Qualche giorno fa sul quotidiano locale un lettore lamentava l’aumento del prezzo del caffè, del giornale e di altri generi di consumo e ne attribuiva la colpa direttamente al governo, come se l’Italia fosse un sistema rigidamente comunista e non un paese ad economia di mercato, nel quale sono gli operatori economici a decidere il prezzo di un determinato bene.

Naturalmente la politica ha le sue precise responsabilità anche nell’andamento dei prezzi – vedi aumento dell’IVA – ma ciò non toglie che il “tiro alle istituzioni” ormai dilagante (rispetto al quale diventa quasi affettuosa persino la secolare imprecazione “piove governo ladro”) stia assumendo toni e dimensioni decisamente preoccupanti. Non solo perché un clima di totale sfiducia e delegittimazione di chi governa rischia di diventare l’anticamera della violenza, ma soprattutto perché in taluni casi diventa un comodo alibi rispetto a comportamenti privati che contribuiscono a peggiorare ulteriormente la già difficile situazione. L’evasione fiscale, solo per fare un esempio ben noto, è da decenni una delle principali cause del colossale disavanzo delle finanze pubbliche, sul quale incide in modo ben più pesante che non gli episodi (assolutamente deprecabili) di sprechi di denaro pubblico segnalati con grande clamore, rispetto ai quali però – eccezion fatto per i casi di evasione milionaria che coinvolgono personaggi del mondo dello spettacolo o dello sport – ha una risonanza e una “sanzione sociale” assai minore.

 

E’ illusorio, insomma, credere (o far finta) che la crisi sia una questione che dipende sempre e solo dagli altri: una vecchia ma sempre attuale canzone di De Andrè ammoniva che “per quanto vi crediate assolti / siete per sempre coinvolti”. Ed è significativo che su questo appello alla corresponsabilità di tutti e di ciascuno vi sia stata convergenza tra quanto detto, in occasione della ricorrenza di S.Ilario, dal Sindaco e dal Vescovo, pur nel contesto di riflessioni necessariamente diverse e autonome. Il primo ha infatti ricordato che “il cittadino non può continuare a dare deleghe in bianco alla politica, ma deve riscoprire lo spirito di comunità, il suo senso profondo che non possiamo e non dobbiamo dimenticare”; il Vescovo, da parte sua, ha auspicato “un impegno corale che veda ognuno adoperarsi nel proprio ambito specifico e assumersi le proprie responsabilità”. Parole che possono davvero rappresentare un ottimo “programma” per questo 2014 appena iniziato e che molti ritengono possa essere finalmente l’anno della svolta di questa estenuante crisi; purché, appunto, ognuno, con la sua piccola o grande responsabilità, si senta “coinvolto” lasciando finalmente da parte, per citare ancora De Andrè, “ambizioni meschine e inesauribili astuzie”.

Riccardo Campanini