Prima domanda: che società vorremmo vedere\lasciare ai nostri figli? Non è una domanda scontata, perché crisi vuol dire anche questo.

Molte certezze non sono più tali, molti valori si sono liquefatti, il cambiamento in atto è così forte e veloce che a volte non riconosciamo neanche la società in cui viviamo come “ nostra”. Se anche parlassimo di “ fondamenta” cristiane o di “ valori irrinunciabili” faremmo un po’ di fatica… Allora mi piacerebbe parlare di una società più solidale e meno individualista; che passata la sbornia del consumismo torni ad essere attenta all’essere ,alle qualità interiori, sensibile alla bellezza, all’armonia, alla pace; che metta in agenda il rispetto per l’altro e l’altra; che corra meno e respiri di più; dove il lavoro è importante ma non a scapito di tutto…
Potremmo continuare con l’agenda dei sogni e dei desideri; però è importante tornare a dirsi e a condividere questi desideri, perché in realtà se ci guardiamo intorno non è che la pensino tutti così; e anche la crisi non è detto che da sola ci conduca alla sobrietà e alla condivisione, anzi spesso la mancanza di risorse, il senso di precarietà, l’orizzonte limitato del futuro innescano meccanismi di violenza e di guerra, che l’umanità ha già visto troppe volte.
Se guardiamo intorno, in effetti, ci sono molti segni di una violenza e di una sorta di imbarbarimento sociale che non può non preoccupare chi ha a cuore il futuro, proprio o dell’intera società. Certo può darsi che la società come l’abbiamo vissuta fino ad oggi sia destinata a sparire, ma lasciare al suo posto macerie oppure costruire qualcosa di nuovo spetta in buona parte a noi. Tralasciando la politica e la sue responsabilità, siamo qua per riflettere su come la famiglia, la prima cellula sociale, possa contribuire in modo positivo al cambiamento in atto.
Sulla famiglia si accendono e si spengono continuamente i riflettori: a volte è ingombrante, altre assente. Quando è statica è conservatrice e vecchia; quando cambia è fluida e si disperde. Se non fa figli è egoista, se fa due figli è incosciente. Se due si sposano sono azzardati, se non si sposano egoisti…potremmo continuare a lungo e invito tutti noi a ripensare a quanti “ doveri” carichiamo sulle spalle delle famiglia, senza adeguate riflessioni al proposito.
Nella famiglia di oggi, come in quella del passato, emergono luci e ombre: provo a sottolinearne alcune.
La famiglia è più che mai oggi un luogo del cuore, un luogo visto cioè come rifugio, riposo, accoglienza, riparo; un po’ come una grotta ai tempi preistorici ( avete presente il film” I Croods?), noi dentro e tutto il resto fuori. In un mondo percepito( e venduto) come ostile, dove l’altro è il nemico, come stupirsi di questo desiderio di protezione totale affidato al nucleo familiare?
Eppure dietro a questa idea si celano molti pericoli: prima di tutto l’isolamento in cui vive la famiglia ”nucleare”; chiusi i ponti con l’esterno( comunque utile per guadagnare, per procacciare metaforicamente il cibo) si vagheggia un dentro sereno e paradisiaco…solo che invece la vita non riesce a restarne fuori! Ed ecco i problemi dei figli, le lagne della moglie o del marito, le pretese degli uni e degli altri…che stress! Quasi quasi verrebbe voglia di vivere soli…( non per niente le famiglie single, un controsenso, sono in aumento:)eppure chi vive solo dopo qualche tempo lamenta solitudine, a volte depressione; e quando saranno vecchi, o si ammaleranno, cosa succederà di loro? Sembra quasi che la nostra mente\ memoria collettiva abbia dimenticato che il nucleo familiare nasce ,prima ancora che dall’amore, dal bisogno di aiuto e protezione, da una sorta di mutuo-soccorso..forse un concetto poco romantico che però ha tenuto per molti secoli.
Tornando alla nostra “ grotta”, l’isolamento è una delle sventure peggiori che possa accedere in famiglia, ma è una sventura a volte cercata e desiderata, perché figlia di una cultura che ha visto l’erosione dei naturali spazi sociali, della condivisione fraterna e amicale, dell’aiuto reciproco e al suo posto ha messo l’idea che l’altro è un estraneo ( cioè un “ fuori” di noi, uno straniero) di cui non fidarsi; e al posto della socialità ha inventato luoghi di divertimento interni ( televisione e pc) o esterni ( pub, discoteche, il più possibile anonime ,rumorose e affollati).
Così la famiglia è diventata un luogo del cuore, desiderato moltissimo da tutti, ma in un qualche modo talmente idealizzato e accentuato nel suo aspetto paradisiaco da risultare controproducente.
Il giorno di San Valentino, Papa Francesco ribadiva un concetto molto importante( per molti una novità) che l’amore e la famiglia sono un” Compito” quotidiano.
