Riflettere sulla situazione politica senza essere ripetitivi è difficile. Tutti i giorni, infatti, i media la illustrano, non senza “metterci del loro”, con molti particolari.

E devo dire che, “letto uno, letti tutti”, se si prescinde dai titoli: quelli di Repubblica sempre auspicanti la “fine del mondo”, quelli degli altri quotidiani più equilibrati.

Il nodo è comunque chiaro: la crisi richiede stabilità per misure socio-economiche e riforme elettorali ed istituzionali, costituendo, nello stesso tempo, il problema e l’ostacolo alla soluzione dello stesso.

La migliore esemplificazione è rappresentata dal bilancio pubblico, le cui esigenze di contenimento nel famoso 3% (deficit/PIL) non consentono l’adozione di misure utili per la crescita e lo sviluppo, oppure impediscono che esse abbiano l’ampiezza auspicata.

La difficoltà è accresciuta dal desiderio comprensibile e generato dalle crescenti ristrettezze, di soluzioni rapide, a risultato immediato, mentre, purtroppo, la ripresa appare orfana del lavoro, i tempi tecnici perché si vedano i frutti sono tecnicamente lunghi e gli squilibri creatisi sono enormi.

Si pensi al tema retributivo, essenziale per la ripresa della domanda interna: recuperare livelli retributivi europei e coerenti con l’art. 36 Cost. appare operazione difficile e lunga perché gli squilibri generatisi sono evidenti e clamorosi e perché è necessario un governo autorevole che imponga l’ “uscita dal tunnel”, facendo cessare le storture e gli squilibri.

Or bene, le attuali frizioni politiche rendono assai complicato, per non dire impossibile, quello sviluppo dell’attività di governo, che è indispensabile.

Il problema è di tutti: di Letta come di Renzi. Se non ci possono essere le condizioni per una navigazione a pieni motori in un mare calmo, è meglio andare a votare.

Personalmente, resto convinto che sarebbe tutta manna per il PD un 2014 che porti la riforma elettorale (perché non un sistema misto di liste bloccate e di preferenze, come era il Mattarellum? perché non un quorum più alto per il premio? Il 35% con l’attuale astensionismo e con un tri/quadripartitismo vuol dire dare la maggioranza in Parlamento, sì e no, ad un quarto degli italiani), quelle istituzionali e misure economiche.

Senatore Giorgio Pagliari