Curato dalla Comunità di S. Egidio e introdotto da un puntale scritto del suo fondatore Andrea Riccardi, questo interessante volume affronta “a tutto campo” il problema della terza età, sottolineandone il carattere di assoluta novità, in considerazione del fatto che la vecchiaia, da realtà relativamente limitata e marginale (per l’’altissima mortalità che ha caratterizzato la popolazione della Terra sin quasi alle soglie dell’’800) si è diffusa in gran parte del mondo, con particolare incidenza nell’Occidente.

Dai primi anni dell’Ottocento ad oggi l’età media della vita è esattamente raddoppiata – passando dai 40 agli 80 anni – ciò che pone seri problemi ad una società che si trova, per la prima volta nella storia, di fronte ad un dato che sotto molti aspetti l’ha colta di sorpresa. Di qui la duplice valenza della “terza età”: secondo l’icastica espressione adottata da Riccardi nel saggio introduttivo si tratta di “naufragio” o di “approdo”?

 

A partire da questo interrogativo si confrontano sul tema esperti di varie discipline, dal demografo Paolo Scarcella (“L’invecchiamento della popolazione”) ad una equipe di medici (“La fragilità dell’anziano”), dal teologo (si veda “L’anziano nella Bibbia” di Angelo Romano) all’esperta di spiritualità (Carla Quacquarelli, “La preghiera degli anziani”). Non si tratta tuttavia di un libro “astratto” e con un’intenzionalità puramente scientifica, per non dire accademica, in quanto la ricerca riflette l’ormai lunga esperienza della Comunità di S. Egidio in questo campo: non mancano, dunque, gli espliciti riferimenti al forte impegno di questa istituzione nell’aiuto agli anziani, soprattutto a quelli in condizione di povertà, ospiti assidui, e graditi, della Comunità: pagine dense ed efficaci su questo tema, appunto a partire da un’esperienza di vita ormai quarantennale, sono scritte al riguardo dallo stesso Riccardi (“Per una storia spirituale dell’amicizia con gli anziani”) , in forti pagine incentrate su uno dei principali terreni di impegno della Comunità di S. Egidio, e cioè la lotta contro l’emarginazione degli anziani, a partire dal principio secondo il quale “una società che non sa fare spazio ai suoi anziani perde il senso di sé, perde il suo volto umano” (p.250).

La complessiva chiave di lettura è rappresentata dalla contraddizione tra l’“essere” (cioè un atteggiamento della società spesso disattento, se non discriminatorio, nei confronti dell’anziano) e il “dover essere”, e coiè la presa di coscienza che il grado di civiltà di una comunità si misura anche a partire dal posto che in essa, nelle sue preoccupazioni, nelle scelte legislative, nell’allocazione delle sue risorse, ha la popolazione anziana, con tutti i suoi problemi. E’ una sorta di ideale “bivio” , che icasticamente Riccardi, proprio all’inizio del saggio introduttivo, riconduce alle categorie di “naufragio” e di “approdo”: la vecchiaia, se e in quanto degna di questo nome, è solo un lento andare verso la morte, e dunque è un “naufragio” od invece è un cammino lungo il quale si può essere accompagnati, assistiti, amati sino a giungere all’inevitabile “approdo” finale? E’ inutile sottolineare come sia questa seconda strada quella che invitano ad imboccare queste pagine, riflesso di una significativa esperienza di vita.

Giorgio Campanini

AA.VV. La forza degli anni – Lezioni di vecchiaia per giovani e famiglie. F. Mondadori, Milano 2013, pp. 316