Nel prendere atto della legge che blocca a Parma la normativa e l’esperienza (da tempo comunque non del tutto positiva) dei consigli di quartiere si propongono alcune riflessioni in merito ed esperienze innovative, foriere di positivi sviluppi, che potrebbero favorire sia una convinta partecipazione dei cittadini alla vita della propria città partendo dai quartieri, che una positiva ipotesi di sviluppo del decentramento nel futuro.

La Costituzione riconosce ai partiti un ruolo molto importante, ma dedica a loro un solo articolo ritenendo che “ il diritto di cittadinanza” non debba essere di loro esclusiva competenza. In questi ultimi decenni, invece, i partiti hanno occupato ogni spazio politico, civile e sociale, logorando la società ed essi stessi e venendo meno, nella costruzione della società, al ruolo fondamentale a loro assegnato dai padri costituenti. Facendo perno sulla esigenza, sottolineata dal prof Alessandro Bosi, docente di sociologia della nostra Università, di recuperare una maggior cultura “comunitaria” per dare maggior respiro alla vita di una società sempre più individualista e frammentata, è opportuno sperimentare, con la nomina dei Consigli di quartiere, un percorso per ipotizzare la costruzione nella società locale, partendo dal condominio e dal quartiere, di una maggior cultura comunitaria nel risolvere le problematiche di buon vicinato. Tocca alle forze politiche ed al consiglio comunale dare le adeguate risposte.
I Quartieri sono da mantenere come piccolo frutto della storia sociale e culturale locale e come testimonianza dello sviluppo urbano. Esistono infatti, culturalmente e socialmente, da tempo l’Oltretorrente, San Leonardo, il Montanara, il Cittadella, San Lazzaro, ecc come parti concrete e geografiche della città. Ma il Consiglio di quartiere non ha bisogno di essere frutto di elezioni, sia perché non avrà alcun peso amministrativo sia perché non deve essere strumento di contrapposizione partitica. Deve essere una grande famiglia allargata che insieme affronta e fa presente i suoi problemi agli amministratori riuniti nel Consiglio comunale. L’occasione per la nomina dei Consigli di quartiere deve essere una festa “sociale” della partecipazione che si organizza come una grande famiglia allargata.
>Il nuovo Consiglio di Quartiere potrebbe essere formato al 50% da rappresentanti delle associazioni di volontariato o di realtà, categorie, parrocchie, ecc operanti nel quartiere, che accettano un impegno pubblico ufficiale, nominati dall’assemblea delle realtà organizzate del quartiere. L’altro 50% potrebbe essere formato da persone del quartiere nominate dal Consiglio Comunale, metà di maggioranza e metà di minoranza, quartiere per quartiere: un mix tra volontariato organizzato e rappresentanti degli amministratori e dei partiti. Il Consiglio nomina un Coordinatore del quartiere il quale ha diritto solo al rimborso delle spese documentate e deliberate dal consiglio stesso di quartiere, secondo indicazioni del Comune. Il Consiglio di quartiere non avrà mezzi propri ma potrà contare, a carico del Comune, su una sede fissa, una segretaria e alcuni servizi (telefono, fotocopiatrice, ecc) che possano permetterne la vitalità della piccola comunità locale senza gravi costi di struttura. (Logicamente il volontariato riuscirebbe ad essere meglio coordinato ed operativo se, in ogni quartiere, invece della “solita impiegata esecutrice”, vi fosse una dipendente “motivata” e cosciente del progetto, in rete con l’associazionismo, che diventi il perno e l’animatrice della comunità del quartiere, con una scelta professionale/volontaria quotidiana personalizzata.)A tale struttura potrebbero fare riferimento e dare collaborazione anche i Vigili di quartiere, presenti sul territorio.
Un altro organo è l’Assemblea convocata dal Consiglio di quartiere d’intesa con il Sindaco o un suo delegato. Le decisioni prese all’unanimità dall’Assemblea del quartiere diventano impegnative per la Giunta stessa; se prese a maggioranza sono solo indicative.
Compiti del Quartiere, coordinato dall’associazionismo e da rappresentanti del Consiglio comunale, infatti, potrebbero essere, senza costi aggiuntivi: mettere in rete le energie della cittadinanza e del volontariato di quartiere favorendone la produttività, creare spazi di socializzazione e favorire nei cittadini la crescita di una cultura comunitaria e progettuale, essere riferimento e strumento per dare risposte solidali e quotidiane ai problemi concreti del quartiere e di ogni cittadino; rafforzare il collegamento fra Comune e Quartieri, esprimere indicazioni sociali sinergiche alla Giunta ed alle forze politiche cittadine.
Nei quartieri c’è bisogno di partecipazione, di buona amministrazione, di cultura comunitaria, di buon vicinato. Anche i nuovi Consigli di quartiere devono tendere a dare risposte a questi bisogni primari più che alle solite lotte di partito e di vecchi personalismi.

Eugenio Caggiati