Con la fine del periodo invernale, i blocchi del traffico sono sospesi. E’ opportuno discutere la politica comunale sull’inquinamento da Pm 10, per capire se veramente Parma è tra le città più inquinate d’Italia.

La Gazzetta di Parma titolava “Parma in zona Champions anche nella classifica dello smog”, citando il numero di sforamenti nei primi tre mesi dell’anno pubblicato dal Treno Verde di Legambiente. A giustificazione dei ricorrenti blocchi del traffico, sindaco e assessori affermano che Parma è la città più inquinata dell’Emilia-Romagna secondo i dati ARPA regionali. Sono valutazioni corrette o solamente una conseguenza di errori tecnici e amministrativi? 
Anche domenica 23 marzo è stata una giornata di limitazione del traffico, nonostante la giornata festiva, la partita, le previsioni di pioggia e di un vento che avrebbero ripulito la pianura padana dalla cappa di inquinanti favorita dell’inversione termica delle ultime settimane. Nell’articolo sulla Gazzetta di Parma di venerdì 20 marzo, l’assessore Folli puntualizzava che era un atto dovuto, perché da martedì 11 a lunedì 17 marzo compresi erano stati raggiunti 7 sforamenti consecutivi del valore limite del Pm 10 di 50 microgrammi, una situazione simile solo a Forli-Cesena secondo la rete di monitoraggio regionale. Ma sabato 22 la media giornaliera è stata di 33 microgrammi e domenica addirittura 15 per metro cubo d’aria. Per merito della pioggia e soprattutto del vento che ha ripulito tutta la pianura padana, lunedì 24 marzo il valore di Pm10 è sceso addirittura a < 5; nei tre giorni successivi è stato 15, 25 e 35 microgrammi. Il <5 riportato nel bollettino indica che il valore era così basso da non poter essere misurato, perché l’errore o incertezza degli strumenti che rilevano il Pm10 è appunto di 5 punti; si riportava un valore perché è certo che l’inquinamento da Pm10 non può essere zero. Inoltre, il < 5 di via Montebello è il valore più basso nelle zone urbane della regione da almeno un anno: indica che l’aria della città era stata completamente sostituita da aria pulita. Tuttavia, avvisando che il provvedimento era volto a tutelare la salute pubblica e che è prevista la revoca del blocco solo quando non si hanno sforamenti per 7 giorni consecutivi, il traffico in centro è stato bloccato anche giovedì 27 marzo. In queste decisioni che hanno un impatto non banale sulla vita dei cittadini, non si utilizza tutta l’informazione quantitativa dei valori rilevati, come il fatto che 10 sia molto inferiore a 50; si applica solo un giudizio qualitativo (maggiore di 50) e si conta il numero di sforamenti, senza distinguere se il valore rilevato è 51 (quindi uno sforamento dubbio) oppure 101. Tecnicamente è una scelta irrazionale, che porta frequentemente a decisioni non corrette. Anche i manuali recenti delle ARPA raccomandano di considerare sempre l’incertezza delle misure.

Nel bollettino giornaliero di qualità dell’aria delle varie province emiliane, è semplice osservare che la rilevazione regionale segue da anni uno schema fisso. Quattro tipi di stazione per provincia: rurale fondo, suburbana fondo, urbana fondo e urbana traffico. Per quanto noto sul Pm10, è logico pensare che la prima sia la zona meno inquinata e l’ultima con i livelli maggiori. A Parma sono Badia di Langhirano, via Saragat di Colorno, la Cittadella e via Montebello di Parma. Da alcuni anni, il valore di un’area non è stimato usando tutte le rilevazioni per ricavare valori medi e misure di variabilità oppure costruire modelli per stimare un valore attendibile per ogni zona della città. E’ stato stabilito di utilizzare come indicatore di una città solo il valore della stazione urbana con traffico. Nei dati regionali dell’anno 2006, osservabili facilmente in rete (vedi: Liberiano l’Aria), la Cittadella (90 sforamenti annuali) aveva un inquinamento superiore a quello di via Montebello (45). Parma risultava tra le città meno inquinate della regione: la superavano Piacenza (121 e 110), Reggio Emilia (146), Modena (130 e 124), Bologna (109 e 99), Ferrara (91 e 85), Cesena (123). Negli anni successivi, assessori e sindaci a Parma sono intervenuti solamente sull’inquinamento del centro. In tutte le altre città, hanno ridotto il traffico soprattutto nella zona di traffico urbano, quello che determina per convenzione l’inquinamento attribuito a tutta l’area. Alla fine del 2013, Parma era scesa a 40 sforamenti in Cittadella ma aumentata a 80 in via Montebello; solo Rimini sulla via Flaminia con 68 aveva valori simili. Tutte le altre città risultavano nettamente meno inquinate, come Reggio che aveva 26 e 56 sforamenti. In altre città, la zona urbana con traffico è risultata addirittura meno inquinata della zona urbana senza traffico. E’ ovvio che gli amministratori sono intervenuti con esperienza del problema, per evitare ai loro cittadini le conseguenze negative di un livello d’inquinamento alto nella zona di riferimento, come il blocco del traffico, la riduzione del riscaldamento, la minaccia delle targhe alterne, …
Usare il solo dato della zona urbana con traffico è una convenzione: non corrisponde alla quantità media reale d’inquinamento di una città, né a quello massimo. Parma non ha mai provveduto per ridurre l’inquinamento in via Montebello; anzi, spesso lo ha appesantito perché il problema percepito e discusso era il traffico nelle vie circostanti, come via Zarotto. E’ ovvio che ridurre il traffico in centro non diminuisce l’inquinamento in via Montebello.; ma questo serve per giustificare un nuovo blocco del centro.
Sono scelte che derivano da ignoranza tecnica, insipienza amministrativa o malizia politica? Bloccare il traffico e drammatizzare i dati dell’inquinamento spesso non sono giustificati: appaiono solo una scelta a favore dei movimenti vicini all’attuale maggioranza e del suo bacino elettorale. Il continuo allarme sull’inquinamento atmosferico e la ricorrente pubblicità per avvisare del blocco del traffico in città costruiscono l’immagine della Food Valley come dell’area più inquinata dell’Emilia e tra le peggiori in Italia. Se poi si aggiungono il contraddittorio amichevole del primo cittadino con chi parla di diossina quando in realtà ora è controllata e probabilmente diminuita, l’allarme costante per il termovalorizzatore indicandone sempre gli svantaggi e dimenticando i vantaggi ambientali, le interpretazioni esasperate sul traffico per la qualità dell’aria nei periodi di alta pressione e inversione termica, la carenza di dati più approfonditi e di analisi statistiche per valutare correttamente la situazione e le tendenze reali, lasciando sempre un margine molto ampio all’incertezza e ai timori giustificati della popolazione …

Lamberto Soliani
lamberto.soliani@unipr.it