa per me è una priorità fondamentale: sottoporre a controlli pubblici le scelte di delocalizzazione delle imprese, ripubblicizzare casse di risparmio e banche di credito per favorire il credito delle piccola e media impresa,  ricondurre le vertenze a grandi contrattazioni collettive.

Infine, come sta vivendo la campagna elettorale per le europee, che richiede ai candidati uno sforzo particolare, vista la dimensione dei collegi elettorali?

Un po’ stanca, ma grata di questa opportunità. Io non ho ambizioni di sorta. Mi realizza fare politica con spirito di servizio. E quindi, comunque vada, quello che ho scritto è quello per cui continuerò a battermi. Ho avuto l’opportunità di conoscere meglio la realtà del nord est, di vederne le trasformazioni, le fabbriche chiuse, gli operai disperatamente soli a presidiarle, la rabbia di tanti, che hanno perso lavoro e prospettive, una povertà strisciante, sempre meno marginale. Ho incontrato allo stesso tempo tanta gente che sta ritrovando  la voglia di impegnarsi, di partecipare, di tornare a dibattere e a fare politica. Stiamo costruendo un progetto alternativo. Siamo gasatissimi!