“Ci sono troppi immigrati… Gli stranieri ci tolgono il lavoro… Prima i nostri, poi gli altri….”

No, non son discorsi rubati qua e là sugli autobus o al mercato, e nemmeno i soliti ritornelli della Lega Nord; si tratta invece delle motivazioni che domenica scorsa hanno indotto gli svizzeri del Canton Ticino ad approvare a grande maggioranza il referendum antistranieri, contribuendo in modo determinante alla vittoria del “sì” – e non c’è dubbio che per i ticinesi gli stranieri siano soprattutto i frontalieri italiani di Como e di Varese, considerati (geograficamente ma anche economicamente) “gente del sud”, che si accontenta di guadagni più bassi e quindi esercita una concorrenza sleale nei confronti degli “indigeni”.

La morale della storia è molto semplice: a meno che non si viva al Circolo polare artico, c’è sempre qualcuno più a nord di noi, che può applicare a nostro danno le stesse discriminazioni che noi esercitiamo su chi viene da altre latitudini.

Restando in tema, un’altra storia edificante di queste ore è quello del Ministro dell’immigrazione britannica, che si è costruito una fama di “duro” grazie alla sua campagna contro gli immigrati clandestini (“andatevene a casa o sarete arrestati”, era il suo slogan minaccioso nei loro confronti); peccato che, in privato, il paladino della legalità e della fermezza si servisse di una domestica “irregolare”, essendo scaduto il suo documento di soggiorno. Il ministro, una volta scoperta la cosa, ha dichiarato che l’irregolarità era avvenuta a sua insaputa – e questa non è una novità – ma poi si è dovuto dimettere (in Gran Bretagna il senso del “decoro delle istituzioni” è un po’ diverso dal nostro…). Visto però che, come si suol dire, “tutto il mondo è paese”, sarebbe interessante sapere, tornando a casa nostra, quanti di quelli che da noi tuonano contro i clandestini li impiegano poi con disinvoltura come badanti, colf, camerieri, muratori, naturalmente in “nero” e sottopagati.

Adattando a questo argomento un noto paradosso si potrebbe sosenere che quello dell’immigrazione è un tema troppo serio per lasciarlo in mano ai politici, ma in realtà ci sono anche nel Governo e in Parlamento idee e proposte valide per affrontare con lucidità e onestà un argomento così complesso e per di più facilmente strumentalizzabile a fini elettorali. Certo, combattere l’illusione (perché di questo si tratta) che ci si possa salvare “da soli” – e non a caso i movimenti xenofobi sono anche antieuropei – non è facile: già ai tempi di Adamo ed Eva, quando le cose andavano male, era di moda dare la colpa agli altri – “è stata la donna”, “è stato il serpente” . Ma, appunto, quella non fu esattamente una storia a lieto fine.

Riccardo Campanini