Si è conclusa martedì 28 gennaio la terza edizione della scuola di formazione politica Abitare, Sognare, Fare la Città con una tavola rotonda sul tema della “Partecipazione da riformare” a cui hanno preso parte la presidente della provincia di Bologna, Beatrice Draghetti, il presidente del Consiglio Comunale di Parma, Marco Vagnozzi e il sindaco di Corniglio, Massimo De Matteis.

A moderare l’incontro il tutor della scuola, Matteo Truffelli, docente di Storia delle Dottrine Politiche presso il nostro Ateneo e incaricato regionale per l’Emilia Romagna dell’Azione Cattolica Italiana.

Il momento storico che ci troviamo a vivere, le richieste pressanti di interventi da parte dei governanti per superare la crisi che stiamo vivendo, la necessità di svecchiare la politica e le istituzioni del nostro paese ci hanno spinti quest’anno ad analizzare il tema delle riforme: è veramente tutto sbagliato, tutto da rifare? Come può la politica tenere il passo dei cambiamenti sempre più repentini che il mondo contemporaneo ci propone? Il filo conduttore dei sei incontri della scuola “Tutto da rifare? Politica e riforme”, è stato analizzato da vari punti di vista, con l’intento di focalizzare l’attenzione su alcune delle riforme che più da vicino riguardano i giovani. A partire da scuola e Università, sino al mondo del lavoro, alla Costituzione e alle pari opportunità.

Il gruppo FUCI di Parma, in collaborazione con Azione Cattolica, MEIC, ACLI e Cappella Universitaria, ha organizzato la scuola per il terzo anno consecutivo. Le presidenti del gruppo, Alice Fava e Irene Musiari, si dicono soddisfatte per la partecipazione attiva di un gruppo di ragazzi motivati: un nucleo solido, anche se i numeri sono leggermente inferiori a quelli delle scorse edizioni. Un nucleo di giovani che hanno accettato l’invito della FUCI a “fare politica”. Politica intesa nel suo significato più alto, di servizio per il prossimo e per la comunità in cui siamo chiamati a vivere, politica come forma altissima di carità. Una politica che è prima di tutto rifiuto dell’indifferenza, rifiuto di fermarsi alla superficie delle cose e desiderio di una formazione e di una comprensione globale dei problemi che il mondo ci chiama ad affrontare. La scuola non ha voluto in alcun modo essere esaustiva nei confronti delle vastissime tematiche affrontate. Piuttosto ha voluto essere una provocazione, un invito a capire che non serve lamentarsi se non si è disposti a rimboccarsi le maniche per primi. “Se vogliamo indirizzare il mondo nella direzione in cui vanno i nostri sogni dobbiamo cambiare noi stessi per primi.” Afferma uno dei ragazzi che ha partecipato alla scuola. “Altrimenti saremo spettatori passivi, barricati dietro la scusa che “viviamo in tempi difficili”, non come quelli dei nostri genitori o dei nostri nonni. Non c’è un tempo migliore o peggiore per vivere, il tempo migliore è quello attuale, quello che il Signore ci ha affidato per essere protagonisti.”

Essere protagonisti significa non solo avere grandi ideali e saldi principi; ben vengano, ma questo tempo che siamo chiamati a vivere lo dobbiamo vivere dall’interno, sporcandoci nel fango della quotidianità, nelle Università, nel lavoro, nelle relazioni. Questa è l’idea di politica che la scuola ha voluto trasmettere: prima di tutto viene la formazione nata dal confronto con docenti universitari come Isabella Mozzoni, intervenuta sul tema delle pari opportunità e delle politiche per evitare le discriminazioni tra uomo e donna, Francesco Sansone che ha fatto un quadro chiaro di come è attualmente il mondo universitario, esperti di diritto del lavoro come Rayneri, della Costituzione come Pier Luigi Castagnetti, o di comunicazione, come Sandro Campanini. Poi il confronto con la quotidianità, la voglia di essere direttamente protagonisti.

“Per l’ultimo incontro della scuola abbiamo voluto confrontarci con chi politica la fa davvero”, hanno spiegato Alice Fava ed Irene Musiari. “Il confronto è avvenuto su un tema molto dibattuto anche a livello mediatico: democrazia e forme di partecipazione. Abbiamo posto le nostre domande ad esponenti di tre diverse aree politiche: centro sinistra, centro destra e Movimento Cinque Stelle”. Il dibattito ha coinvolto le diverse modalità di partecipazione, dalla democrazia diretta a quella rappresentativa, per poi affrontare il tema dei mezzi di comunicazione e dell’utilizzo della rete, fino a lambire le politiche che riguardano più da vicino i giovani.

L’auspicio è che la scuola possa addirittura spingere alcuni giovani a mettersi in gioco senza riserve, ad entrare nell’agone politico, per iniziare un lento rinnovamento della classe politica in cui, al giorno d’oggi, i giovani faticano a farsi largo, spesso bloccati da logiche di potere o dinamiche di partito, in cui i più esperti riescono facilmente a prevalere. Idee e speranza di cambiamento possono venire, tuttavia, solo da giovani disposti a regalare alla collettività i propri talenti.

Alessandro Chiesa