Nei giorni scorsi Lei ha accusato l’Amministrazione Pizzarotti di non dire la verità sul risanamento dei conti del Comune. A cosa si riferiva in particolare?

“Da circa un anno sentiamo spesso il Sindaco dichiarare che il debito del Comune di Parma è stato ridotto di 250 milioni di euro.

Si tratta di una dichiarazione sibillina perché rilasciata con l’intento di far credere che tale riduzione sia frutto di una politica di rigore messa in atto dall’amministrazione comunale. In realtà tale cifra non è altro che il risultato di due eventi fondamentali: il fallimento di Spip e la cessione ai privati delle quote di Stu Pasubio. Il primo è da considerarsi in realtà un incidente in quanto l’allora assessore al Bilancio Capelli cercò in ogni modo di impedire il fallimento della partecipata, mentre il secondo rappresenta una massiccia alienazione di beni immobili a favore dei privati. Sostenere che questi 250 milioni di euro provengano da un’illuminata gestione amministrativa rappresenta per molti versi una mistificazione. La realtà è che ad oggi non abbiamo in mano un bilancio consolidato delle partecipate, abbiamo speso molti soldi per consulenze e non siamo nella condizione di comprendere quale sia il vero indirizzo del Comune sul merito, avendo appreso dall’assessore Capelli che l’orientamento era salvare tutte le Partecipate salvo essere poi smentito dal suo successore Ferretti che ha dichiarato di volerle chiudere tutte”.

 

A segnare il dibattito politico di queste ore  vi è stata anche l’affondo contro l’Assessore Ferraris da parte dei gruppi di minoranza in Consiglio Comunale. Cosa vi ha spinto a prendere una presa di posizione così decisa? E questa convergenza delle forze di opposizione va considerata un episodio isolato o prelude ad una sorta di “alleanza” stabile?

“Il tema cultura è stato completamente abbandonato da questa amministrazione. In due anni si è provveduto a cancellare tutto, dalle piccole manifestazioni come i concerti del 25 aprile e Capodanno, fino a manifestazioni più complesse come il Festival della Poesia. Le risorse sono state assorbite interamente dal Teatro Regio, a fronte comunque di un impoverimento produttivo evidente a tutti. In questo contesto ci è sembrato necessario suonare un campanello d’allarme, considerato che non siamo di fronte a scelte culturali che non ci piacciano o che non incontrano il nostro gusto, ma quello a cui stiamo assistendo è il più completo immobilismo e l’assenza di una politica culturale. A soffrirne è un intero settore produttivo fatto di associazioni e strutture più complesse, come i teatri, che di fronte a questo nulla sono messi con le spalle al muro. La portata di questa emergenza è anche il motivo per il quale quattro gruppi dell’opposizione abbiano deciso di operare insieme. Per rispondere il più possibile alla domanda voglio dirle che auspico non si tratti di un episodio isolato ma, ad oggi, non è neanche un’alleanza stabile. È un’emergenza alla quale abbiamo tutti sentito di dover rispondere superando differenze e personalismi. Per il futuro si vedrà…”.

A quasi due anni dall’inizio del suo primo mandato come consigliere comunale, cosa l’ha maggiormente colpita, in positivo e in negativo, in questa Sua esperienza?

“Non credo di stupire nessuno se dico che la cosa che mi ha colpito maggiormente in negativo è stata questa amministrazione 5 stelle. All’inizio del mandato ero sinceramente curioso di vedere cosa avrebbero potuto combinare. Non è un mistero che in campagna elettorale condividevamo molti temi e una certa radicale critica ad un modo vecchio di fare politica. Sono bastati pochi mesi per capire che in politica, come in tutte le attività umane complesse, non ci si può improvvisare. Proprio da questo punto di vista le dico che l’aspetto positivo di questo mandato da consigliere di comunale è… il mandato stesso. Questi mesi sono stati una palestra fondamentale per capire meglio la politica e il valore dell’amministrare. Sento sinceramente di aver accresciuto la mia competenza, la mia capacità di relazionarmi con la città e, ovviamente, ho trovato conferma di quanto pensavo già in campagna elettorale: Parma è una splendida città, ricca da un punto di vista culturale e produttivo. Merita un’amministrazione che ne sappia valorizzare gli aspetti positivi e che la traghetti verso un futuro meno burrascoso rispetto agli ultimi 6/7 anni”.

Infine, una sintetica valutazione di quanto sta avvenendo a livello nazionale: Governo Renzi, divisioni nel Movimento 5 stelle, riforma elettorale….

“Non ho problemi a dichiarare molto francamente che sono tra coloro che guardano positivamente alla novità Renzi. Anche se non nascondo il timore che il passaggio al governo del Paese, anche per le modalità con cui è stato attuato, possa essere un passo più lungo della gamba. Occorre dargli un po’ di tempo e fiducia per vedere cosa sarà in grado di fare. Le divisioni all’interno del Movimento 5 stelle mi paiono invece assolutamente coerenti con la natura di un movimento che nasce tutt’altro che in maniera spontanea ma è pianificato dall’alto dal duo Grillo & Casaleggio. È il motivo per il quale, per quanto potranno mai essere in futuro i punti in comune, non mi riconoscerò mai in un soggetto politico che è proprietà esclusiva di un signore che dalla poltrona di casa sua determina scelte politiche, candidature, espulsioni… La democrazia è un’altra cosa! Sulla legge elettorale nutro gli stessi sospetti che ho nutrito per tutte quelle che abbiamo approvato negli ultimi vent’anni. A mio parere la stabilità di un governo non dovrebbe essere tra gli obiettivi di una legge elettorale. L’obiettivo di una legge elettorale dovrebbe essere quella di rappresentare al meglio un Paese. La governabilità è un tema di cui dovrebbero farsi carico, con molta responsabilità, le forze politiche”.