A volte la realtà in cui viviamo regala piccoli ma importanti segnali di speranza, che aiutano a non arrendersi e a guardare avanti con maggiore fiducia. Uno di questi segni è stato indubbiamente il sorprendente attestato di stima e di affetto che in tanti hanno voluto tributare a Claudio Abbado nei giorni successive alla sua scomparsa.

Lo stupore rispetto a questa mobilitazione deriva anche dal fatto che, come noto, la cosiddetta “musica colta” è in Italia trascurata, anzi sostanzialmente ignorata tanto dal sistema scolastico quanto dai mezzi di comunicazione; e se nonostante questo è stato così vasto il cordoglio espresso, oltre che delle istituzioni e degli “addetti ai lavori”, anche da tante persone “normali”, evidentemente ciò è dovuto al fatto che la figura di Abbado rappresentava ai loro occhi qualcosa di più che non il pur grande direttore d’orchestra. Come ha detto infatti il Presidente Napolitano, il maestro milanese “ha incarnato il talento e le virtù degli italiani migliori”; e ripensando all’impegno civile esplicato in tante forme e modi da Abbado nel corso della sua esistenza e culminato nella nomina a Senatore a vita, vengono appunto in mente i tanti “italiani migliori” che hanno saputo coniugare genio artistico e partecipazione (talvolta pagata a caro prezzo) alla vita politica e sociale – da Dante a Manzoni, da Michelangelo a Verdi, per non citare che i sommi.

In questo senso, il titolo di “maestro” che gli si deve per i suoi titoli in campo musicale deve essere, nel caso di Abbado, inteso nel suo senso più ampio e più nobile; e forse a rendere così forte il rimpianto per la sua scomparsa è proprio la consapevolezza che la società di oggi è povera di punti di riferimento autorevoli e affidabili. Non è quindi casuale che da una figura apparentemente confinata in un ambito “specialistico” come quello della direzione orchestrale può venire un insegnamento che va ben al di là di tali confini, in qualche modo anticipato dalle stesse modalità in cui si è svolto l’omaggio al Maestro scomparso: omaggio che, una volta tanto, ha visto rappresentanti delle istituzioni e semplici cittadini ritrovarsi fianco a fianco, senza polemiche e contrapposizioni, uniti dallo stesso sentimento di gratitudine e di riconoscenza. Forse è proprio questo di cui oggi ha estremamente bisogno il nostro Paese (e, nel suo piccolo anche Parma): impegnarsi insieme, governanti e governati, “esperti” e gente comune, per riconoscere e valorizzare le tante eccellenze di cui l’Italia è ancora ricca.

Uno scrittore, famoso per i suoi paradossi, sosteneva che qualunque situazione può essere considerata non un punto di arrivo, ma un punto di partenza – persino quando si tratta di un funerale. E’ bello pensare che, nel caso di Abbado, sia proprio così.

Riccardo Campanini