L’Europa unita, sogno dei nostri padri, dopo il secolo terribile che l’aveva sconvolta con ben due guerre mondiali. Mai più guerre in Europa era il giuramento. Obiettivo raggiunto, perché da settant’anni viviamo in pace. Ma il sogno era più ambizioso: creare l’unità europea come comunità di nazioni integrate in campo politico, economico e sociale, ciò che sintetizziamo come Stati Uniti d’Europa.

Questa parte del sogno è a metà strada. Si è scelto un percorso graduale, prima il mercato, l’economia, la moneta per giungere poi a quell’esito finale. Nel frattempo si è dato vita con una certa timidezza ad acune Istituzioni: il Parlamento europeo, la Commissione, la Corte, la Banca centrale europea. Il governo dell’Unione Europea è però ancora saldamento in mano agli Stati Sovrani, che esprimono il Consiglio Europeo formato dai capi di governo dei singoli Paesi, restii a cedere sovranità alle Istituzioni comunitarie. In questo quadro ci avviciniamo alle elezioni per il parlamento europeo del 25 maggio. Con quali sentimenti? La crisi economica che affligge gran parte dei Paesi europei da ormai sei anni ha logorato molti consensi e attese che confidavano nella forza dell’Unione; la globalizzazione dell’economia ha fatto il resto, portando la disoccupazione media europea al 12% (quella italiana è al 13%), ma con Paesi come Spagna, Grecia e Portogallo che sono oltre il 20%. E’ nata così una certa disaffezione verso l'”Europa” e la moneta unica , l’euro, visti come corresponsabili del declino. I vari populismi giocano su questa situazione, alzando il tiro dell’euroscetticismo per attirare voti alle prossime elezioni. Si giunge anche in Italia a proposte irresponsabili, del tipo “usciamo dall’euro”, senza riflettere al baratro sul piano economico e sociale che si aprirebbe per il Paese in tale eventualità. Ecco la delicatezza del momento in cui cadono queste elezioni e quindi il senso di responsabilità che si chiede ai cittadini.
Ci vuole più Europa o meno Europa? Le Istituzioni europee in  questi anni, con l’incombere della crisi finanziaria mondiale, hanno dovuto porre dei freni,  dei vincoli, ai governi dei Paesi più indebitati, tra cui l’Italia. Ricordiamoci la lettera della Banca Centrale Europea a Berlusconi e Tremonti nel giugno del 2011. L’Italia marciava verso il dissesto finanziario: a settembre il differenziale tra i nostri titoli del debito pubblico a dieci anni e quelli tedeschi era salito a 570 punti, il che vuol dire che chi ci prestava i soldi chiedeva il 7% annuo di interessi. Ricordiamoci un momento che ogni anno il Tesoro italiano deve finanziarsi sul mercato per circa 400 miliardi di euro, se vogliamo continuare a pagare Scuola, Sanità, Servizi sociali ecc. Ecco l’allarme di Napolitano, il benservito a Berlusconi, la chiamata in servizio di Monti e quella che da allora chiamiamo politica del rigore. Oggi quel differenziale, lo “spread”, è a 165 punti, che vuol dire collocare i nostri titoli decennali al 3,1%. E’ tornata un po’ di fiducia verso il nostro Paese. Benedetta Eurpa, visto come noi siamo indisciplinati. Ma ci vuole più Europa. Attenzione però: in questi due/tre anni l’Italia ha fatto i compiti, il rigore, chiesto dall’Europa. I conti pubblici sono in carreggita, pur restandoci sul groppone un debito pubblico enorme. Ora dobbiamo pretendere dall’Europa l’aiuto a realizzare politiche per la crescita, investimenti sopratutto, per rilanciare l’occupazione, per non fare disperare i tanti giovani e meno giovani in cerca di lavoro. Avanti quindi con le riforme per il nostro futuro e mostrare serietà all’Europa. Per tutto questo non è indifferente il risultato delle elezioni europee a testimoniare un paese che crede ancora nell’Europa e che all’Europa chiede solidarietà, quel sentimento indispensabile per essere una vera unione di popoli. Come sempre in democrazia, quando si vota il destino è nelle nostre mani. Però attenzione, perché le circoscrizioni elettorali sono così ampie che è difficile il collegamento dei candidati col territorio: per es. il PD tra Reggio e Piacenza ha un solo candidato autoctono, peraltro competente ed “europeista” convinto, Nicola Dall’Olio.

Albino Ivardi Ganapini