Questo è il primo pensiero che bisogna riaffermare: l’amore non è spontaneo, la famiglia non è istinto, è una costruzione. Ma questo non deve fare pensare a qualche cosa di artificiale in senso negativo: un tale diceva che nel suo giardino di spontaneo crescevano solo le erbacce. Ecco allora che per avere un buon raccolto bisogna darsi da fare, e non sperare solo che piova o che ci sia il sole nei giorni giusti( anche se aiuta).La nostra è una società che oscilla tra il senso della fatalità (era destino) e il lasciare tutto come sta, per non rovinarlo, non renderlo artificioso; e in questo modo non aiuta a creare quella necessaria cultura che ha reso possibile il cammino dell’umanità.
>Una società e una famiglia che non si lasciano guidare dal caso o dal caos, che decidono dove vogliono andare, cosa vogliono fare e si danno priorità in questo senso sono una società e una famiglia che possono insieme costruire e progettare il futuro.
La famiglia sembra non avere più tempo. Deve lavorare, deve consumare, deve divertirsi.
Se chiedete ai giovani, che non lavorano, anche loro non hanno tempo…dove va a finire il tempo? Sembra inghiottito da un mostro vorace, che non dà tregua. Non si legge perché non si ha tempo. Non si va a messa, non si prega perché non c’è tempo. Parlare con gli insegnanti? Io lavoro. Fare volontariato? Quando avrò tempo. Dare una mano in casa? Andare a un incontro? Se avessi tempo!
Eppure c’è chi fa tutto questo e molto altro, e ha sempre una giornata di 24 ore. Credo sia urgentissimo riflettere su come usiamo il tempo ma anche su cosa ci dà un tempo trascorso in un modo oppure in altro. Se una famiglia non trova il tempo per stare insieme, che ne sarà di lei? Se i genitori non hanno tempo per i figli fanno danni, e che danni sono sotto gli occhi di tutti. Inoltre il modo in cui gli adulti trascorrono il tempo( e quindi le scelte che fanno per la loro vita) è passaggio prezioso di testimone ai giovani: non sarà che tutta questa noia, incapacità di essere contenti di quello che si fa, questa continua ricerca di novità, i giovani lo hanno imparato da noi adulti? Ma ci sono cose belle in questi nostro tormentato tempo?Intanto il fatto che la famiglia resista, che sia ancora scelta, desiderata e sognata( alla faccia di tanti profeti) è un bel segno. Si tratta di aiutare a raddrizzare la rotta, ma la barca c’è ancora. Il fatto che la gente si risposi, dopo un fallimento, è segno che si crede ancora nella famiglia. Paradossalmente anche il fatto che i gay desiderino il matrimonio, è indice di un qualcosa di molto profondo che esiste dentro di noi.Anche il desiderio di paternità e maternità è molto forte, e il suo passare dalla naturalità del generare, a forme diverse di adozione, al ricorso a pratiche scientifiche ( non sempre accompagnate da buon senso ) racconta di una società alla ricerca di un futuro; ricerca non sempre limpida e corretta e non priva di egoismo e che tuttavia non solo non nega la vita ma ne fa a volte una ossessione, quasi che senza figli venga a mancare il senso stesso dell’esistenza.
La nostra società è stata definita “liquida “ed è evidente che questa liquidità non le fa bene; però abbiamo avuto in passato, anche recente, forme troppo rigide, e pure esse hanno fatto male. Ad ogni azione la sua reazione: forse sta venendo il momento in cui ai giovani è chiesto di trovare forme diverse di accordo; ai giovani a cui viene chiesto di patteggiare diversamente i ruolo di marito\ moglie; maschio\ femmina; a cui religioni diverse offrono visioni e significati non sempre per loro inconciliabili ; per cui il mondo sta diventando un posto in cui è facile muoversi, incontrarsi, conoscersi, scambiarsi abitudini e linguaggi…se in prima qualcuno ha inventato una lingua ( l’esperanto) come passepartout per gli europei, oggi tra scuola, Erasmus e turismo si parla, si usa, si inventa una lingua senza regole grammaticali scritte e senza letteratura, con cui comunicare col maggior numero di persone. Anche le relazioni tra le persone caratterizzate da una libertà ( almeno in occidente) impensabile fino a qualche decennio fa, potrebbe aiutare le persone a concepire una famiglia non perché costretti( da qualcuno o da qualcosa), ma scommettendo su se stessi e mettendo in campo le proprie capacità, fantasia, risorse. Certo anche queste trasformazioni hanno dei prezzi e molta incertezza, ma hanno il pregio di provare a indicare strade nuove: d’altronde credo che la società di oggi per uscire dall’impasse in cui si trova ,abbia bisogno di sperimentare , respirare aria nuove, rischiare. Le strade vecchie, per quanto “sicure”, non sembrano più adeguate alle sfide di un mondo in così rapida trasformazione; sta a noi adulti, però, mentre passiamo il testimone, vigilare affinché la rotta da seguire vada verso una direzione di solidarietà, di giustizia e di un benessere equo per tutti e tutte.

Margherita Campanini