Luciano Mazzoni ci ha inviato queste importanti riflessioni  sull’utilizzo della Shoah e dei suoi simboli nel dibattito politico, con particolare riferimento a quanto apparso un paio di settimane fa su un post di Beppe Grillo.

Già in passato abbiamo stigmatizzato le azioni antisemite [sempre attuali, come insegna l’ultimo rave episodio di Kansas City, ove l’aggressore urlava ‘Hei Hitler’]: chiarendo come la Shoah appartenga al patrimonio in particolare dell’Europa, ma non solo, non solo per il suo prezioso valore umano (ci insegnano anche i drammi e le tragedie), indiscutibile sul piano storico, ma anche per la sua valenza universale, sul piano simbolico. Ecco: quanto accaduto mi pare che vada colto precipuamente su questo piano, osservando attentamente che:

– in primo luogo: si è utilizzato ed alterato, a fini strumentali, una immagine che è diventata il simbolo per eccellenza del “male portato a sistema nella modernità”: quei cancelli rappresentano un ammonimento ‘sacro’ anche in senso civile, vale a dire ‘intoccabile’: per tutti e non solo per gli ebrei!
– in secondo luogo: si è analogamente utilizzato e manipolato un testo [‘Se questo è un uomo’] che costituisce un pilastro della letteratura contemporanea: quel libro va custodito e non può essere vilipeso!
– in terzo luogo: inevitabilmente si è così anche offesa la memoria dei martiri e dello stesso scrittore Primo Levi, vittima di un ulteriore male interiore ‘incurabile’.

Su quest’ultimo punto si è levata, giustamente, la reazione della Comunità Ebraica italiana; e su questo, ma generalmente solo su questo oltre che sul secondo, si sono levate anche altre voci. Viceversa si è ben poco reagito e ragionato sul primo, in se stesso, perfino al di là e prima del suo riferimento specifico e storico. Dobbiamo, viceversa, scavare più e meglio in profondità, sulla portata della prima questione: sulla quale Vi invito a leggere con pazienza quanto segue.
Va sottolineato come ogni sistema civile si regga necessariamente su un apparto simbolico [la bandiera, la patria, ecc. – ma anche la famiglia …], considerate socialmente ‘sacre’, cioè da rispettare ed onorare: l’aggregazione umana non è possibile senza il vincolo realizzato e sancito tramite il veicolo del simbolo [l’uomo è animale simbolico, prima ancora che razionale]: ecco perché esso non può essere disponibile -mai- per operazioni di manipolazione e/o di impropria fruizione. Ed oggi, in forza di questa globalizzazione che realizza il pianeta come ‘villaggio globale’, siamo nella difficile transizione da sistemi simbolici etnico o nazionali ad un sistema simbolico planetario, tutto da costruire: una evoluzione che è nelle nostre mani, in termini unificanti o altrimenti distruttivi … tertium non datur!
Tante volte in passato la politica ha strumentalizzato o si è appropriata dei simboli, anche religiosi, a fini ideologici: si ricordi il nazismo con la croce uncinata (svastica), appartenente ad antichissime culture dell’Oriente. Oggi ci pensa spesso anche il marketing, con una disinvoltura disarmante: e la mentalità scioccamente e superficialmente ‘libertaria’ occidentale sottovaluta la portata di questa distorsione, che costituisce una aberrazione, poichè entra nel profondo delle coscienze fino ad alterare la memoria e quindi la radice e la stessa identità di un popolo, specie nelle nuove generazioni sempre più prive di riferimenti saldi. Un male inteso senso della libertà può condurre lontano, come ammoniva già Platone!

Tutto ciò dovrebbe sospingere tutti ad una maggior sensibilità verso questo piano, ignorato o sottovalutato [perfino dalla scuola!]. Ecco perche questi episodi non possono passare sotto silenzio, né vagliati col consueto ‘buonismo’ tipicamente italiano, né essere velocemente rubricati nelle stupidate o tanto meno assolti, come ‘peccati veniali’ del gergo e del teatrino politico [in questo caso del pagliaccio di turno]: si tratta di prendere una buona volta le cose sul serio e di affermare una gerarchia valoriale che sorregga una etica pubblica in grado di salvaguardare questa civiltà, presente e futura!  In tal senso faccio notare come troppe volte abbiamo sottovalutato le reazioni, indubbiamente spesso eccessive, del mondo islamico all’utilizzo delle immagini e/o parole religiose della loro tradizione: alla cui base però, soggiaceva questa ispirazione (o forse anche istinto primordiale) alla difesa di un patrimonio ritenuto intangibile.

Quanto sopra, a titolo personale, non va intesa come una lezione di antropologia culturale: bensì come l’ABC che è premessa e fondamento di qualsivoglia ordine civile … scusate se è poco!

Luciano Mazzoni