“Abbiamo accolto con stupore e gioia il questionario che Papa Francesco ha voluto inviare a tutti e tutte, senza escludere nessuno, per orientare i lavori del prossimo Sinodo sulla famiglia, alla ricerca di quei “segni dei tempi” che ci aiutano a tradurre oggi il Vangelo.

E’ bello sentirsi non solo gregge ma soprattutto popolo di Dio come soggetto nella Chiesa in cammino nella storia, con gioie e dolori. Ci sembra sia la prima volta che veniamo interpellati per esprimere quel “sensum fidelium” che ben cinquant’anni fa il Concilio ci raccomandava di non perdere per garantire la sinodalità dell’intero popolo di Dio.

 

Cosi comincia la lettera di risposta al questionario da parte di una comunità parrocchiale, ma sono comuni a tanti i sentimenti di gratitudine per Papa Francesco, che tramite la Segreteria del Sinodo ha esteso alle Diocesi ed ai fedeli di tutto il mondo l’invito a collaborare a questa fase istruttoria del Sinodo che avrà la prima sessione in ottobre. E l’accoglienza è stata vasta e partecipata in tutta la Chiesa, anche nelle più lontane periferie, tante riflessioni e proposte, nelle diocesi degli Stati Uniti, dell’America del sud, dell’Africa oltre che dell’Europa. Oltre 30.000 risposte raccolte dalle diocesi austriache, molte anche nella chiesa tedesca, in quella francese e svizzera (23.000 risposte all’Istituto svizzero di sociologia pastorale).

In Italia, dove l’impegno alla diffusione del questionario è stato affidato alle diocesi, dopo un avvio in tono minore, con 170 diocesi attivate su 226, senza grande sostegno dal quotidiano della Cei, vi è stata una risposta via via più partecipata da parte dei gruppi, associazioni, riviste, movimenti di laici, che sono diventati a loro volta punto di riferimento per la raccolta.

Così l’associazione dei Viandanti, a cui aderisce anche il gruppo “Il Concilio Vaticano II davanti a noi”, ha raccolto e pubblicato oltre 30 riflessioni di gruppi, singoli, comunità parrocchiali, così la rivista il Regno, che ha pubblicato una interessante sintesi dei contributi pervenuti alla redazione mentre Jesus ha sollecitato l’impegno dei lettori con uno specifico dossier, così ancora fra i tanti gruppi, le sezioni di “Noi siamo chiesa”. Nella nostra Diocesi dopo la lettera su Vita Nuova del Vescovo Enrico i contributi pervenuti all’Ufficio Famiglia, per l’invio alla Segreteria del Sinodo entro il 7 gennaio, sono stati 25 : 8 contributi a richiesta ( uno per ogni area) più gli altri di parrocchie, singoli e di gruppi non parrocchiali.

Anche a Parma, come riferisce Vita Nuova, i temi più dibattuti sono stati quelli sulla sensibilità ferita da persone che hanno vissuto con sofferenza l’esclusione dai sacramenti perché divorziati e risposati, la valutazione sulla Humanae vitae e sui metodi per esercitare una paternità e maternità responsabile, il rapporto di comprensione per l’universo affettivo della persona omosessuale, la concezione superata della legge naturale. Sono punti che si ritrovano in una valutazione complessiva dei tanti documenti pubblicati sulla stampa e sul web e che riflettono il grande distacco tra i sentimenti, le opinioni ed i comportamenti delle famiglie e delle coppie rispetto agli insegnamenti e le indicazioni del magistero ecclesiale. L’insegnamento della chiesa è accettato quando parla il linguaggio della prossimità alle gioie e alle fatiche degli individui e delle coppie, del sostegno ai tentativi di costruire relazioni mature e profonde. E’ accolto con indifferenza quando la pastorale familiare è ingabbiata da divieti(sull’uso dei preservativi, sulle relazioni prematrimoniali, sulle situazioni matrimoniali difficili) basati su una concezione, tuttora radicata, che vede nel sesso qualcosa di potenzialmente peccaminoso e che rifiuta la possibilità che la relazione matrimoniale possa rompersi. Così, come sintetizza la Conferenza dei battezzati francofoni, la Chiesa deve convertirsi alla misericordia del Vangelo per dire una parola che non giudichi né condanni ma che, nella complessità delle vite, delle scelte e delle ambivalenze, aiuti a vivere. Così richiede alla Chiesa atti concreti: di benevolenza verso il nostro mondo, di umiltà verso le coppie, lasciandosi insegnare da loro, fermandosi sulla soglia della camera coniugale, lasciando alle coppie la scelta di una genitorialità responsabile e felice che permetta la realizzazione dei genitori e dei figli, senza fissarne le modalità né per la contraccezione né per l’infertilità . Ed ancora di accoglienza verso i “sans papiers” della chiesa che sono i divorziati risposati, perchè possano essere riaccolti al sacramento della riconciliazione e della eucarestia, perché il Perdono è un dono di Dio per tutti; al riguardo molti auspicano la prassi seguita nelle Chiese ortodosse sulla celebrazione delle seconde nozze dopo il divorzio e già in vigore nel primo millennio. Ed ancora, l’accoglienza piena non limitata al rispetto e alla non discriminazione delle persone omosessuali, che sono dei battezzati a tutti gli effetti, e di benedizione verso tutto ciò che mette in piedi l’essere umano , in rapporto con l’altro per quanto possa essere diverso a partire da ogni amore sincero.

L’espressione di una opinione pubblica dei battezzati, uomini e donne, nella Chiesa anche prima del Sinodo ha già ottenuto un risultato importante, del resto già anticipato dalle parole di misericordia di Papa Francesco, che è quello di aprire fra i Vescovi, dopo l’ascolto, un approfondimento e un dialogo su temi del magistero e della pastorale che finora si consideravano congelati perché ritenuti immutabili.

Un dibattito che sarebbe auspicabile riprendesse, data anche la scarsa partecipazione avuta nel limitato tempo disponibile per le risposte, nelle Nuove Parrocchie della nostra Diocesi.

Graziano Vallisneri