Tra il vecchio ed il nuovo c’è… il nostro presente; ma specialmente c’è un sogno per futuro migliore. Ci sta, quindi, il progetto per costruire insieme una società più giusta e solidale.

Era questo lo spirito che aleggiava nello scorso weekend, a Bologna nel convegno promosso dalla rete C3Dem, da un bel gruppo di associazioni di tutta Italia che si riconoscono nella cultura del cattolicesimo democratico dalla rete. “Il vecchio ed il nuovo nella crisi globale” era il titolo di una giornata di riflessione sulla democrazia nelle istituzioni, nell’economia, nello stato sociale, nel difficile passaggio tra il cattolicesimo della Rerum Novarum del ventesimo secolo e la liquida società attuale.

Nella sala, piena di persone ancora ricche di speranza, sono state espresse affermazioni e testimonianze a dimostrazione che la presenza cattolica democratica ha uno spazio culturale ancora pienamente attuale nell’Italia e nell’Europa di oggi per costruire un futuro “migliore”, ha ancora valori attuali per rendere meglio vivibile la nostra contorta società attraverso una progettazione condivisa. Progettare non è ricerca di visibilità ma è presenza costante e silenziosa; non è attivismo occasionale ma è protagonismo concreto e silenzioso attento al futuro, è fiducia nella fratellanza umana motivata dalla speranza cristiana.

Sono superati i vecchi partiti ideologici ed anche le seducenti esperienze individualistiche che vedono un uomo solo al comando. La democrazia deve partire dalla partecipazione del territorio, dalle reti comunitarie dei quartieri e delle città, da una rinnovata capacità educativa, dalle opportunità di partecipazione, dai comuni e condivisi obbiettivi per costruire una casa comune. Oggi la politica è estranea alla vita, ha esacerbato le diversità. Tocca al cattolicesimo democratico ricostruire la fraternità sul territorio, educare all’Europa denunciando l’inganno del nazionalismo, pretendere che l’Europa non sia un direttorio di stati ma un progetto condiviso dai popoli, con un parlamento europeo meno dispendioso per sé ma più incisivo nel costruire quella identità europea frutto anche di una ricca storia. L’Europa è un bellissimo e storico progetto da condividere nell’interesse dei popoli e di ogni persona.

La redistribuzione del reddito non è solo una esigenza etica per una economia più giusta, ma è una scelta politica indispensabile per lo sviluppo di un paese. Il percorso per un nuovo welfare deve quindi sostenere il lavoro e le imprese e tassare i capitali finanziari garantendo il diritto all’esistenza della persona come punto fondamentale di una politica economica. Il mercato è senz’altro un perno dell’efficienza del sistema, ma esige un controllo pubblico per garantire la redistribuzione.

La crisi attuale mette in risalto il fallimento del marxismo e del neoliberismo, di un capitalismo che non dà più lavoro, uno scontro sociale e culturale tra un gruppo dirigente inadeguato e gruppuscoli di indignati, schiacciati tra vacue illusioni e diffusi mugugni, incapaci di produrre futuro. Aver colpito la parte medio bassa del Paese, che è quella che spende, e non i patrimoni fermi, ha abbassato lo sviluppo del Paese. La politica deve diventare un grande ponte di pace e di solidarietà, non uno spazio di potere; le campagne elettorali devono essere un festoso confronto per progettare insieme un bene comune condiviso; il lavoro è la priorità per l’uomo e, quindi, della politica perché afferma la possibilità dell’uomo, di ogni persona, a partecipare allo sviluppo della società. Non a caso i padri costituenti hanno affermato che la Repubblica si basa sul lavoro, non sui lavoratori. Il lavoro responsabile, compartecipato, cogestito riafferma il valore di ogni persona e la comune fratellanza del popolo di Dio.

Dal convegno di Bologna sono emerse riflessioni che si possono trasformare in progetti ed in un grande progetto culturale più ampio per il Paese. La rete C3dem si è presa l’impegno di dare vita a conseguenti laboratori; il portale www.C3dem è per ora la casa comune, ricca di potenzialità, per chi vuole mantenere la speranza nel futuro sapendo di avere una base di valori negoziabili ma ancora attuali per una società che sappia sempre rinnovarsi nella storia riaffermando, però, sempre, la centralità della persona.

Eugenio Caggiati